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1917 (2019)

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PICCOLE DONNE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

6 aprile 1917. Due soldati, una missione: consegnare una missiva al secondo battaglione del Davonshire, contenente l’ordine di cessare l’attacco. Pena per la mancata consegna: lo sterminio dell’armata inglese da parte dell’esercito tedesco. Il cammino per i giovani soldati, spronati anche da motivazioni affettive, oltre che onorevoli, ha inizio e si conclude in un’unica giornata. Il viaggio si consuma rapidamente, ma con fatica e non senza perdite; così come le loro energie vitali, alimentate dal dovere verso la patria, si esauriscono gradualmente, fino allo stremo delle forze.

 

Sam Mendes dirige senza soluzione di continuità, in un unico e artificioso, quanto spettacolare e coinvolgente, piano sequenza, un’epopea bellica in onore del nonno che gli raccontò dell’incredibile storia di un messaggio di vitale importanza da recapitare; una storia che lo colpì a tal punto da essere di ispirazione, trent’anni dopo, per farne un film; un film diviso in due atti diametralmente opposti e complementari: il primo incredibilmente umano e polveroso, il secondo terribilmente bellico e plumbeo. I due protagonisti sono seguiti dall’ombra di un reporter invisibile, con camera a spalla, per documentare l’accaduto e condividere la loro prospettiva, carica di emozione, trasportando lo spettatore dentro ogni anfratto e buco oscuro del terreno di scontro fino ad arrivare a contatto con la loro anima. Un’inedita prospettiva monodimensionale, interessante contraltare alla tipica onniscienza narrativa a cui si è abituati.

 

Gli elementi introdotti nel primo atto sembrano gettati nel fango, calpestati dagli anfibi dei soldati, stanchi e affranti, ma determinati a portare a termine il compito, e mai più ritrovati; tuttavia, con poetica armonia, poi sono inaspettatamente ripresi nel secondo. La tentazione di abbandonare la missione è dietro l’angolo, ma la promessa di salvare vite è uno sprone emotivo inamovibile, ormai sedimentato nel cuore dell’eroe che corre senza sosta, se non per un effimero istante a gustare un agrodolce senso di famiglia, in fuga dal sibilo dei proiettili e le dirompenti note di Thomas Newman, attraverso le viscere rocciose di una diroccata cittadina fantasma, illuminata da un gioco di luce unico e irripetibile generato dal genio di Roger Deakins, in profonde acque torrenziali, con corpi esangui a formare dighe organiche, fino all’ultima meta, una bianca trincea sassosa. Alla fine, il soldato si siede ai piedi di un albero della vita per riposare e riacquistare le forze, in un luogo malickiano che chiude un ciclo iniziato in egual modo.

 

Sam Mendes permea la Grande Guerra di simbolismi; una guerra lenta per natura, fatta di attese e colorata dal sangue di soldati trucidati. 1917 è il viaggio fisico e spirituale di un uomo; non un eroe senza macchia né paura, ma un essere umano che in nome della patria intraprende una missione disperata, praticamente suicida, il cui coraggio non è rappresentato da un pezzo di metallo posto al collo, ma da ciò che scaturisce dal cuore ferito e pulsante di giovani pedoni massacrati inutilmente nell’orrorifico gioco della guerra.

Alessandro Pin


SENTIERI DEL CINEMA

Scheda

TITOLO ORIGINALE

1917

PRODUZIONE

Pippa Harris, Callum McDougall, Sam Mendes, Brian Oliver, Jayne-Ann Tenggren

REGIA
Sam Mendes

SCENEGGIATURA

Sam Mendes, Krysty Wilson-Cairns

CAST

George MacKay, Dean-Charles Chapman, Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden, Claire Duburcq, Colin Firth, Benedict Cumberbatch

COLONNA SONORA
Thomas Newman

FOTOGRAFIA
Roger Deakins

MONTAGGIO

Lee Smith

SCENOGRAFIA
Dennis Gassner, Lee Sandales

COSTUMI

David Crossman, Jacqueline Durran


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