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1917 (2019)

🌕 Imperdibile

1917 | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

1917

PRODUZIONE

Pippa Harris, Callum McDougall, Sam Mendes, Brian Oliver, Jayne-Ann Tenggren

REGIA

Sam Mendes

SCENEGGIATURA

Sam Mendes, Krysty Wilson-Cairns

CAST

George MacKay, Dean-Charles Chapman, Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden, Claire Duburcq, Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Daniel Mays, Pip Carter, Andy Apollo

COLONNA SONORA

Thomas Newman

FOTOGRAFIA

Roger Deakins

MONTAGGIO

Lee Smith

SCENOGRAFIA

Dennis Gassner, Lee Sandales

COSTUMI

David Crossman, Jacqueline Durran

🏆 RICONOSCIMENTI 3 ACADEMY AWARDS (USA, 2020)

Miglior FOTOGRAFIA, Migliori EFFETTI SPECIALI VISIVI, Miglior MONTAGGIO SONORO

2 GOLDEN GLOBES (USA, 2020)

Miglior FILM, Miglior REGIA

7 BAFTA AWARDS (UK, 2020)

Miglior REGIA, Miglior FILM BRITANNICO, Miglior FILM, Miglior FOTOGRAFIA, Miglior SCENOGRAFIA, Miglior SONORO, Migliori EFFETTI SPECIALI VISIVI

🖋️ Recensione

6 aprile 1917. Due soldati hanno il compito di consegnare una missiva al secondo battaglione del Davonshire, contenente l’ordine di cessare l’attacco; se la missione dovesse fallire, l’armata inglese sarà sterminata dall’esercito tedesco. Il viaggio inizia e si conclude in un’unica giornata, consumandosi rapidamente, con fatica e non senza perdite. Fino allo stremo delle forze.

 

Sam Mendes dirige senza soluzione di continuità, in un unico e artificioso, quanto spettacolare e coinvolgente, piano sequenza, un’epopea in onore del nonno che gli raccontò dell’incredibile storia di un messaggio di vitale importanza da recapitare; una storia che lo colpì a tal punto da essere di ispirazione, trent’anni dopo, per farne un film; una pellicola divisa in due atti diametralmente opposti e complementari: il primo incredibilmente umano e polveroso, il secondo terribilmente bellico e plumbeo. I due protagonisti sono seguiti dall’ombra di un reporter invisibile che documenta l’accaduto e condivide la loro prospettiva, carica di emozione, dentro ogni anfratto e buco oscuro del terreno di scontro fino ad arrivare a contatto con la loro anima. Un’inedita prospettiva monodimensionale, interessante contraltare alla tipica onniscienza narrativa a cui si è abituati.

 

Gli elementi introdotti nel primo atto sembrano gettati nel fango, calpestati dagli anfibi degli stanchi e affranti soldati, determinati a portare a termine il compito; tuttavia, con poetica armonia, sono inaspettatamente ripresi nel secondo. La tentazione di abbandonare la missione è dietro l’angolo, ma la promessa di consegnare il messaggio è uno sprone emotivo inamovibile, ormai sedimentato nel cuore dell’eroe che corre senza sosta, se non per un effimero istante a gustare un agrodolce senso di famiglia, per fuggire dal sibilo dei proiettili. Il suono e le dirompenti note di Thomas Newman scuotono le rocciose fondamenta di una diroccata cittadina fantasma, illuminata da un gioco di luce unico e irripetibile generato dalla maestria di Roger Deakins. La fuga prosegue in profonde acque torrenziali, dove corpi esangui formano dighe organiche, fino all’ultima meta: una bianca trincea sassosa. Al termine del viaggio l’eroe si siede ai piedi di un albero della vita per riposare e riacquistare le forze, in un luogo di malickiana memoria che chiude un ciclo iniziato in egual modo.

 

Sam Mendes permea la Grande Guerra di simbolismi; una guerra lenta per natura, fatta di attese e colorata dal sangue di soldati trucidati. 1917 è il viaggio fisico e spirituale di un uomo; non un eroe senza macchia né paura, ma un essere umano che in nome della patria intraprende una missione disperata, praticamente suicida, il cui coraggio non è rappresentato da un pezzo di metallo posto al collo, ma da ciò che scaturisce dal cuore ferito e pulsante di giovani pedoni massacrati inutilmente nell’orrorifico gioco della guerra.

🎥 VIDEOPRESENTAZIONE

🎞️ TRAILER


Articolo di Alessandro Pin

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