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Aladdin (2019)

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ALADDIN | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Aladdin è un ladro di strada che, sotto gli stracci, veste un abito di elevata qualità morale. La sua vita da straccione è destinata a cambiare quando incontra la principessa Jasmine che, sotto mentite spoglie, visita il bazar di Agrabah per evadere da una realtà che la soffoca: una breve evasione dalla lussuosa prigionia quotidiana. Dopo una controversia con un mercante, Aladdin aiuta la misteriosa e bellissima donna a seminare le guardie di palazzo; egli desidera rivedere Jasmine, ma il suo esser puro come un diamante allo stato grezzo lo porta al cospetto di Jafar, il diabolico e arrivista visir del sultano, che lo convince a recuperare per lui, nelle profondità della Grotta delle Meraviglie, una lampada che custodisce al suo interno la chiave per ottenere assoluto potere. In una magica notte, tra le mille d’Oriente, Aladdin conosce il Genio, un essere sovrannaturale capace di esaudire tre desideri, che gli apre le porte della prigione dorata dov’è rinchiusa la principessa, figlia del sultano; mentre, nell’ombra, Jafar brama di tornare in possesso della preziosa Lampada.

 

Disney continua l’opera di portabilità dei cartoni animati in live action. Il classico del 1992 è riproposto con la stessa forma, contenuto e musicalità. I personaggi sono perfettamente caratterizzati e nulla hanno perso dello charme originale; l’unico a uscirne sconfitto è l’antagonista Jafar che, per l’espressione costantemente oltraggiata e irata e una definizione sottotono da magnate guerrafondaio, non rende al massimo, complice l’interpretazione di Marwan Kenzari che non regge il carisma di un Ben Kingsley (che sarebbe stata una scelta impeccabile).

 

Nella fiaba originale di Antoine Galland, Aladdin è un orfano svogliato che ha perso il padre e si appoggia alla madre; la Disney riscrive completamente il personaggio dandogli un’aura eroica: amico di una scimmietta con cui commette furtarelli per aiutare i più deboli, Aladdin è in continua cerca di guai, ma le sue azioni sono guidate da una nobiltà d’animo coronata da bontà e giustizia. La trasposizione è pressoché identica, se non per una delicata ed efficace sfumatura, riflesso dello stravolgimento del ruolo di Jasmine. Mena Massoud è semplicemente perfetto.

 

Con Aladdin, la Disney non segue più il topos della principessa da salvare: Biancaneve, Cenerentola e Aurora de La bella addormentata nel bosco sono fragili, facilmente ingannate o soggiogate dal male, mentre l’audacia di Jasmine la spinge fuori le mura per vedere il mondo, dove incontra l’uomo della sua vita, e le permette di affrontare a viso aperto Jafar. La sfrontatezza, vitalità e generosità di Aladdin la portano a lottare contro un sistema sociale che la vuole legata in matrimonio a un principe ricco, ma ottuso. Nella trasposizione, la forza del suo carattere acquista in tenacia: Jasmine è determinata non solo a spezzare le catene regali, ma a ottenere il turbante del padre per poter essere utile al benessere del popolo e compiere meraviglie.

 

La bellissima nuova canzone a lei dedicata (l’influenza della nuova era Disney inaugurata da Frozen si sente) rispecchia pienamente il suo bisogno di espressione per rompere il silenzio imposto dal suo ruolo: durante una simbolica sequenza dell’atto finale, il tempo si ferma e Jasmine è libera di muoversi nella maestosa scenografia e urlare, con sguardo carico di risentimento, per infrangere il vetro della clessidra che la tiene segregata. Bravissima Naomi Scott, completamente a suo agio nei sontuosi abiti, e nota di merito alla voce italiana di Naomi Rivieccio.

 

Il tocco di genio è aver scelto Will Smith per interpretare il personaggio più difficile da realizzare, sostituendo l’impareggiabile Robin Williams e la voce italiana di Gigi Proietti (che qui presta la voce al sultano). Il Genio della Lampada è creato digitalmente e l’effetto è sensazionale. L’attore rende al massimo, rievocando il suo Willy, il principe di Bel-Air, con passi di danza a suon di rap, simpatia ed eccentricità. L’alternanza tra forma umana e bluastra è efficace e divertentissima. Il suo potere scenico è ineguagliabile.

 

Le canzoni sono i punti di massima emozione, riproposte praticamente tutte (tranne l’assolo di Jafar). Le scenografie barocche e coloratissime danno forma a un quadro sgargiante dipinto con il personalissimo tratto di Guy Ritchie che, tra effetto rallenty e slapstick e scene d’azione in pieno stile parkour, rende il musical una gioia per gli occhi, armonizzando l’immagine alla geniale musica di Alan Menken, compositore della colonna sonora originale.

 

Aladdin di Guy Ritchie ha il vantaggio di essere la fedelissima trasposizione del classico animato che è semplicemente capolavoro. I personaggi godono di ottima caratterizzazione, proiettata nell’epoca contemporanea. Aladdin è la storia di un ragazzo che trova il vero amore e il coraggio di affrontare il male, di una coraggiosa principessa che rivendica la libertà di poter decidere della propria vita e di un Genio che è disposto a rinunciare ai suoi fenomenali poteri cosmici per vivere da essere umano. Una bellissima fiaba che pone il focus sul desiderio di emancipazione per sconfiggere la prigionia imposta dalla società che tiene incatenato lo spirito alla brama di potere.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE

Aladdin

PRODUZIONE

Jonathan Eirich, Dan Lin

REGIA

Guy Ritchie

SCENEGGIATURA

John August, Guy Ritchie

CAST

Will Smith, Mena Massoud, Naomi Scott, Marwan Kenzari, Navid Negahban, Nasim Pedrad, Billy Magnussen, Jordan Nash, Taliyah Blair, Aubrey Lin, Amir Boutrous, Numan Acar

COLONNA SONORA

Alan Menken

FOTOGRAFIA

Alan Stewart

MONTAGGIO

James Herbert

SCENOGRAFIA

Gemma Jackson, Tina Jones, Claire Nia Richards, Luke Townshend

COSTUMI

Michael Wilkinson


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