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Alien: Covenant (2017)

ALIEN: COVENANT | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Alien: Covenant

PRODUZIONE

David Giler, Walter Hill, Mark Huffam, Michael Schaefer, Ridley Scott

REGIA

Ridley Scott

SCENEGGIATURA

John Logan, Dante Harper

STORIA

Jack Paglen, Michael Green

SOGGETTO

Dan O’Bannon, Ronald Shusett

CAST

Michael Fassbender, Katherine Waterston, Billy Crudup, Danny McBride, Demián Bichir, Carmen Ejogo, Jussie Smollett, Callie Hernandez, Amy Seimetz, Nathaniel Dean, Alexander England, Benjamin Rigby, Uli Latukefu, Tess Haubrich

COLONNA SONORA

Jed Kurzel

FOTOGRAFIA

Dariusz Wolski

MONTAGGIO

Pietro Scalia

SCENOGRAFIA

Chris Seagers, Victor J. Zolfo

COSTUMI

Janty Yates

🖋️ Recensione

Dopo un incidente, l’equipaggio della nave coloniale Covenant devìa dalla missione di colonizzare un lontano pianeta per scoprire l’origine di una trasmissione sconosciuta. L’impazienza e la scarsa esperienza conducono gli spaziali a un’improbabile nuova dimora: un sinistro pianeta adatto alla vita, apparentemente disabitato. Tra la folta e tetra vegetazione si nascondono i recenti resti di un’antica civiltà e germogli di alieni distruttivi che, una volta sbocciati da petto, schiena e bocca delle infauste e ignare vittime, crescono e si evolvono in un terrificante flagello: lo xenomorfo.

 

Ridley Scott rappresenta con impareggiabile maestria tre atti, ognuno dei quali ricalca le pellicole della storica trilogia (poi diventata disastrosamente quadrilogia) e mostra finalmente lo xenomorfo originale e non una sua sbiadita o semplicemente e mostruosamente ingigantita variante come vista in Prometheus. L’efficace musica di Jed Kurzel ripercorre le note di Jerry Goldsmith e Marc Streitenfeld; mentre, la fotografia di Dariusz Wolski è ancora una volta uggiosa e angosciante. Perfetta.

 

Uno dopo l’altro, i membri dell’equipaggio cadono vittime dei feroci attacchi dello xenomorfo; perdite che, tuttavia, toccano poco il cuore, poiché non si ha la possibilità di conoscere i personaggi. Come da tradizione, la protagonista è donna: Katherine Waterston non fa rimpiangere Noomi Rapace (la cui sorte è fin troppo crudele), ma resta comunque lontana anni luce dalla mitica e irraggiungibile Sigourney Weaver. Billy Crudup (neo-capitano ingenuo e inesperto), Danny McBride, Demián Bichir e Carmen Ejogo (gli altri sono davvero dimenticabili) vanno a completare un cast mal assortito.

 

Il soggetto di Jack Paglen e Michael Green non eredita i temi proposti in Promethueus da Jon Spaihts e Damon Lindelof: il miracolo della Creazione e la fede in esseri superiori; i quesiti sugli Ingegneri non ricevono così spiegazione, anzi, gli sceneggiatori John Logan e Dane Harper trascinano il loro pianeta natale in un flagellante epilogo per mano di un dio sintetico venuto dallo spazio. Poetico e intenso, senza dubbio, ma l’effetto “colpo di spugna” è evidente.

 

L’incipit di Alien: Covenant è magistrale: un breve flashback sul passato di David, l’androide, unico sopravvissuto insieme alla dottoressa Elizabeth Shaw all’orrorifica mattanza sul pianeta LV-223. Il cameo di Guy Pearce, che torna a interpretare Peter Wayland, il magnate avido di scoprire i segreti della vita e la morte, è funzionale ai fini della definizione dell’androide; è proprio su David che Ridley Scott pone il focus.

 

Dove non c’è David, c’è Walter (omaggio agli storici produttori della saga David Giler e Walter Hill), il fratello gemello e controparte dell’equipaggio del coloniale Covenant. I due androidi si incontrano sul pianeta degli Ingegneri: Walter è diligente e fedele verso il gruppo e la missione, mentre David è uno scienziato pazzo che si diletta nuovo Prometeo e dottor Frankenstein. È l’incontro tra l’ingenuo golem, creato dall’essere umano imperfetto, e il suo doppelgänger, un angelo caduto su un pianeta che trasforma in un inferno, a toccare il cuore (come l’incontro tra il mitico androide Data e il gemello Lore in Star Trek: The Next Generation). Entrambi sono l’uno e l’altro al tempo stesso. Nota di merito per Michael Fassbender, compostissimo e glaciale e inquietante nel doppio ruolo. Magnetico.

 

David è come un essere divino tra i mostri in un luogo remoto e dannato, ove le perfette aberrazioni che vedono la luce tendono le braccia verso chi ha soffiato in loro la vita. Forse basta questo, grazie anche a dialoghi che citano Ozymandias di Percy Bysshe Shelley e Paradiso perduto di John Milton, per non dimenticarsi di Alien: Covenant che ricorda le buie e sinistre atmosfere di Alien e Prometheus, le dinamiche post-sbarco di Aliens e i claustrofobici compartimenti stagni di Alien³. Il risultato è visivamente eccelso e lascia una nostalgica e piacevolmente amara sensazione di déjà vu che vale la pena provare.


Articolo di Alessandro Pin

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