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Alien – La clonazione (1997)

ALIEN - LA CLONAZIONE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Alien: Resurrection

PRODUZIONE

Bill Badalato, Gordon Carroll, David Giler, Walter Hill

REGIA

Jean-Pierre Jeunet

SCENEGGIATURA

Joss Whedon

SOGGETTO

Dan O’Bannon, Ronald Shusett

CAST

Sigourney Weaver, Winona Ryder, Dominique Pinon, Ron Perlman, Gary Dourdan, Michael Wincott, Kim Flowers, Dan Hedaya, J.E. Freeman, Brad Dourif, Raymond Cruz, Leland Orser

COLONNA SONORA

John Frizzell

FOTOGRAFIA

Darius Khondji

MONTAGGIO

Hervé Schneid

SCENOGRAFIA

Nigel Phelps, John M. Dwyer

COSTUMI

Bob Ringwood

🖋️ Recensione

Duecento anni sono trascorsi dal sacrificio di Ellen Ripley che ha annientato la Regina degli xenomorfi. Un gruppo di scienziati è determinato a studiare l’alieno, ricreando in laboratorio il suo ospite, tramite clonazione. L’ottavo, e loro ultimo tentativo, ha successo e porta alla replicazione di una nuova Ripley; tuttavia, la copia presenta notevoli differenze rispetto all’originale, poiché il suo DNA è mutato con quello dello xenomorfo. Il risultato è un ibrido a forma di donna che mostra una forza e una destrezza incredibili, con il sangue acido e la mente non più ossessionata dall’annientamento della sua nemesi.

 

La Betty, una nave mercantile, attracca all’astronave di ricerca per contrabbandare esseri umani ibernati in sonno criogenico: carne da foraggio per la deposizione del seme alieno. L’equipaggio sbarca dalla nave per trascorrere alcuni giorni di riposo in un ambiente meno angusto; tuttavia, il breve soggiorno si trasforma rapidamente in un incubo, quando diversi alieni fuggono dalle loro celle e iniziano a sterminare sistematicamente tutta la vita umana.

 

Gli xenomorfi che si ribellano alla costrizione degli scienziati torturatori, pensano e ragionano, tramano e si vendicano; l’aspetto comportamentale dell’alieno (i cui effetti visivi sono splendidamente realizzati dal visionario Pitof, futuro regista di Vidocq) è ormai distante dal prototipo di H.R. Giger: un mostro che non incute più terrore, poiché ogni uccisione è prevista. L’alone di mistero è dissipato.

 

Il nodo alla gola che lascia Alien – La clonazione, però, è il modo in cui il personaggio di Ripley è stato reinventato. Sigourney Weaver cambia completamente approccio al personaggio che è ridotto da icona dell’eroismo spaziale (una madre in lotta contro l’aberrante e omicida xenomorfo) a figura monodimensionale, arrabbiata, sinistra, amorale, verso cui non è più possibile provare empatia. Molti degli aspetti della personalità della Ellen Ripley originale sono stati sovrascritti. La sua umanità emerge solo in un’occasione, quando incontra le altre cavie dell’esperimento; una sequenza drammatica, di grande pathos, che disvela veramente chi sia il mostro da cui è stata generata e riporta alla luce una parte dell’autentica Ellen Ripley, morta definitivamente sul pianeta carcerario Fury duecento anni prima. La reunion di Ripley con i suoi cloni è interessante, ma non abbastanza incisiva da ridefinire completamente il personaggio: una nuova, inquietante e terrificante Ripley. Incompiuta.

 

Le vittime sacrificali, ovvero i membri dell’equipaggio della Betty, sono poco incisivi e dimenticabili, con un’eccezione: il cinico mercenario Johner (Ron Perlman) è un soldato di fortuna, deliziosamente grossolano e divertente. Inarrestabile. Mentre sprecato è il potenziale del personaggio di Call (Winona Ryder è inadatta al ruolo) che disvela la sua natura di androide troppo tardi e il cui senso religioso, quasi mistico, è purtroppo solo abbozzato.

 

Jean-Pierre Jeunet è abile nel proporre visivamente la storia (basta solo la scena della fuga subacquea per capirlo); il suo stile fascinoso e viscerale, tuttavia, non basta a compensare le molteplici carenze di una sceneggiatura non all’altezza (scritta da Joss Whedon) che, seppur affascinante per il contesto da western spaziale, con un pizzico di cyberpunk, ha l’ardire di continuare una storia attorno a un personaggio già sacrificatosi per la causa. Gli xenomorfi perdono di credibilità; la loro capacità di spaventare gli è sottratta a favore di una componente “umana” di difficile gestione.

 

Alla fine, Ripley si riunisce alla creatura-figlia partorita dalla Regina-madre clonata: un gigantesco neonato assassino color carne, dominato da un bestiale istinto assassino, che vede in Ripley la “vera” madre; un incontro che suggella un finale piatto, all’insegna dello splatter. Ripley, dopo aver annientato ancora una volta parte di sé, ritorna a un mondo che non sente più suo: una superstite, non offuscata da coscienza, rimorsi o illusioni di moralità.


Articolo di Alessandro Pin

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