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Aliens – Scontro finale (1986)

ALIENS - SCONTRO FINALE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Aliens

PRODUZIONE

Gale Anne Hurd

REGIA

James Cameron

SCENEGGIATURA

James Cameron

STORIA

James Cameron, David Giler, Walter Hill

SOGGETTO

Dan O’Bannon, Ronald Shusett

CAST

Sigourney Weaver, Carrie Henn, Michael Biehn, Paul Reiser, Lance Henriksen, Bill Paxton, William Hope, Jenette Goldstein, Al Matthews, Mark Rolston, Ricco Ross, Colette Hiller, Daniel Kash, Cynthia Dale Scott, Tip Tipping, Trevor Steedman, Paul Maxwell

COLONNA SONORA

James Horner

FOTOGRAFIA

Adrian Biddle

MONTAGGIO

Ray Lovejoy

SCENOGRAFIA

Peter Lamont, Crispian Sallis

COSTUMI

Emma Porteous

🏆 RICONOSCIMENTI 2 ACADEMY AWARDS (USA, 1987)

Miglior Effetti Speciali Sonori

Miglior Effetti Speciali Visivi

1 BAFTA AWARD (UK, 1987)

Miglior Effetti Speciali Visivi

🖋️ Recensione

Cinquantasette anni sono trascorsi dallo scontro tra Ellen Ripley e lo xenomorfo. Ripley, una naufraga alla deriva nello spazio profondo, è tratta in salvo e risvegliata dal lungo sonno criogenico; nonostante gli incubi che la tormentano, Ripley è determinata ad affrontare la Compagnia per far luce sui veri scopi della mortale spedizione che ha decimato l’equipaggio del Nostromo. James Cameron dà un volto alla Weyland-Yutani (solo menzionata in Alien): il viscido rappresentante Burke (Paul Reiser) che convince Ripley, ormai fuori dal suo tempo e senza più una famiglia, a tornare sul pianeta LV-426 per chiudere i conti, ma questa volta accompagnata da un gruppo di marines pesantemente armato che deve fronteggiare innumerevoli xenomorfi. Una scacchiera al gran completo, i cui pezzi più importanti sono le regine.

 

Nel prototipo cinematografico tutto inizia dal ritrovamento di alcune uova; “ma chi depone le uova?”. Il regista di Terminator dà la risposta solo nell’ultimo atto quando, dopo aver quadruplicato i numeri, esaltato l’azione a scapito del mistero, aumentato vorticosamente i giri e calato la narrazione in un ambiente simile, seppur diverso, torna a registri più “intimi”, mostrando lo scontro tra Ripley e la Regina degli xenomorfi: la gigantesca e mostruosa creatura che nessuno può domare e sconfiggere. Solo Ripley. Due madri, una contro l’altra. Due icone della cinematografia.

 

È disvelato un lato nuovo della protagonista: il lato materno di Ripley. L’interpretazione di Sigourney Weaver è indimenticabile (per la prima volta un’attrice è gratificata con una nomination all’Oscar per una pellicola di genere fantascientifico). Sigourney Weaver riesce a infondere nel ruolo le caratteristiche necessarie che rendono Ripley più forte degli spavaldi marines, destinata a proteggere e amare una bambina sopravvissuta al devastante attacco delle creature alla colonia. Newt è la figlia che Ripley avrebbe voluto. Lo xenomorfo l’ha privata di tutto e di molti anni della sua vita; Ripley riversa così la sua furia contro i mostri, dai quali la povera piccola Newt si è nascosta fino all’arrivo dei marines. La rabbia è mostrata con dirompenza e l’amore verso Newt è così grande e forte da permettere a Ripley di imbracciare un fucile con lanciagranate e lanciafiamme per dare la caccia alla madre dei mostri, nel cuore profondo della stazione. Carrie Henn, la piccola Newt, mai aveva avuto esperienze recitative prima di Aliens: figlia di un ufficiale dei marines, è stata scelta proprio per non seguire le regole prestabilite dalla recitazione; una bambina dallo sguardo innocente e autentico.

 

James Cameron cura ogni dettaglio: dal contesto e le dinamiche in puro stile action movie, che ricordano la guerra in Vietnam, alla perfetta caratterizzazione dei marines. Hicks (Michael Biehn alias Kyle Reese in Terminator) e gli altri soldati (tra cui spicca Bill Paxton) compongono un affiatato gruppo. Hicks è il solo che crede in Ripley, unica sopravvissuta al confronto con lo xenomorfo. La stazione di ricerca sul pianeta LV-426 è il campo da gioco: una scacchiera i cui pezzi nemici si muovono con ostile circospezione, aggirando i soldati che piazzano trappole e torrette difensive senza successo. Gli xenomorfi entrano nel complesso con meschina intelligenza, circondando i coraggiosi marines, costretti a ripiegare in stretti condotti (mai come quelli angusti e bui in cui si era cacciato il capitano del Nostromo in Alien); vittime angosciate messe con le spalle al muro, e dove il muro è organismo vivente, da cui fuoriescono xenomorfi da ogni “fottuta parete”.

 

Anche in Aliens vi è il “diverso”, l’emarginato. Il silenzioso Bishop (Lance Henrisken è perfetto nella parte) è l’alfiere della partita: un androide non più al servizio della Compagnia, ma in cerca di condivisione; tuttavia, la diffidente Ripley vede in lui una mera macchina, spietata e assassina (come non darle torto dopo l’esperienza con l’androide Ash in Alien). Bishop, in un certo senso, è l’elemento più umano del gruppo, colui che cerca di proteggere la “famiglia” dai pericoli mortali che si annidano nella stazione, e si sacrifica per essa.

 

James Cameron mostra lo xenomorfo nella sua interezza: maggiormente bestiale e meno antropomorfo. Micidiali droni assassini fanno capo alla Regina che, per attirare in trappola Ripley, fa rapire Newt. Ecco che la Regina eredita l’essenza dello xenomorfo di Ridley Scott: una creatura meschina e abietta. Ripley corre così in aiuto della piccola, uccidendo con inaudita forza di madre le creature (mere estensioni della Regina, comandate come pedoni), fino all’epico scontro finale, alla guida di un esoscheletro di metallo per competere con le gigantesche dimensioni della rivale. Alla fine, Ripley e Newt dormono finalmente un sonno senza incubi, ibernate per un lungo viaggio di ritorno verso casa. Un’orrorifica fiaba spaziale in cui i mostri “sotto alle capsule” (non) sono del tutto cacciati.

 

James Cameron compie un passo decisivo verso la consacrazione del franchise. Aliens dà popolarità allo xenomorfo e permette lo sviluppo di un vero e proprio universo con libri, fumetti e videogiochi, immortalando l’icona creata da H.R. Giger a vero e proprio must fantascientifico.


Articolo di Alessandro Pin

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