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Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie (2014)

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APES REVOLUTION - IL PIANETA DELLE SCIMMIE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO


Recensione

Dieci inverni sono trascorsi dalla diffusione del “virus delle scimmie” che ha decimato il genere umano. Un manipolo di sopravvissuti, apparentemente immuni al contagio mortale, vive accampato al di là del Golden Gate Bridge in baracche di fortuna. Al di qua del ponte, abitanti il lussureggiante Muir Woods National Monument, le scimmie hanno edificato la propria casa, dove vivono in pace, e Cesare, il primate dominante, ha insegnato loro il linguaggio dei segni e istituito una legge fondamentale: “scimmie non uccidono altre scimmie”.

 

Due specie, due mondi. Uno status quo che non perdura, poiché gli umani necessitano di una risorsa di vitale importanza: l’energia elettrica. Una spedizione, nel cuore della gigantesca e bellissima foresta di sequoie, conduce a un inevitabile confronto con le scimmie. Le cose non tardano a precipitare e, mentre gli umani cercano di riparare il generatore della diga, preoccupati che qualcosa possa andare storto dopo un fragile accordo, alcune scimmie, capeggiate da Koba, non sono contente della delicata situazione: dopo essersi infiltrate nel campo base degli umani, capiscono le loro vere intenzioni. Scoppia così la guerra che apre una spaccatura insanabile in seno alla foresta; nel cuore di due scimmie che vedono gli umani con occhi diversi.

 

La capacità registica di Matt Reeves è incredibile. Gli ambienti sono cupi, sporchi: si percepisce che il mondo è cambiato. La natura ha preso il sopravvento (ricordando Io sono leggenda) e il cuore degli umani è avvelenato di rabbia e vendetta verso le scimmie per tutto ciò che hanno perso. I personaggi sono perfettamente caratterizzati e definiti, grazie anche al solido contributo del precedente capitolo.

 

Gli sceneggiatori Mark Bomback, Rick Jaffa e Amanda Silver traggono ispirazione da Il re leone. Koba (Scar) tradisce il “fratello” Cesare (Mufasa); l’imperatore è deposto, colpito alle spalle (da Bruto), e la colpa è imputata facilmente agli umani. Il giovane Occhi blu (Simba), figlio di Cesare, è condotto sulla cattiva strada dagli insegnamenti corrotti e deviati di Koba che, rabbioso per la lunga e dolorosa prigionia in laboratorio, comunica solo attraverso un odio scellerato; mentre Cesare ha avuto esperienza dell’amore umano, trasmesso dallo scienziato che lo ha preso con sé e curato come un figlio. Una distopica e cruda realtà che disvela come dietro al male dell’umanità altro non possa esserci che l’essere umano stesso, unico artefice della propria (meritata) distruzione. Apes Revolution si sofferma sula devastazione del mondo e affonda le sue nodose e bellissime radici narrative nel cuore di coloro che insorgono contro i soprusi e l’intolleranza e si scontrano per la supremazia.

 

Ecco che, alla fine, sul baratro di una torre di metallo eretta dagli umani, le scimmie rinsaviscono e ritrovano in Cesare la guida di cui hanno bisogno, ma per arrivare a essere riconsiderato dai suoi simili l’atto di fede, nella massima espressione di sacrificio, dev’essere estremo: il gesto di lasciar cadere il nemico fraterno verso l’abisso (magistralmente invertito rispetto a Il re leone) infrange il principale comandamento delle scimmie, inciso sulla pietra d’angolo della loro dimora, incendiata da furia e sofferenza. Cesare riconquista regalità, ma a un prezzo molto alto, e la chiusura del sipario (così come la sua apertura) indugia su uno sguardo intensissimo e carico di potere. Carico di rabbia. Indiscutibilmente sovrano.

Alessandro Pin



Scheda

TITOLO ORIGINALE
Dawn of the Planet of the Apes

PRODUZIONE
Peter Chernin, Dylan Clark, Rick Jaffa, Amanda Silver

REGIA
Matt Reeves

SCENEGGIATURA

Mark Bomback, Rick Jaffa, Amanda Silver

SOGGETTO

Rick Jaffa, Amanda Silver

CAST

Andy Serkis, Jason Clarke, Gary Oldman, Keri Russell, Toby Kebbell, Kodi Smit-McPhee, Kirk Acevedo, Nick Thurston, Terry Notary, Karin Konoval, Judy Greer, Jon Eyez, Enrique Murciano, Doc Shaw, Lee Ross, Keir O’Donnell, Kevin Rankin, Jocko Sims, Al Vicente

COLONNA SONORA
Michael Giacchino

FOTOGRAFIA
Michael Seresin

MONTAGGIO

William Hoy, Stan Salfas

SCENOGRAFIA

James Chinlund, Amanda Moss Serino, Shane Vieau

COSTUMI
Melissa Bruning


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