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Aquaman (2018)

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AQUAMAN | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Un giorno del 1985, Thomas Curry, guardiano di un faro ad Amnesty Bay, trova una donna priva di sensi ai piedi di una scogliera, una Atlantidea con la quale ha una storia d’amore il cui frutto (della terra e il mare) è Arthur. La Regina Atlanna, tuttavia, è costretta a tornare negli abissi, poiché il Re di Atlantide la rivuole a sé. Gli anni passano, Arthur Curry cresce e, grazie a lezioni segrete impartitegli da Vulko, il visir del Re, apprende cosa significhi avere sangue (e muscoli) di stirpe reale atlantidea.

 

Dopo aver sconfitto Steppenwolf in JL, Aquaman deve sventare una minaccia che rischia di innescare una guerra tra il mondo “di sotto” e quello “di sopra”; decide, così, di recarsi insieme a Mera, figlia di Re Nereus, ad Atlantide: un viaggio, o meglio una sfida, che lo porta a confrontarsi con Black Manta, il predatore che gli dà la caccia, affrontare Re Orm, il fratellastro seduto sul trono, cercare il mitico Tridente perduto di Re Atlan, sconfiggere il millenario Karathen e, infine, abbracciare il suo retaggio per governare su entrambi i mondi.

 

Non proprio originale, Aquaman pesca nel mare dei cliché di genere: la scoperta di essere un (super)eroe, la decisione di compiere un viaggio fatto di duelli ed epici scontri in gigantesche arene mitologiche e la ricerca di leggendari artefatti che, una volta portati alla luce, donano incredibili poteri. Come non menzionare re Artù che, con la spada Excalibur, si confronta con il malvagio Mordred. Ma non tutto è oro quel che luccica. Power Rangers incontra Il signore degli anelli in un’avventura semplificata, tuttavia, da un taglio comico sopra le righe che si allontana dagli standard DC, ma non dallo stile registico di Zack Snyder.

 

Aquaman è un cinefumettone di mostri allo stato puro. Dove Zack Snyder (con MoS e BvS) delinea i contorni degli eroi “antimarvelliani” per eccellenza con drammaticità e cupezza, David Ayer (Suicide Squad) con disordine e pazzia, Patty Jenkins (WW) con patriottismo e splendore, e Josh Whedon (JL) con superficialità e innaturalezza, James Wan infonde colore, leggerezza e una chiave di lettura “alternativa” che lascia intravedere la luminosa, sgargiante, spensierata strada (sempre più commerciale) che le icone DC dovranno percorrere.

 

Aquaman vanta (e subisce) la presenza scultorea, taciturna e “tamarra” di Jason Mamoa che, seppur resista al carismatico ruolo, scompare in un mulinello di personaggi (e creature) prive di adeguato spessore da cui riemerge, nell’ultimo atto, con illimitato potere. Un cinecomic che scorre lungo un fiume di analessi ed emozioni e sfocia in un oceano di spettacolari effetti visivi e sequenze d’azione in puro stile anime giapponese. Un concentrato di contenuti che, diluito scena dopo scena, è somministrato a dosi via via crescenti che inebriano e offuscano i sensi. Alla fine sovraccarichi.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE

Aquaman

PRODUZIONE

Rob Cowan, Peter Safran

REGIA

James Wan

SCENEGGIATURA

David Leslie, Johnson-McGoldrick, Will Beall

STORIA

Geoff Johns, James Wan, Will Beall

CAST

Jason Momoa, Amber Heard, Willem Dafoe, Patrick Wilson, Nicole Kidman, Dolph Lundgren, Yahya Abdul-Mateen II, Temuera Morrison

COLONNA SONORA

Rupert Gregson-Williams

FOTOGRAFIA

Don Burgess

MONTAGGIO

Kirk Morri

SCENOGRAFIA

Bill Brzeski, Danielle Berman, Beverley Dunn

COSTUMI

Kym Barrett


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