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Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)

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BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Il Batman fumettistico snyderiano subentra al Batman cinematografico nolaniano

Christopher Nolan con Batman Begins segna una svolta nell’iconografia cinematografica del cavaliere oscuro, allontanandosi dalle gotiche e affascinanti atmosfere di Tim Burton (che dipinge un’oscura e impareggiabile Gotham), dai saturi contrasti dei troppo colorati scenari punk di Joel Schumacher (da dimenticare), per ergere un nuovo vigilante mascherato, in difesa di una metropoli in cui il crimine organizzato è la principale minaccia alla giustizia. Rispecchia con grande concretezza scenica un complesso mondo contemporaneo permeato da un’atmosfera tangibile e misteriosa da vero crime movie. Christopher Nolan, avvicinandosi con sobrietà e competenza alla mature opere di Frank Miller (Batman: Anno uno) e Alan Moore (Batman: The Killing Joke), inaugura una nuova era per il cavaliere oscuro, posto a diretto confronto con la Paura nel primo, il Caos nel secondo e il Dolore nel terzo capitolo, “triangolando” la psicologia del personaggio con maestria cinematografica; tale completezza, tuttavia, ha impedito di essere pietra d’angolo per edificare L’uomo d’acciaio di Zack Snyder. Una trilogia isolata, opera unica e definitiva nella sua perfetta ciclicità narrativa.

 

Con l’avvallo di Christopher Nolan, Zach Snyder rende possibile l’unione delle icone più famose della DC. BvS sfoggia un cavaliere oscuro con un corposo, quanto misterioso, background alle spalle; il visionario regista, fin dall’evocativo prologo in slow motion (la morte dei genitori di Bruce), rivela il tono dell’opera, impostata a tragedia mitologica (la citazione a Excalibur di John Boorman è profetica). In BvS è esplorato un lato del personaggio precluso finora al grande schermo (evoluzione spirituale del cavaliere oscuro nolaniano): Batman è pervaso da un integro senso morale di giustizia che lo pone a diretto confronto (fisico e psicologico) col dio distruttore di città.

Superman: Dio distruttore, poi salvatore

Superman (Henry Cavill), dimentico dell’ingenuità che lo caratterizza nelle precedenti incarnazioni (qui in una veste più oscura), si erge a difensore degli oppressi, sperando che le masse possano così abbracciare un comune senso di fratellanza e pacifismo. La realizzazione di questa utopia (maledizione e responsabilità per il più potente dei supereroi) è la “vera” kryptonite di Superman, attanagliato dal dubbio che pà Kent avesse ragione, dopotutto, sul fatto che l’umanità non sarebbe stata pronta ad accettarlo (evinto dal bisogno della gente di riavere indietro la propria vita, strappatagli dopo la devastazione di Metropolis, crocifiggendo il capro espiatorio più comodo a causa dell’umana paura del diverso), ma anche che il padre naturale Jor-El abbia sbagliato nel considerarlo uno scudo per i più deboli e un simbolo di salvezza per il genere umano.

 

La visione di Superman (una sorta di Icaro che precipita nel tentativo di raggiungere un sogno irrealizzabile – la sola differenza è che l’uomo d’acciaio non è indebolito dal Sole, ma ne trae forza) è la cieca protezione e salvaguardia del diffidente genere umano, per la cui realizzazione deve volare in alto, tra le stelle, per allontanare il male dal mondo. Ecco la speranza del cambiamento che solo Superman può perpetuare (dono di salvezza e misericordia per l’umanità di due padri sacrificatosi per lui): convincere la gente che il nemico è altrove, una diversa minaccia che ancora deve palesarsi.

Batman: Uomo ottenebrato, poi redento

Il cavaliere oscuro ha una maggior consapevolezza rispetto all’uomo d’acciaio. Attraverso una suggestiva sequenza onirica (inserita coraggiosamente in medias res, anziché post-credit), Bruce Wayne “esplora” un possibile e minaccioso futuro (con un cameo fantascientifico molto interessante). Batman rappresenta l’eccezionalità dell’uomo mortale che lotta contro un dio, poiché percepito come un danno per l’umanità. Ben Affleck ha il volto squadrato e inespressivo, il fisico possente e muscoloso; caratteristiche perfette per il “doppio” ruolo. L’attore convince, confrontandosi con l’indelebile interpretazione dell’“aristocratico” Christian Bale, l’affascinante tenebrosità di Michael Keaton e il prototipo immortale di Adam West; senza considerare neanche la scialba interpretazione di Val Kilmer e il peggior ruolo di George Clooney (per sua stessa ammissione).

 

Dopo lo scivolone con Daredevil di casa Marvel, Ben Affleck mostra coraggio nel cimentarsi nuovamente in un ruolo supereroistico, interpretando qui un cavaliere oscuro che agisce col favore delle tenebre, affranto e affaticato dalla sua crociata, consegnando alla giustizia pericolosi criminali (dopo averli marchiati come in una caccia rabbiosa) in una Gotham che non dorme mai. Sconfitto da una pazzia indomabile e sarcastica (terribili scherzi del destino, o di un folle clown) è stato privato di ciò che aveva di più caro e condotto su un sentiero battuto dall’ira. Un’era oscura per un Batman punitore e militarizzato. Il male, incarnato in un sadico e niveo folle uomo (il Joker di Jared Leto sarà presente in Suicide Squad), ha avvelenato il suo senso di giustizia, ma non gli ha impedito di combattere ancora il crimine. L’arrivo di Superman scatena il furore di un cuore ferito e pulsante vendetta.

 

Lo scontro che mette la potenza di un dio contro le tecnologiche contromisure dettate dall’astuzia e dall’esperienza del detective più intelligente al mondo, ancora una volta spalleggiato dall’immancabile e fido aiutante Alfred Pennyworth (un sornione Jeremy Irons, dal tratto british volutamente marcato e sottile “vena comica”, che si sostituisce al più composto Michael Caine), rappresenta una conquista cinematografica, poiché per la prima volta si scontrano sul grande schermo le due icone DC; un tributo visivo ai fumetti Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller e La morte di Superman. Il sanguinoso duello si conclude magnificamente: una regressione all’infanzia di entrambi che ricordano le figure genitoriali che hanno perduto; monito fondamentale sull’importanza della famiglia e il retaggio perduto.

Lois & Clark

Anche Clark Kent ha il giusto spazio nella storia: è mostrata la storia sentimentale con Lois Lane e la vita giornalistica presso il Daily Planet sotto la severa direzione di Perry White. Lois è a conoscenza dell’identità di Superman: l’aver evitato di riproporre un Clark Kent che non si deve più goffamente nascondere dietro un paio di occhiali, celando così la propria identità all’amata giornalista, è un coraggioso cambiamento; è così esplorata una dimensione alternativa del loro rapporto. Clark è avvilito, poiché si rende conto di quanto l’immagine di Superman sia corrotta nella mente e nel cuore dell’umanità, mentre Lois crede ancora nel suo ruolo di salvatore e la speranza che rappresenta, come chiave per la salvezza del genere umano, o della sua estinzione (Zack Snyder avvolge il personaggio di una misteriosa aura metafisica).

Lex Luthor: Dott. Frankestein deicida, poi impazzito

Se la diversa concezione di salvezza e protezione verso il genere umano è il combustibile dello scontro tra Batman e Superman, allora Lex Luthor (l’esatto opposto di Bruce Wayne, ovvero un ancor più ricco imprenditore filantropo, ma pazzo ed egocentrico) ne è il comburente che permette alle fiamme del giudizio di consumare il mondo con mostruosa follia, bruciando vittime innocenti: pedoni sacrificabili che cercano di impedire a Luthor di entrare in possesso della gustosa “caramella verde”. Jesse Eisenberg dona al personaggio un’eccentrica e brillante freschezza giovanile, ma troppo sopra le righe; molto lontano dalla perfetta caratterizzazione di Gene Hackman e Kevin Spacey.

 

Ancora una volta Luthor sbandiera lo slogan “la distruzione di Superman” (invidioso della popolarità e della potenza del dio precipitato dal cielo che oscura la sua ascesa al potere). Qui, per battere il suo acerrimo nemico si allontana dalla concezione di Prometeo per abbracciare una più folle e mostruosa idea: la creazione del pericoloso ibrido alieno Doomsday (l’abominio che, nei fumetti, riesce a uccidere Superman), inondando di energia il corpo riesumato di Zod.

Un universo permeato di mitologia ancestrale

Se ne L’uomo d’acciaio, Superman lascia una Metropolis devastata dalla lotta aerea contro il Generale Zod (giustificata in questo seguito e a cui magistralmente si ricollega), lo stesso non si può dire del finale di BvS, ove è l’unione che fa la forza (come insegnano i corali film dei vendicatori di casa Marvel). Batman e Superman uniscono le forze con Wonder Woman (la splendida Gal Gadot che sostituisce la televisiva e immortale Lynda Carter) per contrastare Doomsday. Il ruolo, purtroppo, è appena accennato (la cui definizione troverà ragione nel capitolo a Lei dedicato), ma gli innumerevoli elementi chiave presenti (si comprende come nel mondo vi siano esseri superlativi – i metaumani – che vivono nell’inconsapevolezza di esser parte di un disegno più grande – la Justice League) spalancano energicamente le porte verso la visione dei futuri tasselli di questo universo, permeato di antica mitologia.

 

Zach Snyder e gli sceneggiatori David S. Goyer e Chris Terrio mostrano efficacemente il legame tra Superman e Batman (siglato da una predestinata omonimia) che, seppur sembri fragile, è rafforzato dall’amore materno. Elementi cristiani sono inseriti in un quadro all’apparenza pagano: il “tradimento” di Batman è assimilabile a quello di Giuda nei confronti di Cristo, identificato in Superman, che affronta la Passione per salvare il mondo dal diabolico e titanico male, mentre Lois Lane è Maddalena, e Marta Kent (Diane Lane) la mater dolorosa. Al termine del conflitto Superman sanguina ed è così deposto e avvolto nel suo mantello (il sudario), come nell’affresco The Descent from the Cross di Peter Paul Rubens; infine risorge per completare il sincretico affresco.

 

Zack Snyder con il suo stile vincente e fumettistico esaspera un menefreghismo delle metriche cinematografiche, gestisce una grande mole d’azione e stratifica il simbolismo e i profondi significati che vanno a comporre una fitta rete di dettagli, del cui ottimale sbroglio si dedica la Ultimate Edition. BvS è permeato di un’atmosfera ancestrale tra le più dark che fa volare lo spettatore tra le stelle (DC), come quel “falso dio” bisognoso di riscattarsi.

Soundtrack ancora più “steel”

Hans Zimmer e Junkie XL identificano ogni personaggio in modo univoco, componendo un tema introspettivo per Bruce Wayne e uno presagente oscurità per Batman, uno barocco ed elfmaniano per Lex Luthor e infine uno in cui predominano elettroniche e violente percussioni per Wonder Woman; inoltre richiamano e ampliano gli evocativi brani de L’uomo d’acciaio. Una colonna sonora che scandisce prepotentemente la presenza di ogni personaggio. Potente. Epica.

Ultimate Edition

BvS alla sua uscita nelle sale cinematografiche non è stato accolto positivamente dalla critica; Zach Snyder ha inserito numerosi elementi di difficile gestione, ma con un simbolismo non indifferente e che compongono un quadro mitologico importante. La Warner Bros. ha avuto la discutibile idea di tagliare mezz’ora di pellicola per non “appesantire” la visione del cinecomic per lo spettatore medio (abituato a poco più di due ore per il genere); questa scelta si è ripercossa negativamente sull’esito finale. L’Ultimate Edition si rivela basilare, poiché riesce a ridare il giusto peso al primo atto e una coerenza logica degli eventi che conducono al secondo. Il complotto ordito da Lex Luthor che mette uno contro l’altro i due supereroi suscita ora una nuova consapevolezza e mostra efficacemente le cause (di forza maggiore) che portano i due eroi ad affrontarsi. Ciò che sembrava lapalissiano allo spettatore elucubrante, nell’Ultimate Edition si palesa anche per il profano, andando a impreziosire la narrazione con le adeguate ragioni del titanico confronto.

 

Mentre le superbe Edizioni Estese de Il Signore degli Anelli servono ad approfondire trame e personaggi per i più curiosi, con dialoghi secondari che arricchiscono il plot principale (anziché aggiustarlo), qui ci si trova di fronte a un prodotto definitivo e necessario, per permettere finalmente di trarre il giusto giudizio di quest’opera imponente. Il magnifico affresco di Zach Snyder, così completo, tende allo stato di perfezione, l’assoluto adamantino.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Batman v Superman: Dawn of Justice

PRODUZIONE
Charles Roven, Deborah Snyder

REGIA
Zack Snyder

SCENEGGIATURA
Chris Terrio, David S. Goyer

CAST
Ben Affleck, Henry Cavill, Amy Adams, Jesse Eisenberg, Diane Lane, Laurence Fishburne, Jeremy Irons, Holly Hunter, Gal Gadot

COLONNA SONORA
Junkie XL, Hans Zimmer

FOTOGRAFIA
Larry Fong

MONTAGGIO
David Brenner

SCENOGRAFIA
Patrick Tatopoulos, Carolyn ‘Cal’ Loucks

COSTUMI
Michael Wilkinson


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