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Beautiful Boy (2018)

BEAUTIFUL BOY | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Beautiful Boy

PRODUZIONE

Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Brad Pitt

REGIA

Felix van Groeningen

SCENEGGIATURA

Luke Davies, Felix van Groeningen

SOGGETTO

David Sheff, Nic Sheff

CAST

Steve Carell, Maura Tierney, Jack Dylan Grazer, Oakley Bull, Christian Convery, Timothée Chalamet, Amy Aquino, Carlton Wilborn, Stefanie Scott, Marypat Farrell, Timothy Hutton, Amy Forsyth, Amy Ryan

FOTOGRAFIA

Ruben Impens

MONTAGGIO

Nico Leunen

SCENOGRAFIA

Ethan Tobman, Jennifer Lukehart

COSTUMI

Emma Potter

🖋️ Recensione

Nick Sheff è un ragazzo brillante, desideroso di fare esperienze di vita, uscire dall’ovile e spiccare il volo verso l’indipendenza. Stanco della quotidianità, Nick si cala in un tunnel oscuro, dove la felicità e i ricordi d’infanzia cominciano a sbiadire. Il padre David, sconvolto e addolorato per la cruda realtà in cui vive il figlio, è determinato a confrontarsi con lui, con l’aiuto della seconda moglie con cui ha costruito una nuova e “perfetta” famiglia.

 

Il retaggio di Nick è una famiglia divisa, scissa in due; una realtà d’origine che vuole cancellata, poiché tutte le esperienze vissute col padre sono gravate da un peso insormontabile: l’assenza della madre. E mentre Nick resta prigioniero di un deprimente buio esistenziale, il padre illumina il tunnel per ritrovarlo, ma non abbastanza, poiché spera che il cuore pulsante vivacità del figlio brilli ancora di luce propria; tuttavia, la stella che alberga l’animo del ragazzo collassa a buco nero e inghiotte ogni cosa, comprese le colpe del padre che la narrazione neanche considera, anzi, la fine della vita, o meglio la fine della bellezza di Nick, “costruito”, più che cresciuto, a immagine e somiglianza del padre, è imputata al prodigo scomparso che, dopo aver ritrovato la via di casa, ove la matrigna lo accoglie solo inizialmente con affetto, fugge nuovamente.

 

Per paura di perdere la sua famiglia, la matrigna tramuta il senso di madre in freddo distacco. Ecco che Nick perde due volte la figura materna ed è alla fine abbandonato, poiché il padre non gli tende la mano, dopo un ultimo grido d’aiuto, per uscire dal tunnel profondo che la droga ha generato. Il finale resta aperto, verso una vita che fa della riabilitazione quotidiana il suo cardine. Una storia non di redenzione o guarigione da nessuna delle parti, ove le ferite restano aperte e le cicatrici non guariranno mai del tutto.

 

Beautiful Boy, nonostante le ottime prestazioni drammatiche di Timothée Chalamet e Steve Carell, non suscita particolari emozioni. Il regista belga Felix Van Groeningen dirige uno spaccato di vita vera (tratta dai romanzi autobiografici di David e Nick), comune e travagliata, disperata e frammentata da frequenti analessi che pongono il focus su ciò che il padre vorrebbe egoisticamente ritrovare nel figlio, perduto a causa del naturale senso di emancipazione e scoperta adolescenziale. Una discesa nell’oscurità, ove il vuoto regna sovrano, che lascia alla fine solo un’amarissima, flebile speranza che la vita di Nick non sia stata del tutto irrimediabilmente compromessa.

🎞️ TRAILER


Articolo di Alessandro Pin

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