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Doctor Strange (2016)

🌖 Consigliato

DOCTOR STRANGE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Doctor Strange

PRODUZIONE

Kevin Feige

REGIA

Scott Derrickson

SCENEGGIATURA

Jon Spaihts, Scott Derrickson, C. Robert Cargill

CAST

Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofor, Rachel McAdams, Benedict Wong, Mads Mikkelsen, Tilda Swinton, Michael Stuhlbarg, Benjamin Bratt, Scott Adkins

COLONNA SONORA

Michael Giacchino

FOTOGRAFIA

Ben Davis

MONTAGGIO

Sabrina Plisco, Wyatt Smith

SCENOGRAFIA

Charles Wood, John Bush

COSTUMI

Alexandra Byrne

🖋️ Recensione

Stephen Strange è un brillante neurochirurgo che, con le sue abilissime mani, è in grado di compiere prodezze. Fermezza di spirito e imperturbabile logica sono le sue peculiarità; ma Stephen è egocentrico e narcisista, una personalità che emerge con arroganza anche sul lavoro, tale da negargli qualsiasi relazione con l’amica e collega Christine Palmer (che ricorda Claire Temple della serie Daredevil). Di Strange, il regista e sceneggiatore Scott Derrickson (habitué del cinema horror) mostra il lussuoso appartamento, l’invidiabile collezione di orologi da polso, l’auto da sogno: oggetti che evincono come l’immagine venga prima di tutto il resto. Per Strange contano solo i successi professionali che gli hanno portato fama e denaro; non si fa quindi scrupolo di manipolare la sua “perfetta” statistica escludendo gli interventi falliti. Basta una notte per cambiare la vita di Strange: un incidente d’auto gli preclude l’uso delle mani. Neanche la più costosa e avanzata delle riabilitazioni riesce a sanare completamente le ferite, impedendogli di continuare la sua attività: l’unica cosa che ama.

 

Strange cerca (e trova) il proprio destino nel complesso di Kamar-Taj in Nepal, un luogo spirituale e mistico ove dimora l’Antico. La scelta di un’interprete femminile per il ruolo dell’Antico (nei fumetti è un uomo) è vincente; Tilda Swinton, androgina e meravigliosa, si riconferma una trasformista eccezionale nell’interpretare qui un essere che non è possibile definire, poiché avvolto da un alone di mistero che non si disvela. Con le dovute cautele è possibile paragonare l’Antico al maestro Jedi Yoda: potente, saggio, incredibilmente vecchio e abile insegnante, seppur poco ortodosso nei metodi. Strange diventa così parte di un mondo parallelo che inizialmente non considera attendibile dato il suo scientifico raziocinio; tuttavia, dopo aver scoperto multiversi psichedelici e oscuri, legati tra loro dalla magia grazie a portali spazio-dimensionali (come la Forza lega ogni cosa nella galassia di Star Wars), Stephen non può che accettare le infinite realtà mostrate dall’Antico.

 

Se la ricerca spirituale di Strange ricorda quella di Bruce Wayne in Batman Begins, il primo incontro con l’Antico (che parla di codici e sorgenti) rimanda a Matrix; il tirocinio per diventare stregone assume caratteristiche potteriane tra libri, artefatti e incantesimi da formulare con l’imposizione delle mani. Il focus è posto sul dolore di Strange (l’impossibilità di lavorare lo obbliga a cercare una strada alternativa per guarire) e la scelta finale: rigenerare le sue mani attraverso la magia (incanalandola per guarire se stesso) o diventare lo Stregone supremo (usandola per aiutare il prossimo). Ecco che in questa decisione risiede l’evoluzione del personaggio che lo porta a decentrare l’attenzione da sé per diventare un supereroe, custode delle arti magiche. Questo cambiamento lo avvicina maggiormente alla caratterizzazione del megalomane e guerrafondaio Tony Stark che decide di utilizzare le sue immense risorse per produrre energia pulita e illimitata anziché fabbricare armi di distruzioni di massa. L’ironia che tradizionalmente permea le pellicole targate Marvel qui è ottimamente calibrata, merito soprattutto dello humor tipicamente british di Benedict Cumberbatch (talento puro di cinema e teatro, soprattutto shakespeariano), perfetto nel ruolo.

 

Nella “setta” che segue l’Antico (o l’Uno o il Maestro, comunque si voglia chiamarlo) c’è come sempre un allievo disertore che vuole agire per proprio tornaconto, un rinnegato che impiega le risorse acquisite per avvolgere il mondo nel lato oscuro (della magia). L’incipit (la vena orrorifica del regista si vede già nella prima sequenza) mostra lo zelota Kaecilius (il bravo Mads Mikkelsen) sottrarre dalla biblioteca di Kamar-Taj l’incantesimo più potente e oscuro (pagine di conoscenza che l’Antico preclude ai suoi discepoli, ma non a se stesso) che gli permette di entrare in contatto con Dormammu, il dominatore della Dimensione oscura, il fagocitatore di realtà. Kaecilius, i cui occhi granitici e magmatici rivelano il collegamento magico con Dormammu, e i suoi zeloti sono segnati dal male e, come servi dannati, sono irrimediabilmente perduti. Le scene d’azione sono escheriane e rimandano al nolaniano Inception: le strade si piegano, i palazzi si capovolgono, il sopra diventa sotto e tutto s’interseca, ritrae ed espande come le increspature provocate da una goccia caduta in una pozza d’acqua; oscillazioni che generano altre oscillazioni finché la magia è attivata. Veri e propri rovesciamenti paesaggistici. Il mondo non percepisce tali trasformazioni quando la magia si scatena nella Dimensione specchio: una bolla dimensionale che protegge dagli effetti degli incantesimi tutto ciò che la circonda.

 

Strange non è “unleashed” sia chiaro, poiché solo una parte dei suoi incredibili magici poteri (a memoria di fumetto) è mostrata; Scott Derrickson riesce a tradurre efficacemente l’aspetto mistico del personaggio attraverso mandala di luce e formule magiche che provocano incantesimi, mentre Benedic Cumberbatch è attento alla gestualità del personaggio. Le mani tremanti sono sovente inquadrate per ricordare l’importanza della scelta di Strange, contrariamente allo stregone Pangborn che ha preferito curare la sua paraplegia e tornare a vivere nel mondo da uomo comune. Non mancano i mitici artefatti come la Cappa di Levitazione (che permette a Strange di volare e che simpaticamente ha “vita propria”) e l’Occhio di Agamotto (che contiene la Gemma verde dell’Infinito) in grado di fargli controllare il Tempo. Strange impara a separare la coscienza spirituale dal corpo terreno, accedendo così a un’altra dimensione: un limbo per maghi; così come si separa dal suo prezioso orologio da polso, rotto durante una colluttazione nei bassifondi di Katmandu, per rimpiazzarlo con un artefatto magico (una significativa analogia).

 

Il Maestro è sconfitto dall’ex allievo, lasciando tutto nelle mani di Strange, del suo amico e mentore Mordo (Chiwetel Ejiofor) e del custode della biblioteca Wong (Benedict Wong, curiosa l’omonimia); il loro compito è difendere l’ultimo dei tre santuari per impedire a Dormammu di invadere il mondo. L’atto finale vede Strange fronteggiare vìs-a-vìs Dormammu, come se due facce della stessa medaglia s’incontrassero (interessante a questo proposito è la scelta di far interpretare anche Dormammu a Benedict Cumberbatch), manipolando il Tempo per imprigionarlo in un loop eterno. Una psichedelica conclusione che si ripete ancora e ancora: un immenso, sconfinato e malvagio potere contro l’immortalità del Tempo. Strange, con infinita pazienza, sofferenza e una buona dose di astuzia, riesce a fermare Dormammu. Il mondo è salvo, ma l’uso improprio della magia da parte di Strange e terribili segreti portati alla luce portano il compagno Mordo ad abbandonare le orme dell’amico per intraprendere una crociata personale.

 

Doctor Strange mostra come il mondo difeso dagli Avengers sia coperto da un velo spirituale rimasto finora precluso all’Universo cinematografico Marvel. Da un lato si è assistito alla nascita di eroi terreni come Iron Man (il playboy filantropo corazzato), Thor (il dio venuto dallo spazio) e Captain America (il superuomo d’altri tempi), riuniti sotto la stessa bandiera per fronteggiare supercriminali divini e rinascimentali, e di eroi spaziali come i mitici Guardiani della Galassia; dall’altro si trova Stephen Strange che da uomo comune diventa stregone in grado di accedere a una dimensione interdetta a tutti gli altri supereroi: la magia e l’illusione (familiare solo al subdolo Loki).

 

Doctor Strange si distingue particolarmente nella vasta rosa di cinecomic attraverso una spettacolare realizzazione scenica e un’attenta caratterizzazione dei personaggi. Semplicemente magico.


Articolo di Alessandro Pin

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