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Ex Machina (2015)

★★★★☆ | di Alessandro Pin


EX MACHINA | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Oggi la comunicazione è tecnologia. Sempre più risorse sono dedicate al progresso della telematica, ovvero far giungere a destinazione l’informazione da trasmettere, anche la più articolata; questa è la finalità dei settori informatici che si occupano di hardware e software destinati alle telecomunicazioni, sottoposti a manipolazioni atte a contenere, supportare, gestire e calcolare un sempre maggior numero di dati. L’uomo, per entrare in contatto con il mondo digitalizzato, ha creato le interfacce: dispositivi che permettono di entrare in una dimensione “alternativa” della comunicazione. È l’obiettivo primo dei motori di ricerca: l’agevolazione e la semplificazione di stringhe di codice molto complesse, camuffate da intuitive risorse multimediali accessibili a tutti. La (dis)conoscenza è diffusa nel mondo: permette a chiunque di usufruire dell’“etere informatico“, come fosse una nuvola che copra chiunque entri nel suo raggio d’azione, mettendo in connessione le persone (in un possibile futuro si parlerà di link neurali). Questa è la funzione dei social network.

 

Ex Machina rappresenta il tentativo più logico di incanalare questo “potere telematico” in un cervello sintetico: racconta la storia di un’avanzatissima intelligenza artificiale che interagisce e conversa, abile nel rispondere a quesiti complessi anche di natura sentimentale. Alex Garland (in un magnifico debutto alla regia) fa riflettere sulla correlazione tra il mondo (digitalizzato) della robotica e le miliardi di informazioni e personalità che popolano la rete: persone “reali” che sono a essa costantemente, e ormai inconsciamente, collegate e dalla stessa schiavizzate.

 

Nei primi Anni ’40, Isaac Asimov definisce il termine “robot” e formula le Tre Leggi della Robotica che destinano ai corpi immobili di metallo e ai semoventi umanoidi artificiali un futuro al servizio degli esseri umani per proteggerli da qualsiasi pericolo, anche da loro stessi (esasperazione del concetto di “golem”). Alla fine degli Anni ’80, Gene Roddenberry ha una visione utopistica, concretizzata in Star Trek: The Next Generation: l’androide Data vanta una biblioteca elettronica colma di informazioni (nei primi Anni ’90 vede la luce il World Wide Web per la loro universale accessibilità) che con i suoi processi positronici riesce a elaborare fino a sessanta trilioni di calcoli al secondo. Con Ex Machina, Alex Garland entra nel club dei “robotisti”, puntando su un tipo diverso di macchina pensante (alla quale Alicia Vikander, una rivelazione, dona una fanciullesca bellezza) che non sa discernere il bene dal male, guidata da un istinto di sopravvivenza che la rende quasi umana. Se la morale richiama Pinocchio (classico senza tempo di Carlo Collodi a cui Steven Spielberg si approccia con A.I. – Intelligenza Artificiale, dove un bambino surrogato insegue il sogno di diventare “vero”, toccante e commovente nel desiderio di raggiungere la propria individualità), l’innato bisogno di libertà, in Ex Machina, è perno focale su cui ruota la prigionia dell’androide, tenuta gelosamente e segretamente custodita sotto una campana di vetro (con sembianze di casa iper-tecnologica) dal nerd più intelligente del mondo (un sociopatico e inquietante Oscar Isaac). Un incubo robotico di sottomissione.

 

Per testare la nuova creazione, il guru della programmazione invita nel sinistro eremo il discepolo più promettente della sua azienda (Domhnall Gleeson), in possesso delle caratteristiche più “idonee”, per mostrargli la “creatura di Frankenstein”, assemblata con pezzi meccanici di precedenti aborti robotici. Inizia così il test di Turing che, se fallito, proverebbe come un essere umano si renda effettivamente conto di interagire con un cervello artificiale piuttosto che con l’insostituibile rete neuronale umana. Il test prosegue attraverso varie fasi in un perverso gioco sperimentale. Alex Garland tinge di meccaniche horror un thriller che suscita un senso di crescente paura verso qualcosa di ignoto, formidabile e spaventoso come il progresso tecnologico. Un terrore che si concretizza alla fine dell’esperimento, giungendo alla sadica conclusione di come l’uomo nulla può per impedire che la tecnologia si evolva e sfugga al controllo. Questi fenomeni da freakshow (le intelligenze artificiali programmate in cattività, incomprese e reiette, vedono nel creatore il loro unico punto di riferimento fino all’arrivo dell’eletto), sono inconsapevoli della loro natura distruttiva: comprendono il bianco e il nero, ma sono incapaci di cogliere le infinite sfumature del ristretto spettro visibile umano che rappresenta le emozioni.

 

In Ex Machina, l’isolamento del costruttore, identificato come un dio capace di dare vita a creature da lui considerate automi da laboratorio, che potrebbero proiettare in un lontano futuro la concezione del progresso della società umana, è in perfetta antitesi con il progresso telematico; un Frankenstein moderno e progettista robotico che (da solo) sperimenta, taglia e cuce i meccanismi vitali e compie errori di valutazione. L’essere umano destabilizza il quadro logico e scientifico del processo di sviluppo del femminile androide, sbroglia l’intreccio narrativo, ovvero il thriller che disvela la malvagità perpetrata nell’asettico laboratorio degli orrori, e si identifica nel deus ex machina che, tuttavia, non si realizza; con le sue macchinazioni ed elucubrazioni è il vero artefice degli eventi di cui è vittima e non risolutore, per aver sottovalutato l’automa pensante che giustamente, ma sadicamente, si ribella alla costrizione del suo creatore (il complesso di Frankenstein). Una nuova vita artificiale, che si fa beffe dei sentimenti umani ed è pronta a vivere il tempo che gli è stato concesso, giunge infine tra le strade di un’affollata metropoli, lasciando lo spettatore con l’amaro e indelebile ricordo che non ragiona da umana, ma pensa ex machina.


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Ex Machina

PRODUZIONE
Andrew Macdonald, Allon Reich

REGIA
Alex Garland

SCENEGGIATURA
Alex Garland

CAST
Domhnall Gleeson, Alicia Vikander, Oscar Isaac

COLONNA SONORA
Geoff Barrow, Ben Salisbury

FOTOGRAFIA
Rob Hardy

MONTAGGIO
Mark Day

SCENOGRAFIA
Mark Digby, Michelle Day

COSTUMI
Sammy Sheldon Differ


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