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Foxcatcher – Una storia americana (2014)

FOXCATCHER - UNA STORIA AMERICANA | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Foxcatcher

PRODUZIONE

Anthony Bregman, Megan Ellison, Jon Kilik, Bennett Miller

REGIA

Bennett Miller

SCENEGGIATURA

E. Max Frye, Dan Futterman

CAST

Steve Carell, Channing Tatum, Mark Ruffalo, Sienna Miller, Vanessa Redgrave, Anthony Michael Hall, Guy Boyd, Brett Rice, Jackson Frazer, Samara Lee

COLONNA SONORA

Rob Simonsen

FOTOGRAFIA

Greig Fraser

MONTAGGIO

Jay Cassidy, Stuart Levy, Conor O’Neill

SCENOGRAFIA

Jess Gonchor, Kathy Lucas

COSTUMI

Kasia Walicka-Maimone

🖋️ Recensione

I lottatori olimpici Dave e Mark Schultz sono due fratelli molto uniti. Un giorno, il milionario John Eleuthère du Pont decide di invitare Mark a Foxcatcher in Pennsylvania, la sua tenuta di famiglia che copre ottocento acri di terra, per chiedergli di rappresentare il Team Foxcatcher alle Olimpiadi di Seoul 1988. Mark acconsente, vedendo nell’opportunità l’occasione per uscire dall’ombra del fratello Dave. Il fratello maggiore è come una figura paterna per Mark. Entrambi hanno vinto medaglie; tuttavia, Dave è riuscito a intraprendere una carriera come allenatore e si è stabilito per formare una famiglia; Mark, invece, è single, apparentemente senza amici e nessun desiderio di trovarne: trascorre il suo tempo libero in solitudine, come un uomo delle caverne con mento sporgente, quasi da cartone animato, che si trascina a fatica nella routine quotidiana senza uno scopo.

 

La narrazione ruota attorno al rapporto tra Mark e John che, come si evince fin da subito, riesce a circuirlo, proponendogli un cachet iniquo per lo status professionale che esige il suo ruolo, per arrivare ad avere, in realtà, l’attenzione di Dave, restio a trasferirsi, poiché più adatto alla posizione di coach e il lavoro in team. Un condotto che garantisce comunque a John la vicinanza di Mike il loro rapporto da pseudo amicizia diventa qualcosa di fisico e morboso. John, sostanzialmente, è rappresentato come un ricchissimo omosessuale represso e mentecatto, la cui ossessione per la lotta deriva dal bisogno di emancipazione dalla autorevole figura della madre, Jean Liseter Austin du Pont, fredda socialite e allevatrice di purosangue; il fattore caratterizzante la personalità di Paul resta, tuttavia, sottotraccia: è solamente accennato, nel drammatico biopic diretto da Bennett Miller, il desiderio di John di sottomettere sessualmente Mark, fino a dominarlo e tenerlo con sé. Questo aspetto è lasciato al dubbio, ma è palesemente coerente con la personalità psicolabile di John du Pont.

 

Foxcatcher è ben strutturato, ma drammaticamente freddo. Gran parte della storia è narrata a mezzo di lunghe sequenze, girate a media o grande distanza, che pongono il focus sull’ambiente plumbeo e fosco che circonda i personaggi di cui sono esaltati, però, solo i gesti e le movenze fisiche: la mancanza di calore umano non suscita empatia; le interpretazioni, tuttavia, lasciano il segno. Mark Ruffalo riesce a rendere le sfumature di Dave alla perfezione, Channing Tatum trasmette bene la rabbia di Mark, come di un animale in gabbia, tenuto prigioniero dallo schiavista, e Steve Carell è semplicemente magnetico dietro il pesante cerone e protesi nasale per assomigliare a du Pont: una vera sorpresa in un ruolo tremendamente distruttivo.

 

Foxcatcher è una storia amara, difficile da assaporare, ma non per questo priva di gusto; attraverso una flebile denuncia alla perdita dei valori americani, il suo cuore narrativo pulsa amore fraterno e rivalità: come sangue che scorre nelle vene ramificate di un albero genealogico tra i più influenti nella società americana. Una storia vera che, con diverse licenze narrative e figure controverse, getta un’ombra sul sogno americano e trasuda asprezza, sordezza e tragedia.

🎞️ TRAILER


Articolo di Alessandro Pin

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