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Il racconto dell’ancella (1985)

IL RACCONTO DELL'ANCELLA | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
Illustrazione di PATRIK SVENSSON

📄 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

The Handmaid’s Tale

AUTORE

Margaret Atwood

PRIMA EDIZIONE ORIGINALE

1985

PRIMA EDIZIONE ITALIANA

1988

TRADUZIONE ITALIANA

Camillo Pennati

🏆 RICONOSCIMENTI

ARTHUR C. CLARKE Award (1987)

🖋️ Recensione

In un futuro prossimo, il governo degli Stati Uniti d’America è rovesciato da un golpe per mano di un gruppo politico-militare di ispirazione religiosa: I Figli di Giacobbe. Il Presidente e i membri del Congresso sono assassinati, la Costituzione è sospesa ed è imposto un nuovo regime: una teocrazia cristiana che annienta la democrazia. È l’alba di una nuova era in cui vede la luce la Repubblica di Gilead. Nel disperato tentativo di far fronte a un tasso di natalità in calo a causa dell’inquinamento, l’avvelenamento chimico e la diminuzione della fertilità, il neo governo di Gilead istituisce la casta delle Ancelle: donne fertili integrate in famiglie di alti funzionari, detti Comandanti, le cui Mogli sono sterili. Il nuovo ordine sociale si basa sulla reinterpretazione fondamentalista di una lettura dell’Antico Testamento che vede come protagoniste Rachele e Lia, a cui sono dedicati i centri rieducativi di indottrinamento: le Ancelle diventano, così, incubatrici viventi dei figli dei loro Comandanti. Intrappolate in un mondo di costante sorveglianza, rigore nel rispettare il nuovo ordine di cose ed estrema punizione se ciò non dovesse essere, Difred, l’Ancella protagonista del romanzo, tenta di superare ogni ostacolo, fisico e psicologico, mantenendosi salda alla speranza che un giorno si riunirà con il marito e la figlia che le sono stati strappati.

 

Margaret Atwood pone il lettore a confrontarsi con nuove leggi che regolano la società in cui vive (o meglio sopravvive) la protagonista, tra classi sociali e ruoli attivi “riconoscibili” e un’alienante e spaventosa organizzazione del potere. La Repubblica di Gilead tenta di alterare le connessioni umane della società, ma inevitabilmente le relazioni riemergono in modo inatteso e sorprendente. Margaret Atwood denuncia, tra i rapporti sociali e le situazioni a cui Difred deve far fronte, la società odierna e i suoi comandanti, usando molti elementi della prima vita americana in Massachusetts e di come vivevano i Puritani sotto una teocrazia fortemente intollerante alle divisioni. Si evincono anche somiglianze tra i costumi delle Ancelle e l’abbigliamento tradizionale delle donne musulmane in Medio Oriente, ove la poligamia è pratica comune, come in numerose culture in tutto il mondo, soprattutto in quelle con grande disparità tra le classi sociali superiori e inferiori. Nella maggior parte di queste culture, la prima moglie ha maggior potere sulle altre, spesso al punto in cui le è permesso di prendere i loro figli e allevarli come suoi. Le dittature militari sono spesso caratterizzate dalla costante sorveglianza della società (integrata nel romanzo dalle figure degli Occhi, funzionari segreti che osservano il comportamento delle Ancelle e rispondono alle alte sfere) per disvelare atti di slealtà, attraverso ripetute epurazioni e riorganizzazioni di governo, come l’imposizione di nuove norme che, come una bibbia martellante, razzista, punitiva e misogina, nega alle donne ogni privilegio e diritto al possesso, anche della propria dignità, ma soprattutto riesce a disintegrare i sogni. Il corpo di controllo è identificato nelle Zie, una casta di sadiche monache paramilitari che istruiscono le Ancelle sulla dottrina del regime e insegnano loro come dar luce a una progenie, infliggendo pene indicibili se contrariate o la morte se disubbidite. Le altre donne sono divise tra le Marte, la servitù dei Comandanti, e le Economogli, a cui è vietato lavorare, meno facoltose delle Mogli e sposate con uomini comuni; infine, vi sono le Nondonne che, non potendo procreare o avendo un orientamento sessuale che non sposa la dottrina del regime, sono inviate nelle Colonie al duro lavoro e sacrificate a terribili condizione di salute.

 

La cornice narrativa per la visione distopica di Margaret Atwood è la testimonianza privata, e forse senza speranza, della protagonista attraverso uno straordinario capolavoro di scrittura. Durante l’atto di procreazione, una “cerimonia” in cui l’Ancella, “cullata” dalla Moglie, viene soggiogata ed è unita al Comandante, Difred deve avere successo, se non vuole essere deportata nelle Colonie. Il dramma e la paura di non essere all’altezza sono annientate dalla voglia di libertà. Uno dei pochissimi contatti umani è con Nick, l’autista del Comandante; una relazione che si sviluppa gradualmente tra fiducia e sospetto. Uno dei temi cardine del romanzo è proprio l’esplorazione di queste relazioni; sebbene, Difred non abbia la libertà di formare attivamente nuovi legami affettivi e trovi doloroso passare troppo tempo a ricordare quelli passati (con la madre, il marito e la figlia perduti), le sue conversazioni con l’amica Moira e la compagna di spesa Diglen, Serena Joy (ovvero la Moglie del Comandante a cui è stata assegnata) e appunto Nick, sono fondamentali per entrare in empatia con lei: ciò che Difred racconta in prima persona aiuta a comprendere la sua personalità, attraverso le sue osservazioni sulle donne che la circondano; Difred non può pensare alla sua relazione con il Comandante senza ricordare la dominante figura di Serena Joy: un triangolo psicologico, non solo per la strana natura della loro imposta unione sessuale, ma che si forma da una contezza intellettuale e spirituale che Difred impara a esplorare attraverso le loro somiglianze e connessioni innate. Maragret Atwood potrebbe suggerire che, indipendentemente dal fatto che tali collegamenti siano imposti culturalmente, le donne nella società si sentano inevitabilmente connesse tra loro semplicemente perché sono donne. Le sottili reazioni di Difred nei confronti di Serena Joy e Diglen sono in netto contrasto con le dichiarazioni di solidarietà femminile delle Zie che, con forza e metodi coercitivi, costringono le Ancelle a lavaggi del cervello e condizionamenti fisici e psicologici devastanti.

 

Nel mondo de Il racconto dell’ancella le relazioni tra donne hanno poca somiglianza con l’amicizia; anche quando le donne sono amiche, il loro rapportarsi va ben oltre la mera relazione personale. Per Difred, ad esempio, Moira è un’eroina, forse anche un modello di vita: il suo coraggio e la sua disponibilità ad assumersi rischi servono a ricordare ciò che è possibile fare per opporsi al sistema. Allo stesso modo, il regime si oppone a loro con celebrazioni aberranti per riportare l’ordine nei ranghi, tra cui torture psicofisiche, condanne a morte e lapidazioni da parte delle stesse Ancelle (vestite di rosso sangue) nei confronti dei traditori. Una lotta mentale procede lungo i capitoli nella mente della protagonista, un senso via via crescente di insoddisfazione e rivolta, ribellione e insurrezione: “Nolite te bastardes carborundorum”, ripete Difred come un mantra, una preghiera di speranza trovata incisa nell’armadio della sua stanza, ove è tenuta prigioniera. Non consentire che i bastardi ti annientino: un messaggio che, attraverso i muri segnati dal dolore, giunge a lei da un’altra Ancella che non ha mai visto, colei che ha avuto la stessa sfortuna di precederla, ma impara presto a conoscere attraverso il tempo e la sofferenza. Una meta-comunicazione profonda che entra nell’animo, e che Margaret Atwood gestisce in modo eccelso.

 

Un’altra tematica, a giocare chiaramente un ruolo cruciale ne Il racconto dell’ancella, è l’importanza di comprendere e rispettare l’ambiente. Come già accennato, nel mondo forgiato a fuoco e sangue da Margaret Atwood, le sostanze chimiche, l’inquinamento e le guerre hanno reso gran parte del paese invivibile. Non solo la terra stessa è stata distrutta, ma gli esseri umani sono stati danneggiati irrimediabilmente da sostanze così tossiche e inquinanti, introdotte nell’aria e nell’acqua, che solo un bambino su quattro è nato abbastanza sano da sopravvivere anche per un breve periodo. Sebbene la Repubblica di Gilead possieda ancora gli elementi base dell’industrializzazione (luci elettriche, servizi igienici, automobili, ecc.), sono ormai diventati beni di lusso. Tutti sono privati di alcuni alimenti che diamo per scontati, come frutta e verdura fresca, pesce e carne, così come annientata è la differenza del marchio: tutto è omologato e normalizzato sotto un’unica imprescindibile realtà economica e sociale monodimensionale. Margaret Atwood dipinge un chiaro e ragionevolmente realistico ritratto di come sarà la vita futura se le persone continueranno a ignorare il danno sempre più indelebile arrecato ai sistemi ecologici.

 

Alla sua prima pubblicazione nel 1985, Il racconto dell’ancella è stato immediatamente considerato un romanzo importante a causa del coraggioso punto di vista, chiaro, preciso e diversamente distopico, di Margaret Atwood. Piuttosto che una semplice storia destinata all’intrattenimento, Il racconto dell’ancella è un severo esame delle relazioni di genere, il danno ecologico e l’importanza della libertà di parola per conservare il senso di sé, la propria umanità. Una storia che lascia un segno indelebile, di una persona comune che tenta di sopravvivere a una dittatura e la perdita di una comunità globale a cui stiamo disperatamente tendendo. Attualissimo capolavoro che vanta una trasposizione tra le più mimetiche e viscerali nella prima stagione dell’omonima serie televisiva, che prosegue anche oltre il romanzo, per raccontare le vicissitudini di Difred senza tradire lo spirito della storia, né tanto meno contraddirla; tuttavia, la geniale scrittrice non si ferma qui: a trentacinque anni di distanza, dedica un seguito al suo romanzo, pubblicato col titolo I testamenti, distante cronologicamente quindici anni dal termine de Il racconto dell’ancella, che narra il futuro di una disperata umanità in balìa delle proprie colpe. Capolavoro della distopia di altri tempi che si ripercuote con forza divina sull’angosciante presente.


Articolo di Alessandro Pin

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