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Il sindaco del rione Sanità (2019)

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IL SINDACO DEL RIONE SANITA' | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Difficile adattare la magistrale opera teatrale di Eduardo De Filippo ai nostri giorni; un’impresa perfettamente riuscita dal regista Mario Martone che, dopo aver riportato a teatro la commedia, la propone sul grande schermo. Il testo di Eduardo De Filippo è integralmente trasposto; tuttavia, nonostante il protagonista sia pensato per essere un over sessantenne, con un lungo vissuto nella criminalità organizzata, il difficile ruolo del sindaco del rione Sanità è affidato, con un risultato sorprendente, al giovane e bravo attore napoletano Francesco Di Leva.

 

Don Antonio Barracano, il sindaco del rione Sanità di Napoli, trasmette un senso di timore, reverenza e autorevolezza; un’aurea che lo contraddistingue in modo inequivocabile. Il personaggio ideato dal geniale drammaturgo ha in sé un innato senso di giustizia che pervade gli animi e scuote le fondamenta della società. Come fosse un padrino (a questo proposito, Mario Puzo potrebbe essersi ispirato proprio al personaggio di Barracano per Il Padrino di Francis Ford Coppola), il boss camorrista accoglie nella sua casa i cittadini, determinato a risolvere i loro problemi con ogni mezzo necessario, ma seguendo sempre un codice personale etico e morale che trascende la legge degli uomini, seppur “fatta bene”, per abbracciare un più alto senso di equità. Difficile non provare empatia per un personaggio che fa della sua carica uno strumento di indissolubile lealtà verso la famiglia e il rione. Popolare e stimato, il giovane Barracano ha dalla sua un vissuto difficile e complicato: asceso dai bassifondi è seduto su uno scranno dorato, sorvegliato da leali mastini, da cui sorveglia, ascolta, giudica e risolve con i mezzi che ritiene più adeguati, ma tenendo sempre a mente che il conflitto genera conflitto.

 

Barracano affronta la situazione più delicata, quando si presenta un giovane che chiede il permesso di uccidere il padre che lo ha diseredato: un temibile avversario, uomo tutto d’un pezzo e gran lavoratore che si è costruito da solo. Barracano si schianta contro un muro di integrità difficile da abbattere e che segna la sua fine; tuttavia, sempre a testa alta, mai perdendo la sua dignità, riesce a risolvere anche questa crisi famigliare con profondo senso dell’onore. Alla fine, tutti intorno a una tavola imbandita, mentre Barracano spira l’ultimo respiro, sacrificandosi per l’ordine del rione, i commensali, gli amici e i traditori inneggiano alla riappacificazione. Un momento che richiama l’iconografia del Cenacolo.

 

Attualissima per concezione, seppur qui in un contesto cronologicamente traslato, l’opera di Edoardo De Filippo si potrebbe definire all’avanguardia sui tempi, così come il geniale autore, capace di trasmettere in poche parole uno spaccato di vita verace, autentica (come non pensare a Natale in casa Cupiello). Mario Martone cesella ogni inquadratura ed esalta ogni momento con tempi tipicamente teatrali nei dialoghi e nelle uscite di scena; di fatto, l’accortezza di cambiare il finale è rilevatrice di un regista che non solo ha compreso l’opera a tutto tondo, ma l’ha fatta visceralmente sua.

Alessandro Pin


SENTIERI DEL CINEMA

Scheda

PRODUZIONE

Carlotta Calori, Francesca Cima, Nicola Giuliano

REGIA

Mario Martone

SCENEGGIATURA

Mario Martone, Ippolita Di Majo

SOGGETTO

Eduardo De Filippo

CAST

Francesco Di Leva, Adriano Pantaleo, Roberto De Francesco, Massimiliano Gallo, Daniela Ioia, Giuseppe M. Gaudino, Gennaro Di Colandrea, Lucienne Perreca, Salvatore Presutto, Viviana Cangiano, Domenico Esposito, Ralph P., Armando De Giulio, Daniele Baselice, Morena Di Leva, Ernesto Mahieux

COLONNA SONORA

Ralph P.

FOTOGRAFIA

Ferran Paredes

MONTAGGIO

Jacopo Quadri

SCENOGRAFIA

Carmine Guarino

COSTUMI

Giovanna Napolitano, Ursula Patzak


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