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Interstellar (2014)

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INTERSTELLAR | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

La Terra è malata. L’umanità, sull’orlo dell’estinzione, combatte l’inesorabile scorrere del tempo che sta per scadere. Joseph Cooper, ex ingegnere spaziale, vive in campagna coi due figli e il padre della moglie perduta: non si rassegna, lotta in una società demilitarizzata che investe le ultime risorse nell’agricoltura e sprona i figli a volgere lo sguardo verso l’orizzonte; verso la realizzazione di un futuro che, viste le premesse, non ci sarà.

 

La famiglia Cooper si ritrova, suo malgrado, abbandonata da Joseph che si imbarca per affrontare una lunga e disperata odissea cosmica con lo scopo di individuare un nuovo pianeta abitabile da colonizzare. Il professor Brand (Michael Caine è ormai l’attore feticcio di Christopher Nolan), geniale fisico che ha teorizzato il viaggio interstellare, fa da mentore alla giovane Murph (interessante omaggio a Murphy e l’omonima Legge) che, mentre gli anni passano e l'adolescenza diventa un triste ricordo sbiadito, cresce senza un padre.

 

Tra amore ed egoismo, promesse non mantenute e verità portate alla luce che, come buchi neri, risucchiano l’ultimo barlume di speranza, Interstellar esalta i valori umani e pone il raziocinio scientifico in forte contrasto coi sentimenti. I personaggi, costruiti, elaborati e magistralmente definiti nel carattere, non possono concedersi il lusso di perdere tempo: unica risorsa (e minaccia) che fagocita attimi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni di vita (non) vissuta. Cooper e la dottoressa Brand, figlia del professore, devono affrontare la solitudine la cui paura è incarnata in un naufrago spaziale (un sorprendente cameo di Matt Damon), antagonista d’eccezione, non meccanico come Hal 9000 di 2001: Odissea nello spazio, ma il più umano dei personaggi. Matthew McConaughey, in una toccante interpretazione, e Anne Hathaway formano una coppia spaziale, così come è incredibile l’intensità emotiva sprigionata dal rapporto, a distanza spazio-temporale, tra Cooper e la figlia Murph (una bravissima Jessica Chastain): donna forte e brillante e dalla complessa caratterizzazione, resa orfana dal tempo relativo.

 

Le macchine, che accompagnano gli astronauti durante il lungo viaggio, sono robot (i “golem” di Isaac Asimov) dal design geometrico tanto semplice, quanto funzionale: strutturati in modo ineccepibile, nulla hanno di antropomorfo e non scadono nel tipico cliché di genere. La rappresentazione più difficile, tuttavia, è Gargantua, il buco nero più “realistico” mai realizzato; così come l’incredibile astrazione del Tesseratto. Davvero notevole. Christopher Nolan mette in contatto l’essere umano con entità che abitano un’altra dimensione e, come David Bowman, il protagonista di 2001: Odissea nello spazio, è travolto da una nuova e potente consapevolezza dell’universo in un tunnel psichedelico alla cui fine, tuttavia, non vi è una futura rinascita, ma una capillare interconnessione col passato che trascende le leggi fisiche e rende l’amore il mattone fondamentale su cui è costruito l’universo, forgiato sul bisogno di comunicare. Una scioccante rivelazione su una possibile evoluzione dell’essere umano.

 

Christopher Nolan, cautamente e saggiamente, si affida all’astrofisico Kip Thorne (nonché produttore esecutivo) per tutto ciò che riguarda la parte scientifica della pellicola. La regia è magistrale e strizza l’occhio (rosso) a Stanley Kubrick; così come l’immensa fotografia di Hoyte Van Hoytema che, attraverso efficaci contrasti, crea un’atmosfera eterea e tangibile al tempo stesso; mentre la colonna sonora composta dal prolifico Hans Zimmer, travolge con dirompenza ed energia e coinvolge come poche.

 

Christopher Nolan parla di concetti umanitari e possibilità future che oggi si considerano irrealizzabili; grazie a una solida sceneggiatura (scritta a quattro mani con il fratello Jonathan Nolan) esplora in profondità l’essere umano che si ritrova bloccato (per sua stessa negligenza) in un buco nero che fagocita lo spazio-tempo da cui riemerge con rinnovata contezza. Un’immensa space opera che immedesima in una situazione sì difficilmente verosimile, ai limiti della scienza conosciuta (e oltre), ma permeata di emozioni che guidano i personaggi sulla via (interstellare) da percorrere. Interstellar è un viaggio emozionante e introspettivo dentro il vuoto cosmico che si esaurisce in una risoluzione a dir poco poetica. Un incontro, allo stato dell’arte, tra l’intimista e seducente Gravity di Alfonso Cuarón e il rivelatore e fondamentale Contact di Robert Zemeckis. Un monolito stellare che va oltre i concetti di “incontro ravvicinato” e “viaggio spazio-temporale-multidimensionale” (anticipati da Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke). Un’odissea nello spazio da vedere e rivedere prima che le risorse della Terra inevitabilmente finiscano. Un capolavoro cosmico. Generazionale. Una pietra miliare della fantascienza.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Interstellar

PRODUZIONE
Christopher Nolan, Lynda Obst, Emma Thomas

REGIA
Christopher Nolan

SCENEGGIATURA
Jonathan Nolan, Christopher Nolan

CAST
Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine, John Lithgow, Mackenzie Foy, Ellen Burstyn, Casey Affleck, Matt Damon, Topher Grace, Wes Bentley

COLONNA SONORA
Hans Zimmer

FOTOGRAFIA
Hoyte Van Hoytema

MONTAGGIO
Lee Smith

SCENOGRAFIA
Nathan Crowley, Gary Fettis, Helen Kozora

COSTUMI
Mary Zophres


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