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Jojo Rabbit (2019)

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JOJO RABBIT | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Jojo è un ragazzino del Terzo Reich. La sua istruzione pone il fondamento sull’adorazione del regime, sotto la guida di fanatici comandanti della Gioventù hitleriana. Perso il padre in guerra e la sorella per malattia, Jojo cresce solo con la madre, vigorosa oppositrice politica. Un giorno, durante una simulazione di combattimento nei boschi, Jojo resta ferito; costretto a casa in convalescenza, scopre di avere una coinquilina ebrea, nascosta in soffitta dalla madre: nasce così un'improbabile e splendida amicizia tra i due giovani. Jojo è combattuto se tenere per sé il terribile segreto o fare rapporto alla Gestapo, spronato dall’inseparabile amico immaginario che lo accompagna in ogni dove, come una coscienza: un buffonesco Adolf Hitler.

 

Taika Waititi mostra uno spaccato sociale, più che storico, di una piccola provincia tedesca durante il periodo della caduta di Adolf Hitler, attraverso gli ingenui e sorprendenti occhi di Jojo che, ancora troppo giovane per avere consapevolezza di non possedere le caratteristiche necessarie a essere un provetto nazista modello, vive il regime nazista come un parco divertimenti. Lo sguardo del giovanissimo è un punto di vista inedito sulla guerra, fresco, immacolato e autentico, non deformato dalla rabbia o accecato dalla vendetta.

 

Così come La vita è bella narra di un padre di origini ebraiche che cerca di rendere i campi di concentramento dei luoghi accessibili alla capacità di astrazione e alla felicità del figlio, così Jojo Rabbit mostra come il Terzo Reich sia percepito in modo grottesco da uno spirito fanciullesco che non ha ancora conosciuto la sofferenza; tuttavia, affrontare il male porta Jojo coi piedi per terra: durante la formazione, le sue convinzioni sono messe in discussione e un senso di devastante malinconia e angoscia lo fa maturare prima del previsto. Il regime, nella sua terribile realtà storica, e come splendidamente mostra Taika Waititi, sottrae tutto a Jojo, privandolo dell’unico punto fermo della sua vita; tocca alla ragazza ebrea, dunque, riuscire a conquistare la sua fiducia e, nella perdita comune, far breccia nel suo cuore.

 

Jojo Rabbit è una commedia nera che pone la caratterizzazione dei personaggi al primo posto e, attraverso una scrittura di rara bellezza e interpretazioni in stato di grazia, prime tra tutte Jojo di Roman Griffin Davis, l’amorevole madre di Scarlett Johansson e il demenziale Adolf Hitler di Taika Waititi, conquista la mente e il cuore. Una storia fantastica, ma dai fondamenti storici così potenti da essere presa sul serio, soprattutto per il colpo di scena che tinge di dramma un’opera che passa dall’essere una brillante tela colorata a un plumbeo affresco di guerra, avente come chiosa un balletto finale che resta impresso nella memoria come un inno alla libertà ritrovata e la voglia di vivere.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE

Jojo Rabbit

PRODUZIONE

Carthew Neal, Taika Waititi, Chelsea Winstanley

REGIA
Taika Waititi

SCENEGGIATURA

Taika Waititi

SOGGETTO

Christine Leunens

CAST

Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Scarlett Johansson, Taika Waititi, Sam Rockwell, Rebel Wilson, Alfie Allen, Stephen Merchant

COLONNA SONORA
Michael Giacchino

FOTOGRAFIA
Mihai Malaimare Jr.

MONTAGGIO

Tom Eagles

SCENOGRAFIA
Ra Vincent, Nora Sopková

COSTUMI

Mayes C. Rubeo


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