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Justice League (2017)

JUSTICE LEAGUE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Justice League

PRODUZIONE

Jon Berg, Geoff Johns, Charles Roven, Deborah Snyder

REGIA

Zack Snyder

SCENEGGIATURA

Chris Terrio, Joss Whedon

STORIA

Chris Terrio, Zack Snyder

CAST

Ben Affleck, Henry Cavill, Amy Adams, Gal Gadot, Ezra Miller, Jason Momoa, Ray Fisher, Jeremy Irons, Diane Lane, Connie Nielsen, J.K. Simmons, Ciarán Hinds, Amber Heard, Joe Morton, Lisa Loven Kongsli, David Thewlis, Sergi Constance

COLONNA SONORA

Danny Elfman

FOTOGRAFIA

Fabian Wagner

MONTAGGIO

David Brenner, Richard Pearson, Martin Walsh

SCENOGRAFIA

Patrick Tatopoulos, Dominic Capon

COSTUMI

Michael Wilkinson

🖋️ Recensione

La cupezza e la profondità che abitualmente Zack Snyder infonde nelle sue pellicole sono accantonate in favore della solare spensieratezza portata dalla luce dell’alba dopo una lunga e ferale notte. BvS termina con la morte di Superman che debella il mondo dal male: un sacrifico estremo dettato dall’amore verso l’umanità. JL riprende esattamente da questo punto: Batman è rinsavito e ha trovato in Wonder Woman una preziosa alleata; insieme cercano persone speciali, i metaumani, per combattere un esercito di parademoni comandato da un dio distruttore di mondi, proveniente dallo spazio profondo.

 

Niente da colpevolizzare a Zack Snyder che, a seguito di una tragedia famigliare, ha sentito il bisogno di ritirarsi e così la major l’ha sostituito col veterano di genere Joss Whedon. L’impronta, un po’ comica, un po’ beffarda, che il regista di The Avengers e Avengers: Age of Ultron lascia impressa in questo tassello dell’Universo esteso DC è più che evidente e snatura il contesto, complice la modesta durata dovuta a tagli e rimaneggiamenti del lavoro di Zack Snyder: due ore a fronte delle tre ore abbondanti originariamente pianificate sono inadeguate per definire i diversi background dei non pochi personaggi introdotti e narrare una storia di portata immensa.

 

Un processo di “avengerizzazione”; di fatto, Joss Whedon, accreditato come co-sceneggiatore insieme al guru Chris Terrio, porta scompiglio, secondo suo estro, con diversi reshot, cercando senza successo di rimanere fedele all’idea originale di Zack Snyder durante la fase di post-produzione. La fotografia di Fabian Wagner, caratterizzata da forti contrasti, è meno cupa rispetto a BvS, mentre la colonna sonora è affidata a Danny Elfman che, non dimentico della partitura di Hans Zimmer e Junkie XL, inserisce diversi omaggi.

 

Aria di apocalisse già si respira in BvS e qui ne vediamo le conseguenze. Steppenwolf, l’araldo del supercattivo Darkseid, è abominevole per come è mal caratterizzato e realizzato: un antagonista poco incisivo. Il suo scopo è appropriarsi delle tre Scatole Madri (fulcri di illimitata energia di elevata capacità distruttiva), affidate in epoca ancestrale a tre differenti popoli: le Amazzoni abitanti Themyscira, (l’isola visitata in Wonder Woman), gli Atlantidei, compatrioti di Aquaman, e gli esseri umani.

 

La composizione chimica della Justice League e la sua reattività non hanno abbastanza minutaggio per reagire efficacemente. L’Aquaman di Jason Momoa è ruvido, rude e selvaggio, ma poco spazio gli è concesso per farsi conoscere; il Flash di Ezra Miller, già apparso fugacemente in Suicide Squad, ha il dono della supervelocità, ma ancora più fulminea è la sua parlantina ed esterna il suo entusiasmo con facilità e irriverenza; il Cyborg di Ray Fisher è il membro più serioso e riservato della squadra, molto potente, ma al tempo stesso disadattato, poiché fusione di due diverse nature (umana e macchina), ma complementari, frutto di un esperimento, effettuato dal padre scienziato (la presenza di Joe Morton ricorda Terminator 2), che lo rende il personaggio più affascinante, ma anche il più sacrificato.

 

Ben Affleck ha il bat-ghigno dipinto sul granitico e inespressivo volto che in JL ricorda, purtroppo, l’amico George Clooney, piuttosto che il celeberrimo Michael Keaton. Il superpotere di Batman è essere ricco; tuttavia Bruce Wayne dismette i panni del cavaliere oscuro per indossare una corazza più fatiscente, da comandante in capo ormai allo stremo delle forze. Quasi abbia perso voglia di combattere, si trascina stanco e ammaccato e non riesce a far breccia nel cuore di Diana Prince; è la speranza di ridonare Superman al mondo che lo sprona a reagire. Anche il fido aiutante Alfred (Jeremy Irons) e Jim Gordon (J.K. Simmons) sembrano aver fatto il loro tempo.

 

Superman (il volto di Henry Cavill è ritoccato digitalmente con un pessimo risultato) ritorna attraverso un rischioso e poco ortodosso processo di resurrezione. “Bizzarro” è il suo rientro in scena (ricordando Superman III): non più afflitto dalla spaccatura genetica che lo identificava come distruttore di città, si presenta alla squadra, sfoggiando i muscoli, in preda a una confusione mentale pericolosa e ingestibile; tuttavia, basta l’amore dell’amata Lois Lane (Amy Adams) a farlo tornare in sé, piuttosto che combattere un dramma interiore e psicologico di ben altro spessore: domande esistenziali sono accantonate in favore di un’entrata in scena scontata. Superman non veste più un costume dai toni plumbei, ma è cangiante, solare, luminoso, vitale: un gladiatore redento ritornato dai campi elisi, ma la cui presenza è di mero supporto nel combattimento finale.

 

La Justice League è composta da reietti della società, nascosti sotto altra veste o in angoli sperduti del pianeta. Superman è il cameo che tutti si aspettano di vedere, ma il suo ritorno delude; Batman resiste a fatica; Flash, Aquaman e Cyborg sono gettati nella mischia senza curarsi della loro definizione; mentre Wonder Woman si erge a paladina della giustizia, unica che, tra tutti, fa la differenza e, alla fine, al di là della sua bellezza, resta nella memoria (insieme al bellissimo prologo snyderiano).

 

JL non riesce nell’intento di sanare il debito nei confronti del massiccio e incredibilmente più coeso Universo cinematografico Marvel. Due ore sono poche per questa conversione marvelliana poco riuscita, infarcita di ironia fuori luogo e con un antagonista per nulla efficace. Questo tassello dell’Universo esteso DC è un cinecomic rock, vestito da comune e spensierato blockbuster, che sarebbe andato alla grandissima negli anni Ottanta. Un risultato deludente che non rende giustizia alla visione di Zach Snyder.


Articolo di Alessandro Pin

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