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Kong: Skull Island (2017)

KONG: SKULL ISLAND | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Kong: Skull Island

PRODUZIONE

Jon Jashni, Mary Parent, Brian Rogers, Thomas Tull

REGIA

Jordan Vogt-Roberts

SCENEGGIATURA

Dan Gilroy, Max Borenstein, Derek Connolly

STORIA

John Gatins

CAST

Tom Hiddleston, Samuel L. Jackson, Brie Larson, John C. Reilly, John Goodman, Corey Hawkins, John Ortiz, Tian Jing, Toby Kebbell, Jason Mitchell, Shea Whigham, Thomas Mann, Eugene Cordero, Marc Evan Jackson, Will Brittain, Miyavi Miyavi, Richard Jenkins

COLONNA SONORA

Henry Jackman

FOTOGRAFIA

Larry Fong

MONTAGGIO

Richard Pearson

SCENOGRAFIA

Stefan Dechant, Cynthia La Jeunesse

COSTUMI

Mary E. Vogt

🖋️ Recensione

Anni Settanta. Grazie alle prime tecnologie satellitari, l’agenzia cripto-zoologica M.O.N.A.R.C.H. scopre una misteriosa e pericolosa isola che cela terrificanti segreti che aspettano solo di essere portati alla luce. La trama ruota attorno alla tipica spedizione governativa inviata nel paradiso perduto per cercare di carpirne i segreti, ma chi regna sull’isola non accetta di buon grado chi selvaggiamente invade il suo territorio. Kong batte i pugni sul petto e sovrasta ogni cosa, dominando. Considerato dai silenziosi indigeni il protettore dell’isola, è venerato come un dio che,  come si evince dall’eretta postura, di animalesco ha ben poco.

 

Kong: Skull Island esalta l’odore del napalm e il senso di avventura (numerosi gli omaggi ad Apocalypse Now, Predator e Il mondo perduto) a scapito, purtroppo, della narrazione; gli sceneggiatori cercano (senza successo) di costruire i personaggi sulla falsa riga di Platoon. Perfetti Samuel L. Jackson, nel ruolo di bastardo vendicatore con tanto di monologo cazzuto, e John Goodman in quello di capo spedizione, mentre Tom Hiddelston è poco credibile nel ruolo di mercenario, così come il rapporto tra quest’ultimo e la fotografa della spedizione. Inconcludente. In ogni caso basta e avanza John C. Reilly, indispensabile vena comica. Lo sforzo di rendere utile il background dei pionieri diventa vano nel momento in cui cadono vittima dell’isola. Al contrario di Godzilla, l’unico personaggio (e protagonista) che abbia importanza è solo Kong.

 

Il contatto tra la “bella” e la “bestia” è forzato e disvela solo un velatissimo barlume di romanticismo, gelosia e invidia nel feroce Kong. Kong: Skull Island non vuole replicare il King Kong di Peter Jackson (la classica fiaba senza tempo della “bella” che uccide la “bestia”) da cui in un inutile confronto questo cinepanettone di mostri ne uscirebbe devastato, ma si mostra per quello che è: una valida alternativa ai cinecomic più spacconi.

 

Kong: Skull Island, prequel/spin-off di Godzilla, inizia a dare forma all’universo condiviso dei mostri. La luminosa, colorata, sgargiante fotografia, i cui saturi contrasti definiscono scontri di proporzioni gigantesche, sono gli unici punti di forza di una pellicola che punta tutto sulla spettacolarità visiva. Jordan Vogt-Roberts si lancia in scelte registiche funzionali (come il fenomenale scontro che vede lo stormo di elicotteri deflagrarsi e precipitare davanti al titano infuriato); tuttavia, il gigantesco scimmione, mostrato fin dall’eccentrico prologo con occhi infuocati lacrimanti rabbia, calpesta la storia con furia distruttrice e i grotteschi personaggi muoiono con essa.


Articolo di Alessandro Pin

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