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La forma dell’acqua – The Shape of Water (2017)

LA FORMA DELL'ACQUA - THE SHAPE OF WATER | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

The Shape of Water

PRODUZIONE

J. Miles Dale, Guillermo del Toro

REGIA

Guillermo del Toro

SCENEGGIATURA

Guillermo del Toro, Vanessa Taylor

STORIA

Guillermo del Toro

CAST

Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Octavia Spencer, Michael Stuhlbarg, Doug Jones, David Hewlett, Nick Searcy, Stewart Arnott, Nigel Bennett, Lauren Lee Smith, Martin Roach, Allegra Fulton, John Kapelos

COLONNA SONORA

Alexandre Desplat

FOTOGRAFIA

Dan Laustsen

MONTAGGIO

Sidney Wolinsky

SCENOGRAFIA

Paul D. Austerberry, Jeffrey A. Melvin, Shane Vieau

COSTUMI

Luis Sequeira

🏆 RICONOSCIMENTI 4 ACADEMY AWARDS (USA, 2018)

Miglior Regia

Miglior Film

Miglior Colonna Sonora Originale

Miglior Scenografia

2 GOLDEN GLOBES (USA, 2018)

Miglior Regia

Miglior Colonna Sonora Originale

3 BAFTA AWARDS (UK, 2018)

Miglior Scenografia

Miglior Colonna Sonora Originale

Miglior Regia

🖋️ Recensione

Baltimora, 1962. Elisa, affetta da mutismo, lavora come addetta alle pulizie presso un laboratorio segreto del Governo americano. Una misteriosa creatura anfibia, catturata dall’agente Strickland in Amazzonia, è condotta in catene al laboratorio per essere sottoposta a dolorosi esperimenti che porterebbero gli americani in vantaggio sui sovietici nella ricerca scientifica (sono gli anni della Guerra Fredda). Tra Elisa e l’uomo anfibio si instaura un’empatia non comune che sfocia in un intenso rapporto d’amore. Elisa vede nell’evasione dell’uomo-anfibio, sottoposto a continue torture per randello del malvagio Strickland, l’unica opzione verso la salvezza di entrambi. Verso la vita. Questo è il fulcro di un’opera tinta di colori plumbei, ma che scalda il cuore con un umorismo che luccica come oro sepolto in fondo all’oceano.

 

La caratterizzazione e definizione dei personaggi è il fulcro di questa fiaba che sfocia in un oceano di emozioni. Elisa (una bravissima Sally Hawking) è la fanciulla che fa della disabilità fisica la sua arma e corazza. Giles (un grande Richard Jenkins) è l’amico e coinquilino di Elisa: artista di mezza età non riesce a trovare un lavoro, poiché “affetto” da omosessualità. Zelda (una simpaticissima Octavia Spencer), unica amica e collega di Elisa, è afroamericana e pertanto deve sottostare a un sistema sociale razzista e sessista, scomodo e ingombrante (sono gli anni dei movimenti per i diritti civili). Strickland (un perfido Michael Shannon il cui ghigno e ringhio famelico di un lupo con canini affilati esprimono alla grandissima il glaciale personaggio) è il coriaceo, aggressivo e cattivo che ogni fiaba anela ad avere: resistente al dolore e privo di etica, rappresenta l’esatta antitesi dell’uomo buono. Strickland è guidato da corrotti ideali patriottici che se rispecchiati in un corso d’acqua rimanderebbero, tra le increspature del tempo, immagini di uomini d’oggi privi di valori e valore. Un uomo che fa della rabbia e forza bruta le armi principali contro la libertà. Contro la vita. Lo scienziato Hoffstetler (Michael Stuhlbarg) è l’alleato inatteso e imprevisto che dismette i panni della spia ed esce allo scoperto: confuso da sentimenti contrastanti, sceglie troppo tardi da che parte stare. Ed infine l’uomo-anfibio (il mimo Doug Jones merita il plauso per un lavoro eccezionale) che, come un emarginato sociale, è maledetto e condannato dalla sua condizione, scatenando xenofobie incontrollabili.

 

Guillermo del Toro, attraverso una regia impeccabile (ove non mancano orrorifiche sequenze), fa riemergere sul grande schermo Il mostro della laguna nera, classicissimo monster movie, mutandolo in una storia d’amore. Un affresco profondamente immerso in un contesto sociale meticolosamente ricostruito (coadiuvato dall’incantevole musica di Alexandre Desplat). La solitudine è il tema cardine: il desiderio di non essere più soli è il motore che aziona gli ingranaggi di un sistema cardiocircolatorio “atompunk” che dà vita a indimenticabili personaggi lasciati, con rammarico, in balìa della loro solitaria esistenza. Un atto d’amore.


Articolo di Alessandro Pin

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