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Le Mans ’66 – La grande sfida (2019)

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LE MANS' 66 - LA GRANDE SFIDA | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Nel 1966, Carroll Shelby, noto imprenditore e pilota automobilistico, è incaricato dalla Ford Motor Company di progettare un’auto in grado di battere il Cavallino rampante del nobile ing. Enzo Ferrari nella 24 Ore di Le Mans ’66, la prestigiosa e più importante gara automobilistica a livello mondiale. Nulla sembra vincere il motore della Scuderia Ferrari, fin quando Shelby riesce a convincere il sig. Henry Ford II a far gareggiare il burbero amico britannico Ken Miles, brillante meccanico e abile pilota collaudatore, con cui costruisce e collauda la roboante Ford GT40 MK II: l’auto giusta, ma soprattutto con l’uomo giusto al volante, in grado di infrangere ogni record.

 

James Mangold non solo mostra il legame di profonda amicizia che ha caratterizzato la collaborazione tra il sicuro e determinato Carroll Shelby (un composto e sobrio Matt Damon) e il “puro sangue”, difficile da domare, Ken Miles (il sempre superlativo Christian Bale), ma trasmette lo spirito che ha temprato l’animo dei piloti e delle case automobilistiche per cui gareggiavano. La rivalità tra la scuderia Ferrari e l’industria Ford è perfettamente cesellata, dallo strepitoso confronto con uno scettico Enzo Ferrari (il nostrano Remo Girone) che, di fronte a uno sbigottito Lee Iacocca (Jon Bernthal), rinuncia alla fusione con la Ford (per problemi di autonomia decisionale in merito ai circuiti dove far gareggiare i suoi capolavori di meccanica), fino al management imprenditoriale di Henry Ford II (un convincente Tracy Letts) che, a seguito del rifiuto, colpito sul personale dall’invincibile italiano, è determinato a sfidare l’imbattuta Ferrari nella 24 Ore di Le Mans.

 

Le Mans ’66 non è il remake de Le 24 Ore di Le Mans con Steve McQueen del 1971, che mostrava, con incredibile realismo per l’epoca, la gara del 1970 – nonostante lo scarso successo al botteghino, il docufilm diretto da Lee H. Katzin rimane, ancora oggi, un punto di riferimento per il genere –, ma un affresco sportivo infuso di sentimento e dramma (assimilabile a Rush del 2013, diretto da Ron Howard): colori che, generalmente, i film sulle corse tendono a far sbiadire per concentrarsi solo sull’estetica della gara. Ispirato da Cuore come una ruota del 1973, diretto da Jonathan Kaplan, e l’incredibile tecnica registica di Gran Prix del 1966, diretto da John Frankenheimer, James Mangold impiega un parco auto autentico, ricostruito da zero, facendo un uso essenziale della computer grafica, per trasmettere passione e autenticità in ogni dettaglio scenografico.

 

Con un motore perfettamente oliato e calibrato, spinto a 7000 giri e il cui rombo è mixato allo stato dell’arte, la macchina narrativa sfreccia a 320 chilometri orari sull’asfalto in modo pulito, asciutto, senza sbandare. Oltre a fare spettacolo, grazie a un montaggio serrato (nonostante la notevole durata) e sequenze d’azione sportive tra le più belle e convincenti portate sul grande schermo, James Mangold, per sua natura intimista, proietta le emozioni da dentro l’abitacolo, dalla prospettiva dei piloti, al di fuori, lungo i rettilinei e le pericolose curve.

 

Le Mans ’66 è la storia della più famosa competizione tra i due colossi automobilistici Ford e Ferrari, attraverso il cambiamento del modo di pensare e agire dei duri e puri imprenditori, gli abili e coraggiosi sportivi e i provetti meccanici e ingegneri che ne hanno preso parte. Con un finale storicamente amaro, addolcito dal bisogno dell'essere umano di continuare a migliorarsi per infrangere ancora un altro record, la pellicola di James Mangold pone al primo posto la figura dei piloti Carroll Shelby e Ken Miles: professionisti al volante di auto oltremodo veloci che, fermando il tempo, hanno fatto sognare intere generazioni.

Alessandro Pin


SENTIERI DEL CINEMA

Scheda

TITOLO ORIGINALE
Ford v Ferrari

PRODUZIONE
Peter Chernin, James Mangold, Jenno Topping

REGIA
James Mangold

SCENEGGIATURA

Jez Butterworth, John-Henry Butterworth, Jason Keller

CAST

Matt Damon, Christian Bale, Jon Bernthal, Caitriona Balfe, Josh Lucas, Noah Jupe, Tracy Letts, Remo Girone, Ray McKinnon, JJ Feild, Jack McMullen, Corrado Invernizzi

COLONNA SONORA
Marco Beltrami, Buck Sanders

FOTOGRAFIA

Phedon Papamichael

MONTAGGIO

Andrew Buckland, Michael McCusker, Dirk Westervelt

SCENOGRAFIA
François Audouy, Peter Lando

COSTUMI
Daniel Orlandi


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