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Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato (2012)

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LO HOBBIT - UN VIAGGIO INASPETTATO | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Dopo aver narrato, in un epico prologo, ciò che è accaduto al grande e ricco regno dei Nani di Erebor, Bilbo Baggins, burbero e solitario hobbit (giovane di spirito grazie al seducente potere di un magico anello) che vive col nipote Frodo nella lussureggiante Contea, comincia a raccontare la storia della sua inaspettata avventura di sessant’anni prima: “In un buco nella terra, viveva uno Hobbit. Non era un buco brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intriso di puzza, era un buco hobbit, vale a dire buon cibo, un caldo focolare e tutte le comodità di una casa”.

 

Bilbo Baggins abita una radura incontaminata, ove gli Hobbit vivono in armonia con la natura; è abituato alla tranquillità della sua casa, ma la monotonia è scossa quando si presenta alla sua porta Gandalf il Grigio, stregone errante, foriero di avventure (Ian McKellen riprende il ruolo dopo Il signore degli anelli, semplicemente perfetto).

 

La vita di Bilbo è stravolta non da uno, ma da ben tredici Nani che lo convincono (o meglio, è Bilbo che si lascia convincere) a intraprendere un lungo e pericoloso viaggio. Un’odissea verso la riconquista della Montagna Solitaria, patria dei Nani, e il tesoro che si cela tra le sue profondità, ove il drago Smaug il Terribile ha preso fissa dimora e ne ha fatto la sua casa. Bilbo affronta una miriade di peripezie tra Troll, Elfi, Mannari selvaggi, Giganti di pietra, Goblin e una creaturina apparentemente indifesa di nome Gollum e del suo prezioso anello che gli cambierà la vita per sempre.

 

I Nani sono ottimamente caratterizzati; solo ad alcuni, tuttavia, è concesso lo spazio di farsi conoscere. Simpaticissimi l’anziano Balin, mentore di Thorin, e il lottatore Dwalin, fratello di Balin, i giovani avventati Kili e Fili e l’amichevole e burlone Bofur (Nano di maggior sensibilità, poiché accetta e si affeziona per primo allo “scassinatore” Bilbo). Gli altri Nani sono mere macchiette con un temperamento sopra le righe. Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage, aitante e per nulla bitorzoluto, stona come Nano) ha un carattere a metà strada tra l’integrità di Aragorn e l’orgoglio e la testardaggine di Boromir; carismatico erede delle ricchezze perdute dei Nani, Thorin ha non poche riserve nei confronti di Bilbo e la sua partecipazione alla missione.

 

Bilbo Baggins è interpretato da un Martin Freeman in stato di grazia: un’autentica sorpresa. Quando si è pensato a come potesse essere un Bilbo ringiovanito, tutti hanno storto il naso per il confronto con il veterano Ian Holm; tuttavia, il bravissimo attore inglese stupisce anche il più scettico, conferendo al personaggio freschezza e maturità fuori dal comune. Bilbo è un personaggio “a tutto tondo” che si evolve nel prosieguo del viaggio ed è proprio per merito dell’interpretazione di Martin Freeman che ci si rende conto (ed emoziona) del suo cambiamento.

 

Il cattivo è Azog l’Orco pallido che asservisce allo scopo di completare la caratterizzazione di Thorin, con cui ha una faccenda in sospeso. Azog è privo di spessore, come del resto l’ingombrante e canterino re dei Goblin. I “veri” cattivi sono, bensì, altri due che si intravedono solamente: il drago Smaug, nemesi dei Nani che fa da leitmotiv alla vicenda, e il Negromante che resta nell’ombra per preparare, da dietro le quinte, l’oscuro scenario. La scena più emozionante e di superba regia è dedicata a Gollum e i suoi indovinelli: un grande e gradito ritorno dell’inimitabile Andy Serkis (anche aiuto regista). In Un viaggio inaspettato, infatti, sono mostrati l’incontro tra Bilbo e la bipolare creaturina degli abissi, il (ri)trovamento dell’anello e la fuga dal mortale nascondiglio. Un meccanismo di pura suspense. Emozionante.

 

Un viaggio inaspettato è un’epica avventura ad ampio respiro. Oltre al romanzo, Peter Jackson attinge a piene mani alle appendici de Il signore degli anelli, inserendo alcuni elementi che fanno da ponte con la trilogia, tra cui il personaggio di Radagast il Bruno (un istrionico ed eccentrico Sylvester McCoy), sciamano della foresta, che si addentra a Dol Guldur, ove scopre la minaccia che si cela tra le sue rovine; mentre il capitolo del Bianco Consiglio segna il gradito ritorno di Christopher Lee nei panni di Saruman, Cate Blanchett nella candida veste della celestiale Galadriel e Hugo Weaving nel ruolo di Elrond. Dopo la breve sosta a Gran Burrone, la compagnia dei Nani è protagonista di una scena d’azione dopo l’altra. Senza sosta. In un turbinio di scontri, fughe e divertenti sequenze.

 

La morale della fiaba è l’amicizia. Un tema importante che lega e rende i Nani solidali e fraterni. La crescita del personaggio principale, uno Hobbit saldo alle sue convinzioni e abitudini, si evince dal mutamento che scaturisce dal viaggio di pseudoformazione che intraprende. La motivazione, secondo cui Gandalf abbia scelto Bilbo per aiutare i Nani nella loro impresa, è insita nel valore che hanno le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità, i piccoli atti di gentilezza e amore; non nel controllo di un potere assoluto di cui si può essere facilmente vittima. La paura dell’oscurità è il peggior nemico, mentre il potere assoluto non è in grado di vincerla. La compassione è l’altro tema espresso nella sequenza più toccante e nostalgica, quando Bilbo, prima di fuggire dalla caverna, risparmia la vita a Gollum; un sentimento già emerso ne La compagnia dell’anello, quando Gandalf racconta a Frodo della peripezia di Bilbo: “Il mio cuore mi dice che Gollum ha ancora una parte da recitare, nel bene o nel male, prima che la storia finisca. La pietà di Bilbo può decidere il destino di molti.” La morale più importante di tutte.

 

Howard Shore importa gran parte delle musiche da Il signore degli anelli; il tema portante, di cui abusa (propriamente) durante le scene d’azione, è evocativo e trainante. Il brano musicale dei titoli di coda è scritto da Neil Finn che ricalca il motivo della Montagna Solitaria; una canzone pop orecchiabile, ma lontana dalla bellezza dei brani della trilogia.

  

La differenza principale da Il signore degli anelli, è insita nella scelta stilistica. Un’aria fiabesca è scanzonata permea l’ambientazione che potrebbe infastidire chi si aspetta epicità e toni cupi. Ciò nonostante, non è da dimenticare che Lo Hobbit, scritto da J.R.R. Tolkien nel lontano 1954, ha un target infantile. Peter Jackson altro non fa che restare fedele allo spirito del romanzo. Di fatto, le creature che popolano la Terra di Mezzo in Un viaggio inaspettato sono concepite per essere assimilabili a quelle di un film d’animazione.

 

Un viaggio inaspettato trasporta nuovamente nel magico mondo creato da J.R.R. Tolkien, materializzato da Peter Jackson che ricalca pedissequamente il format de La compagnia dell’anello: una rocambolesca avventura che assicura divertimento ed emozione, ma sopratutto fa riflettere lungo il viaggio. Una storia sull’espatrio di un popolo, costretto a vagare per trovare una nuova dimora. Bilbo amplia le sue ristrette vedute, svincolandosi da un’insana routine, grazie a un viandante stregone e a uno sparuto gruppo di Nani che non si rendono, purtroppo, conto che la loro casa è intorno a loro, nel cuore saldo dei compagni di viaggio; mentre per il piccolo Bilbo è nel mondo là fuori (dalle mure domestiche) e la sua ricchezza è nascosta in un tesoro che lo trasformerà inconsciamente nella chiave di volta del conflitto che sta per abbattersi sulla Terra di Mezzo.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE

The Hobbit: An Unexpected Journey

PRODUZIONE

Carolynne Cunningham, Peter Jackson, Fran Walsh, Zane Weiner

REGIA

Peter Jackson

SCENEGGIATURA

Fran Walsh, Philippa Boyens, Peter Jackson, Guillermo del Toro

SOGGETTO

J.R.R. Tolkien

CAST

Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, Ken Stott, Graham McTavish, William Kircher, James Nesbitt, Stephen Hunter, Dean O’Gorman, Aidan Turner, John Callen, Peter Hambleton, Jed Brophy, Mark Hadlow, Adam Brown, Ian Holm, Elijah Wood, Hugo Weaving, Cate Blanchett, Christopher Lee, Andy Serkis, Sylvester McCoy

COLONNA SONORA

Howard Shore

FOTOGRAFIA

Andrew Lesnie

MONTAGGIO

Jabez Olssen

SCENOGRAFIA

Dan Hennah, Simon Bright, Ra Vincent

COSTUMI

Bob Buck, Ann Maskrey, Richard Taylor


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