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Logan – The Wolverine (2017)

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LOGAN - THE WOLVERINE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

2029. L’umanità ha vinto i mutanti. Wolverine (Hugh Jackman nella sua ultima, e senza dubbio migliore, interpretazione del personaggio), mutante dall’ossatura indistruttibile la cui capacità di rigenerare i tessuti è ormai inesorabilmente compromessa, è uno dei pochi superstiti. Logan vive alla giornata, facendo l’autista privato si guadagna la possibilità, tra alcol e farmaci, di fuggire dal Texas insieme al suo mentore, il vecchio e stanco Charles Xavier (Patrick Stewart è fenomenale): il mutante più potente e pericoloso al mondo, affetto da una malattia neurologica degenerativa che gli provoca devastanti attacchi psichici, mortali per chiunque lo circondi. Finalmente, l’ex Professor X abbandona il “moralismo” che l’ha sempre caratterizzato, utilizzando un linguaggio forte (atipico per il personaggio) che evidenzia un distopico, ma necessario, cambiamento di morale. Logan tiene rinchiuso Charles in un nascondiglio nel deserto per proteggere il mondo dai suoi instabili poteri: una bomba a orologeria pronta a esplodere in qualsiasi momento. Con loro vi è Calibano (Stephen Merchant è sorprendente in ruolo drammaticissimo), mutante-badante, intollerante alla luce del sole, in grado di rintracciare altri mutanti che cercano di sopravvivere in un mondo che li vuole sterminati. Il rapporto fra i tre personaggi è significativo e pone il focus sul bisogno di Logan di lasciarsi alle spalle il passato (che non riesce a seppellire), neanche quando ciò diventa necessario.

 

Braccati da abili mercenari al soldo di un’organizzazione guidata da un folle scienziato, Logan e Charles sono costretti a una fuga anticipata insieme a Laura (l’esordiente Dafne Keen che ricorda Chloë Grace Moretz in Kick-Ass), una ragazzina sopravvissuta che, introversa e silenziosa, ma dannatamente efferata quando combatte, cela un grande segreto. James Mangold mostra proiettili, ferite aperte, sangue, mutilazioni e teste mozzate, tutto a comporre un quadro sporco, sudicio, stantio, vecchio, come i protagonisti. La società non si è evoluta, ma è rimasta prigioniera nell’ignoranza di fronte alla “questione mutante”.

 

Il rapporto tra Laura e Logan, che cerca in tutti i modi di “educare” la scontrosa ragazzina, funziona a meraviglia ed emoziona. La famiglia è il valore più importante, così come erano importanti gli X-Men per Charles, una volta preside della scuola per giovani dotati tra cui vi era Logan, il migliore e più problematico degli allievi, che ora si prende cura del vecchio morente come un figlio devoto. È sufficiente sedersi intorno a un tavolo con una cena a base di calorosa accoglienza per ricordare i bei tempi passati e sentirsi ancora una famiglia. Singolare trovare in un cinecomic una così profonda definizione e caratterizzazione dei personaggi (chi avesse perso i precedenti episodi non faticherà a ritrovarsi nel background dei protagonisti), su cui il regista punta tutto e il risultato è piacevolmente amaro, seppur devastante.

 

La fuga degli anti-eroi ricorda un film d’autore, piuttosto che un cinecomic, ove il “colore” è persino superfluo, poiché si ha la costante sensazione che un intramontabile “bianco e nero” sarebbe stato perfetto. Laura, sulla strada verso l’ultima speranza del genere mutante, incontra alcuni bambini, sopravvissuti come lei alla società, e scopre il valore dell’amicizia; inizia così a pensare che il suo destino possa essere diverso da quello di Logan che, ormai allo stremo delle forze, s’immola per salvare la nuova generazione di X-Men dall’annientamento. Nello scontro finale è esaltata la drammaticità del climax definitivo che pone Wolverine (letteralmente) contro se stesso. Così termina la storia di Logan e degli X-Men. Una conclusione angosciante in cui il gene mutante può ancora sopravvivere in un mondo triste e crudele, dove i ragazzini riversano il loro odio contro il genere umano e sono capaci di azioni violente.

 

Logan è il Mad Max dei cinecomic. Desolati deserti, sale da gioco, campi di grano mietuti da gigantesche macchine e foreste primitive sono gli scenari di un western post-apocalittico in stile Non è un paese per vecchi. Un road movie nella coscienza dei protagonisti che, ormai giunti alla fine della loro storia, si guardano indietro per andare avanti arrancando, appesantiti dagli anni e dalle atrocità commesse e afflitti da malattie incurabili, verso un’oasi di salvezza per i mutanti. Neorealistico, stropicciato, slavato, macchiato, consumato, Logan annienta e ricostruisce il genere tra le pagine di un fumetto vintage. Autoironico verso una saga che ha avuto i suoi alti e bassi (e un po’ incongruente), questo cinecomic d’autore giunge con coraggio a livelli di eccellenza per siglare la parola fine col sangue di Wolverine. Crudo. Cruento. Rabbioso. Adamantino. (Im)mortale.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Logan

PRODUZIONE
Simon Kinberg, Hutch Parker, Lauren Shuler Donner

REGIA
James Mangold

SCENEGGIATURA
Scott Frank, James Mangold, Michael Green

STORIA
James Mangold

CAST
Hugh Jackman, Patrick Stewart, Dafne Keen, Boyd Holbrook, Stephen Merchant, Elizabeth Rodriguez, Richard E. Grant, Eriq La Salle

COLONNA SONORA
Marco Beltrami

FOTOGRAFIA
John Mathieson

MONTAGGIO
Michael McCusker, Dirk Westervelt

SCENOGRAFIA
François Audouy, Peter Lando

COSTUMI
Daniel Orlandi


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