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Looper (2012)

LOOPER | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Looper

PRODUZIONE

Ram Bergman, James D. Stern

REGIA

Rian Johnson

SCENEGGIATURA

Rian Johnson

CAST

Joseph Gordon-Levitt, Bruce Willis, Emily Blunt, Paul Dano, Noah Segan, Piper Perabo, Jeff Daniels, Pierce Gagnon, Qing Xu, Tracie Thoms, Frank Brennan, Garret Dillahunt, Nick Gomez, Marcus Hester

COLONNA SONORA

Nathan Johnson

FOTOGRAFIA

Steve Yedlin

MONTAGGIO

Bob Ducsay

SCENOGRAFIA

Ed Verreaux, Kate Sullivan

COSTUMI

Sharen Davis

🖋️ Recensione

2074. I criminali catturati sono spediti nel 2044, dove il looper Joe aspetta paziente che compaiano di fronte a lui, legati e incappucciati, per essere giustiziati e incassare, così, la taglia in pezzi d’argento: ambita moneta dei bassifondi. Il loop si innesca quando Joe, inconsapevole, riceve l’incarico di uccidere il suo alter ego del futuro.

 

Le scelte sono due: eliminarlo per poi incassare la sostanziosa taglia e sistemarsi a vita in attesa della propria futura cattura (una specie di patto con il diavolo risolutore), oppure lasciarsi sfuggire, per distrazione o istinto di sopravvivenza, la vittima designata. Le conseguenze di quest’ultima opzione sono ovviamente disastrose e, così, il looper inizia una caccia volta a catturare se stesso. Un vero e proprio loop. Joseph Gordon-Levitt è pesantemente truccato, quasi imbolsito, da risultare quasi irriconoscibile per assomigliare alla controparte futura impersonata da Bruce Willis che rende al meglio nelle sparatorie più concitate; il Joe del futuro ha il compito di dare la caccia a colui che, nel presente ancora bambino, diventerà il deus ex machina che vorrà i looper eliminati.

 

Rian Johnson tratteggia sinistri sobborghi, prendendo ispirazione dall’iconica Los Angeles di Blade Runner, e tinge di noir le strade e i vicoli bui dove povertà, criminalità e droga dilagano come nella Detroit di RoboCop. Il talentuoso autore e regista non fa distinzione tra personaggi buoni e cattivi, ma caratterizza ognuno con una precisa motivazione, giusta o sbagliata che sia. Il complesso meccanismo narrativo, di difficile gestione, riesce nell’intento di imbrigliare la storia in un loop di eventi bisognoso di interruzione, come se il protagonista Joe fosse un elemento di disturbo, poiché unico in grado di sbrogliare l’intreccio con l’obiettivo che il deus ex machina non diventi mai tale.

 

Looper, tra persone “affette” da telecinesi e un futuristico stile retrò, come se il film fosse uscito negli anni Ottanta (la droga assunta come collirio sembra un parto dell’immaginazione di Philip K. Dick), riesce a trasmettere tutto il suo potenziale, ricordando L’esercito delle 12 scimmie (un altro macchinoso, ma geniale, intrico narrativo, sempre con Bruce Willis), ove il crononauta è confuso e i suoi ricordi offuscati; mentre in Looper i ricordi dell’anziano Joe si rinnovano di conseguenza alle azioni dell’alter ego del passato.

 

Grande attenzione è data ai dettagli, senza cui la pellicola sarebbe crollata sotto il peso di meccaniche incomprensibili. Quando il “vero” protagonista è il viaggio nel tempo, la soglia d’attenzione dev’essere alta per non farsi sfuggire nomi, luoghi, date e tempistiche degli eventi. Un problema che Looper aggira facilmente con una narrazione serrata, veloce e intelligente. Rian Johnson ha questa “semplice” visione del tempo: il futuro incontra il suo passato in un delicato loop che, fin dall’inizio (perché un principio è delineato), potrebbe rompersi come un cuore infranto, rendendo l’amore il vero deus ex machina degli eventi.

🎞️ TRAILER


Articolo di Alessandro Pin

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