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L’uomo di Marte (2011)

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L'UOMO DI MARTE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
Illustrazione di MATT TAYLOR


Recensione

Durante una missione di esplorazione sul Pianeta rosso, l’astronauta e biologo Mark Watney, creduto morto dopo una violenta tempesta di sabbia, è abbandonato dai compagni di missione. Il romanzo inizia in medias res, con il prode eroe americano (sopravvissuto) pronto a rimboccarsi le maniche per sconfiggere la fame, il tempo e la solitudine. I mezzi a sua disposizione, per cercare di comunicare con la Terra, sono l’esperienza e la pazienza: condizioni fondamentali per la salvezza. Un plot che rimanda al Robinson Crusoe di Daniel Defoe.

 

Andy Weir descrive l’esperienza incredibile del protagonista attraverso il suo diario: “sol” dopo “sol”, Watney si diletta inventore e “prestigiatore” con la tecnologia (come MacGyver), un esploratore in uno sconfinato e ferale deserto in lotta contro se stesso. La chiave di scrittura che l’autore utilizza per decifrare le soluzioni tecnologiche che, passo dopo passo, accompagnano Watney lungo l’ardua avventura, è insita in un linguaggio tecnico poco accessibile a chi non è avvezzo al genere. Il grado di “leggerezza” insolita e a tratti fuori luogo per un dramma così sventurato, scaturisce dalla dose di umorismo che Andy Weir inietta nel protagonista, come un dolce vitaminico: un improvvisato supereroe americano tutto d’un pezzo che ascolta musica anni Settanta, come Star-Lord dei Guardiani della Galassia.

 

Parallelamente all’avventura su Marte, è narrato il punto di vista del Controllo Missione sulla Terra che cerca disperatamente di riportare a casa il naufrago spaziale; allo stesso tempo, nello spazio il cameratismo tra i compagni d’equipaggio di Watney (che tornano a Marte per salvare il collega e amico disperso) è coinvolgente, seppur le dinamiche del recupero, compreso il supporto ricevuto dalle altre nazioni (senza apparenti condizioni) portino a riflettere sull’eccessivo “ottimismo americano”.

 

Andy Weir scala le classifiche di vendita con L’uomo di Marte. Il successo editoriale scaturisce da una componente “cinematografica” (sembra quasi di leggere una sceneggiatura) che permette al romanzo di raggiungere anche i lettori occasionali. Per evitare complesse digressioni, l’autore cambia sovente scenario e stile, passando dal diario alla narrazione in terza persona e l’analessi; ciò porta a essere sbalzati da un punto di vista all’altro troppo rapidamente. Le parti migliori del romanzo sono quelle che vedono protagonista Watney, mentre il punto debole è insito nella tentazione (che la lettura suscita) di scorrere velocemente i capitoli per vedere quale soluzione il naufrago riuscirà a trovare per risolvere i problemi che lo separano da casa. Il focus è posto, dunque, sulla riuscita della missione a livello “pratico”, meno a livello psicologico. Il senso di disagio, lo smarrimento, la paura rimangono, purtroppo, sottotraccia.

 

Andy Weir, programmatore di computer e scrittore esordiente, dimostra di conoscere bene la materia scientifica che tratta, ma non fa suo lo stile utilizzato per approcciarsi al genere, lontano anni luce dal genio di Arthur C. Clarke; tuttavia, lo spirito solare e ottimistico che permea il romanzo trasmette una morale importantissima e attualissima.

Alessandro Pin



Scheda

TITOLO ORIGINALE

The Martian

AUTORE

Andy Weir

PRIMA EDIZIONE ORIGINALE

2011

PRIMA EDIZIONE ITALIANA

2014

TRADUZIONE ITALIANA

Tullio Dobner

ALTRI TITOLI ITALIANI

Sopravvissuto – The Martian


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