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L’uomo di Marte (2011)

L'UOMO DI MARTE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
Illustrazione di ERIC WHITE

📄 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

The Martian

AUTORE

Andy Weir

PRIMA EDIZIONE ORIGINALE

2011

PRIMA EDIZIONE ITALIANA

2014

TRADUZIONE ITALIANA

Tullio Dobner

ALTRI TITOLI ITALIANI

Sopravvissuto – The Martian

Recensione

Il biologo Mark Watney, durante una missione di esplorazione sul Pianeta rosso, è creduto morto dopo una violenta tempesta di sabbia. Il romanzo inizia in medias res, con l’astronauta sopravvissuto, abbandonato dai compagni di missione, pronto a rimboccarsi le maniche per sconfiggere la fame, il tempo e la solitudine. I soli mezzi a sua disposizione, per trovare un modo di comunicare con la Terra, sono l’esperienza e la pazienza: fondamentali per la salvezza.

 

Andy Weir descrive l’incredibile esperienza del protagonista attraverso il suo diario: “sol” dopo “sol”, Watney si diletta inventore e “prestigiatore” con la tecnologia, come MacGyver: un esploratore in uno sconfinato e ferale deserto in lotta contro se stesso. La chiave di scrittura che l’autore utilizza per decifrare le soluzioni tecnologiche che, passo dopo passo, accompagnano Watney lungo l’ardua avventura, è insita in un linguaggio tecnico poco accessibile a chi non è avvezzo al genere. Il grado di “leggerezza” insolita, e a tratti fuori luogo per un dramma così sventurato, scaturisce dalla dose di umorismo che Andy Weir inietta nel carattere del protagonista, come un dolce vitaminico: un improvvisato supereroe americano tutto d’un pezzo che ascolta musica anni Settanta, come Star-Lord in Guardiani della galassia.

 

Parallelamente all’avventura su Marte, è narrato il punto di vista sulla Terra del Controllo Missione che cerca disperatamente di riportare a casa il naufrago spaziale; al tempo stesso, nello spazio, il cameratismo tra i compagni d’equipaggio di Watney, che tornano a Marte per salvare il collega e amico disperso, è coinvolgente, seppur le dinamiche del recupero, compreso il supporto ricevuto dalle altre nazioni, senza apparenti condizioni, portino a riflettere sull’eccessivo “ottimismo americano”.

 

Andy Weir scala le classifiche di vendita con L’uomo di Marte. Il successo editoriale scaturisce da una componente “cinematografica” (sembra quasi di leggere una sceneggiatura) che permette al romanzo di raggiungere anche i lettori occasionali. Per evitare complesse digressioni, l’autore cambia sovente scenario e stile, passando dal diario alla narrazione in terza persona e l’analessi; ciò porta a essere sbalzati da un punto di vista all’altro troppo rapidamente. Le parti migliori del romanzo sono quelle che vedono protagonista Watney, mentre il punto debole è insito nella tentazione che la lettura suscita di scorrere velocemente i capitoli per vedere quale soluzione il naufrago riuscirà a trovare per risolvere i problemi che lo separano da casa. Il focus è posto, dunque, sulla riuscita della missione a livello “pratico”, meno a livello psicologico. Il senso di disagio, lo smarrimento e la paura rimangono, purtroppo, sottotraccia.

 

Andy Weir, programmatore di computer e scrittore esordiente, dimostra di conoscere bene la materia scientifica che tratta, ma non fa suo lo stile utilizzato per approcciarsi al genere; tuttavia, lo spirito solare e ottimistico che permea il romanzo, attraverso un plot che rimanda a Robinson Crusoe di Daniel Defoe, trasmette una morale attualissima.


Articolo di Alessandro Pin

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