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Macchine mortali (2018)

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MACCHINE MORTALI | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Il mondo è cambiato. Lo sento nell’acqua, lo sento nella terra, lo avverto nell’aria. Molto di ciò che era si è perduto, perché ora non vive nessuno che lo ricordi”. L’incipit de La compagnia dell’Anello di Peter Jackson (qui in veste di produttore) è perfetto per descrivere lo scenario di Macchine mortali. Dopo una devastante guerra durata solo sessanta minuti, il mondo non è più lo stesso. Le città sono distrutte e dalle loro ceneri sorgono avamposti semoventi: città mobili abitate dai Trazionisti che, per sopravvivere al conflitto, vagano nella desolazione come predatori a caccia di prede da “fagocitare”.

 

Hester Shaw è una giovane mossa da vendetta verso chi le ha tolto tutto: Thaddeus Valentine, famoso storico e cittadino più influente di Londra, la più grande città trazionista. Hester affronta un’avventura che la porta con Tom Natsworthy (apprendista storico) e Anna Fang (criminale che lotta per giusta causa) a sventare una minaccia che rischia di distruggere il genere umano. Ma chi è in realtà Hester Shaw? Tra città che strisciano sul ventre e altre che si librano alte nei cieli, si combattono battaglie personali di enorme portata. Pericolosi segreti si celano nella tecnologia degli Antichi: un potente artefatto è portato alla luce che, attraverso la brama di potere, corrompe gli animi puri. Una storia di vendetta, corruzione, potere, malvagità a cui si contrappongono speranza, libertà, solidarietà, amicizia. La lotta tra bene e male in un mondo post-apocalittico steampunk in cui il Darwnismo urbano detta legge; ma le cose stanno per cambiare: nelle terre orientali di Shan Guo, gli Anti-Trazionisti, stazionati in lussureggianti praterie e barricati dietro un’imponente muraglia (cinese), si preparano al conflitto per difendersi dai Trazionisti che vedono nell’ultima riserva naturale, fertile e incontaminata rimasta nel mondo un terreno da invadere e saccheggiare. Una guerra calda di macchine mortali tra superpotenze, ove i buoni sono gli orientali assediati e i cattivi gli occidentali invasori.

 

Macchine mortali è diretto da Christian Rivers, collaboratore di lunga data di Peter Jackson, che realizza efficaci sequenze d’azione e coinvolge con scenari maestosi e costumi di magnifica fattura. Un tripudio di azione ed effetti speciali che, proprio per la sovrabbondanza, eclissa in parte la caratterizzazione dei personaggi così ben cesellata da Philip Reeve nel suo romanzo omonimo che scava più in profondità; tuttavia, a livello cinematografico la trasposizione di Peter Jackson, Philippa Boyens e Fran Walsh funziona grazie a un ritmo che non stanca, arricchito di utili analessi che disvelano il background dei personaggi chiave: la protagonista Hester Shaw (Hera Hilmar trasmette rabbia e paura), Thaddeus Valentine (Hugo Weaving è un perfetto folle idealista) e Shrike (Stephen Lang in motion capture), il più affascinante e l’unico che gode di una definizione a tutto tondo, un golem fatto di metallo e ingranaggi, un mostro aberrante che anela ad amare ed essere amato, come il prototipo di Mary Shelley. Sfigurato. Minaccioso. Robotico. Testimone e portatore di morte. Apocalittico nell’aspetto. Terribile nello scopo. Umano nell’empatia. Una macchina mortale come Terminator. Un’autentica sorpresa. Una storia che attinge a repertori narrativi consolidati (e già discussi), ma fa dell’ambientazione il suo punto di forza.

 

Un ideale da preservare, una terra da sfruttare, una rocambolesca avventura da narrare, una guerra da combattere e un mondo da cambiare (grazie a un piccolo oggetto, chiave di volta del conflitto) sono gli ingredienti di un mix esplosivo di elementi importati da fonti autorevoli come Il signore degli anelli, Star Wars, Mad Max e Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki, autoconclusivo nella sua perfetta, e allo stesso tempo imperfetta, realizzazione. Una pellicola che, partendo da un incipit spettacolare, corre (fin troppo) veloce su strade sterrate e a tratti dissestate, ma che giunge con cuore grande a una poetica utopia.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE

Mortal Engine

PRODUZIONE

Deborah Forte, Peter Jackson, Amanda Walker, Fran Walsh, Zane Weiner

REGIA

Christian Rivers

SCENEGGIATURA

Fran Walsh, Philippa Boyens, Peter Jackson

SOGGETTO

Philip Reeve

CAST

Hera Hilmar, Robert Sheehan, Hugo Weaving, Jihae, Ronan Raftery, Leila George, Patrick Malahide, Stephen Lang, Colin Salmon

COLONNA SONORA

Tom Holkenborg

FOTOGRAFIA

Simon Raby

MONTAGGIO

Jonno Woodford-Robinson

SCENOGRAFIA

Dan Hennah, Rosie Guthrie, Shane Vieau

COSTUMI

Bob Buck, Kate Hawley


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