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Mad Max: Fury Road (2015)

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MAD MAX: FURY ROAD | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Max Rockatansky, un uomo che ha perso tutto, vaga nelle terre desolate di un mondo post-apocalittico di fuoco e sangue, in cerca di redenzione. Durante una corsa rocambolesca si imbatte in Furiosa, imperatrice in fuga dal giogo di schiavitù imposto con crudeltà dal malvagio Immortan Joe, sovrano della Cittadella. Sentendosi tradito da Furiosa, che gli ha sottratto le sue bellissime riproduttrici, Immortan Joe dà inizio a una spietata caccia che porta il suo esercito di Figli di Guerra fino ai confini della civiltà: devoti zeloti votati al sacrificio, contro un manipolo di coraggiose donne guerriere e un folle uomo che cambierà il loro destino.

 

Mad Max ritorna sul grande schermo dopo trent’anni, più “mad” e scatenato che mai, in questo reboot della saga che ha fatto la storia del cinema d’azione. Fury Road è frenesia allo stato puro. L’inizio è allucinante: poche parole pronunciate fuori campo fanno da preambolo alla sorte attesa dal mondo, aprendo il sipario (consunto) su una spettacolare fuga in slapstick, tra tunnel claustrofobici e agghiaccianti inquadrature in pieno stile orrorifico. Max (Tom Hardy sostituisce in modo sorprendente Mel Gibson), alquanto “passivo” di fronte all’esplosiva parata su quattro ruote che lo travolge, cede presto il posto di protagonista all’Imperatrice Furiosa di Charlize Theron, vera sorpresa dell’on the road per eccellenza.

 

In Fury Road il ruolo della donna domina e conquista: un simbolo di libertà, forza e coraggio. Furiosa è il cuore e l’anima della storia: una donna bisognosa di riscatto che intraprende una rapida fuga su una blindocisterna da battaglia. La sua missione: liberare da un’eterna schiavitù la sua terra natale, salvando le bellissime concubine di Immortan Joe da un infausto destino. Evocativa la splendida immagine della donna incinta in candida veste, immagine di purezza e bellezza, simbolo di ciò che è scomparso da quella brulla e arida terra, a cui si contrappone una scena fortemente disturbante, emblema del marciume dell’uomo, con vittima il neonato portato in grembo.

 

Furiosa eccelle nell’uso delle armi da fuoco (la scena in cui Max le presta la spalla per permetterle di sparare un colpo impossibile è emblematica), mentre il coriaceo e taciturno Rockatansky è un diesel come nella miglior tradizione: ci mette un po’ a carburare, ma rende come se fosse alimentato a benzina ad alto numero di ottani; tuttavia, resta sempre nelle retrovie, nella scia di Furiosa; George Miller, con un colpo da maestro, cela a occhi sovraccarichi di azione, ma esosi di vedere altro ancora, l’atto più devastante di Max. Furiosa riesce a destare Max dal suo tormento quotidiano, dandogli uno scopo per cui vivere, senza il quale avrebbe continuato a vagare sulle strade desolate del mondo, mangiando lucertole, perseguitato dai fantasmi del passato che gli salvano la vita (esempio di come il background di Max sia più di un mero dettaglio, una parte fondamentale nella costruzione del personaggio).

 

Il petrolio è la causa della guerra che devasta il mondo. Il motore della (in)civiltà sopravvissuta è azionato dal bisogno primordiale dell’essere umano: la supremazia del più forte attraverso il controllo incontrastato della molecola di cui lessere umano è essenzialmente costituito (definita brillantemente acqua-cola), avidamente custodita dal carismatico Immortan Joe (il buon vecchio Hugh Keays-Byrne segna il suo ritorno nella saga), con maschera dentata in stile Hannibal Lecter e corazza di sopravvivenza “alla Darth Vader”, considerato un redentore dalla popolazione della sua Cittadella che tiene sotto scacco. Immortan Joe e i suoi lacchè, tutti mutanti (elogio di come la diversità si estranei dalla società per prenderne le redini), comandano l’esercito dei Figli di Guerra: esseri umani devastati da tumori, dipinti di bianco, che impugnano il volante di auto semina-morte e si sacrificano come kamikaze (spruzzandosi vernice metallizzata nella bocca poco prima del trapasso – di grande impatto visivo) per meritarsi una morte gloriosa ed entrare nel Walhalla che li attende.

 

Eccezionale co-protagonista è Nux (il bravo Nicholas Hoult), personaggio a tutto tondo che si evolve, cambia le sue credenze e fa riemergere l’essere umano che alberga in lui, affogato nel folle veleno ideologico di Immortan Joe. Nux partecipa alla fuga senza sosta in cui l’estrogeno è l’ormone dominante: il gruppo di anziane sopravvissute (tra cui figura una perfetta Megan Gale) aiutano l’eroina Furiosa e il granitico Max a riconquistare speranza e salvezza per il proprio popolo.

 

Tom Holkenborg incalza ogni sequenza d’azione con brani dirompenti. Nota di merito all’australiano Iota, interprete del mitico chitarrista “sputa-fuoco” che, in tuta rossa (omaggio agli Slipknot), pratica bungee jumping su un palcoscenico su ruote per motivare le truppe di Immortan Joe.

 

Dopo aver ridefinito il genere dellaction movie con l’indelebile Interceptor, uscito alla fine degli anni Settanta, George Miller ritorna nel suo mondo crudo e cruento di cui modella ulteriormente la forma, sviscerandone l’essenza; scava in profondità il carattere dei personaggi, giungendo al cuore del cinema, attraverso la perfetta sinergia di elementi artistici e tecnici ed efficaci interpretazioni. Mad Max: Fury Road è un capolavoro d’autore in stato di grazia. AMMIRATELO!


Scheda

TITOLO ORIGINALE

Mad Max: Fury Road

PRODUZIONE

George Miller, Doug Mitchell, PJ Voeten

REGIA

George Miller

SCENEGGIATURA

George Miller, Brendan McCarthy, Nico Lathouris

CAST  

Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Hugh Keays-Byrne, Rosie Huntington-Whiteley, Riley Keough, Zoë Kravitz, Abbey Lee, Courtney Eaton

COLONNA SONORA

Tom Holkenborg aka Junkie XL

FOTOGRAFIA

John Seale

MONTAGGIO

Margaret Sixel

SCENOGRAFIA

Colin Gibson, Nicki Gardiner, Katie Sharrock, Lisa Thompson

COSTUMI

Jenny Beavan


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