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Noi (2019)

NOI - US | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Us

PRODUZIONE

Jason Blum, Ian Cooper, Sean McKittrick, Jordan Peele

REGIA

Jordan Peele

SCENEGGIATURA

Jordan Peele

CAST

Lupita Nyong’o, Winston Duke, Elisabeth Moss, Tim Heidecker, Shahadi Wright Joseph, Evan Alex, Yahya Abdul-Mateen II, Anna Diop, Cali Sheldon, Noelle Sheldon, Madison Curry, Ashley McKoy, Napiera Groves, Lon Gowan, Alan Frazier, Duke Nicholson, Dustin Ybarra, Nathan Harrington, Kara Hayward

COLONNA SONORA

Michael Abels

FOTOGRAFIA

Mike Gioulakis

MONTAGGIO

Nicholas Monsour

SCENOGRAFIA

Ruth De Jong, Florencia Martin

COSTUMI

Kym Barrett

🖋️ Recensione

Adelaide Wilson, il marito Gabe e i due figli vanno in vacanza al mare, vicino a Santa Cruz. Gabe suggerisce di andare in spiaggia per incontrarsi coi loro amici; tuttavia, Adelaide è restia ad accettare, poiché in quella stessa spiaggia, una notte di tanti anni prima, quando era ancora bambina, ebbe un trauma di cui porta ancora il terrificante ricordo. Una notte, la famiglia Wilson è aggredita da quattro malviventi che invadono la loro casa, scoprendo, con orrore e sgomento, di trovarsi di fronte ai loro doppelgänger; identici a loro nell’aspetto, le controparti si rivelano malvagie e bramose di vendetta. Inizia, così, una spietata caccia che porta Adelaide ad affrontare nuovamente il trauma del suo passato.

 

La premessa è agghiacciante: sotto la vita cittadina degli Stati Uniti si dipana una fittissima rete di cunicoli, gallerie e sub-strutture inutilizzate di cui nessuno si preoccupa e ignora la funzione. Una fortissima denuncia contro la divisione sociale che vede il “mondo di sopra” riflettersi nel frastagliato specchio del “mondo di sotto”, ove le regole non hanno più significato.

 

Jordan Peele apre le danze con dei conigli in gabbia e lancia la sfida su ciò che si pensa di sapere sulla società da lui rappresentata; attingendo ai topoi orrorifici dell’invasione domestica, i thriller soprannaturali e la distopia, l’autore e regista di Scappa – Get Out costruisce lentamente e in modo angosciante una fuga da misteriosi assassini, disvelando come il più grande nemico non sia il male in sé, ma la minaccia che la parte nascosta in ognuno di noi possa emergere con dirompente violenza.

 

Ogni attore, con una speciale menzione per Lupita Nyong’o, virtuosamente inquietante e straziante come se scambiasse la propria anima tra una ripresa e l’altra, ha il compito particolarmente difficile di interpretare se stesso e il proprio doppio contorto, trasmettendo terrore puro: li si vede diventare da spaventati e feriti a squilibrati e feroci. La fonte di maggior paura che suscita la pellicola sono le espressioni: non c’è niente di più spaventoso di un demoniaco sorriso dipinto sul viso di una ragazzina; inoltre, ogni personaggio è reso sacrificabile, rendendo ogni svolta narrativa dannatamente imprevedibile. Nessuno è al sicuro!

 

Si ha la costante sensazione che, prima o poi, si scateni un’apocalisse di proporzioni bibliche, la cui origine è da ricercare nell’io dei protagonisti. Di tutte le scelte intraprese da Jordan Peele, di cui nessuna è accidentale, poiché tutto appare pianificato fin nei minimi dettagli scenografici, il motivo del raddoppio è il più importante, poiché fornisce l’impulso al prosieguo della storia. Uno dei più importanti riferimenti è il versetto della Bibbia tratto da Geremia 11:11: “Perciò, così parla l’Eterno: Ecco, io faccio venir su loro una calamità, alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò.” Le popolazioni, dice Dio a Geremia, adorano falsi dèi, così come fecero i loro antenati, perché credono la nazione abbandonata a se stessa; Dio, perciò, intima a Geremia di non pregare per loro, perché non riceveranno grazia dalla calamità che scatenerà su di esse. Ciò che Noi suggerisce è semplice: gli invasori che ci distruggeranno saremo proprio noi stessi, senza più fede nei veri valori. Ovviamente, non esiste un chiaro tema del raddoppio nel verso citato; ciò nonostante, l’indicazione del versetto “11:11” è di per sé un doppio. Jordan Peele, per trasmettere chiaramente il messaggio, inserisce diversi altri elementi doppi: riflessi nelle finestre, la presenza di gemelli, immagini speculari e, naturalmente, i doppelgänger stessi.

 

L’idea chiave promossa da Noi è che il nostro io “ombra”, ovvero i nostri negativi inversi, non sia altro che un’entità separata dal nostro io cosciente; è su questa dicotomia che Jordan Peele costruisce una geniale architettura narrativa che, dalla prospettiva personale di ciascun personaggio, si espande alla concezione di popolazione: una nazione di persone che preferisce cancellare i propri misfatti, piuttosto che riconoscerli e correggerli, diventando, dunque, uno stato rovinoso, specchio di un’America traumatizzata la cui anima è spaccata in due e la cui la profonda ferita, non inferta da agenti esterni, sanguina continuamente a causa di un veleno che permea la mentalità dei suoi abitanti.

 

Mezzo secolo fa, vi era la crisi post-atomica che avvelenava la mente di fanatici costruttori di bunker sotterranei per sopravvivere all’apocalisse; un esempio, questo, che trova diversi parallelismi in Noi, come la creazione distopica di un’umanità “parallela” che sfugge al controllo, bisognosa di emanciparsi, salire in superficie e dominare; tuttavia, se si pone il focus, anziché sulla psiche individuale, sulle più ampie implicazioni culturali e sociali di questa idea e come sia modellato il modo in cui parliamo, pensiamo e agiamo in materia di etnia e classe, non si può non notare come le famiglie siano perseguitate dai loro doppi a causa di eventi a lungo dimenticati che non hanno causato personalmente, con il risultato che gli sforzi di dimenticare gli orrori della Storia hanno condotto il paese (ovvero gli Stati Uniti d’America) verso la sua decadenza.

 

Jordan Peele denuncia una nazione che si sta autodistruggendo, attraverso un tema a lui molto caro e personale: il razzismo, o meglio il distacco razziale che domina l’America ricca e bianca, è perfettamente rappresentato dalla famiglia Tyler, “falsa amica” della famiglia Wilson e sua immagine speculare. Nella scena di apertura, una televisione trasmette un importante spot del 1986, Hands Across America, pubblicizzando lo spettacolo imminente di milioni di americani che si tengono per mano a formare una catena umana che si estende da una costa all’altra. Hands Across America è stata fondata e guidata da Ken Kragen che, un anno prima, contribuì a organizzare la registrazione di We Are the World nel tentativo di combattere la fame in Africa. Allo stesso modo, l’obiettivo di Hands Across America era di creare uno spettacolo televisivo che avrebbe dovuto generare decine di milioni di dollari per aiutare i senzatetto negli Stati Uniti; i danni provocati dal capitalismo, secondo questa logica, sarebbero dovuti essere alleviati attraverso donazioni private generate dallo spettacolo televisivo. Hands Across America è stato un evento estremamente costoso, simbolo di come una nazione così potente e unita avrebbe potuto superare qualsiasi cosa: un’operazione tanto colossale quanto, in realtà, fallimentare. Questa è l’America post-moderna, secondo Jordan Peele, o meglio il simulacro di un’America ideale, governata oggi da un simulacro di Presidente: Donald Trump. L’autore, richiamando questo evento, pone in primo piano il messaggio secondo cui la cultura post-moderna rimanga la cultura dominante, i cui significati bombardano i media in modo casuale e caotico, mascherando gli orrori storici e materiali del capitalismo e il razzismo.

 

Noi, come suggerisce il titolo, non è una pellicola da cui ci si possa facilmente distaccare a livello emotivo, poiché coinvolge e travolge tutti noi. A livello narrativo, l’orrore di Noi scaturisce dal doppio oscuro che alberga la nostra anima, armato di forbici (i cui manici richiamano fortemente le orecchie dei conigli, simbolo di fertilità e furbizia) e determinato a recidere ogni legame con il doppelgänger che l’ha generato.

 

Carico di simbolismi, Noi è una grande e ambiziosa favola orrorifica su come una società che sviluppi un’amnesia volontaria sia destinata a disintegrarsi su se stessa. Con pungente ironia, Jordan Peele decanta una storia snervante e tormentosa, dai tratti marcatamente distopici e spaventosamente vicina a noi, in cui è possibile specchiarsi e lasciare che l’abisso, a sua volta, scavi dentro l’animo per portare alla luce il male celato; un male terrificante.

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Articolo di Alessandro Pin

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