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Pacific Rim – La rivolta (2018)

🌑 Sconsigliato

PACIFIC RIM - LA RIVOLTA | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Pacific Rim: Uprising

PRODUZIONE

John Boyega, Cale Boyter, Guillermo del Toro, Jon Jashni, Femi Oguns, Mary Parent, Thomas Tull

REGIA

Steven S. DeKnight

SCENEGGIATURA

Steven S. DeKnight, Emily Carmichael, Kira Snyder, T.S. Nowlin

SOGGETTO

Travis Beacham

CAST

John Boyega, Scott Eastwood, Cailee Spaeny, Burn Gorman, Charlie Day, Tian Jing, Jin Zhang, Adria Arjona, Rinko Kikuchi

COLONNA SONORA

Lorne Balfe

FOTOGRAFIA

Dan Mindel

MONTAGGIO

Dylan Highsmith, Josh Schaeffer, Zach Staenberg

SCENOGRAFIA

Stefan Dechant, Gillian Butler, Cynthia La Jeunesse

COSTUMI

Lizz Wolf

🖋️ Recensione

Dieci anni sono trascorsi da quando Stacker Pentecost si è sacrificato per chiudere la Breccia e ricacciare i mostri nell’abisso. Jake, il figlio di Pentecost, tra feste in lussuose ville diroccate vive alla giornata saccheggiando Jäger: giganteschi robot di metallo caduti in battaglia contro i Kaijū alieni invasori. L’incontro con una ragazza di strada, provetta meccanica, lo riporta tra i ranghi a pilotare nuovamente uno Jäger per fronteggiare un’altra terribile minaccia proveniente dall’interno del sistema.

 

Rivolta. Macchine contro macchine in questo sequel spaccone che strizza l’occhio ai Transformers e Power Rangers. Il regista Steven S. DeKnight si concentra più sulla forma che sul contenuto e lo fa, senza vergogna, alla luce del sole. La componente psicologica dei personaggi resta, purtroppo, sottotraccia lasciando alle mere scazzottate e sparatorie il compito di ingaggiare facilmente l’attenzione.

 

Da un lato, il senso di ribellione porta Jake a infrangere le regole, dall’altro a responsabilizzarlo per tener fede al suo retaggio. Questa dicotomia ricorda il coraggioso e maldestro Finn di Star Wars con cui il confronto è inevitabile e dal quale Jake ne esce tremendamente sconfitto, complici la costrizione del frizzante John Boyega in una scomoda corazza e la presenza di una granitica spalla (Scott Eastwood) poco efficace.

 

Si ritrovano alcuni vecchi personaggi, “mutati” dagli eventi; mentre ai numerosi cadetti che guidano in battaglia il parterre robotico non è dato il tempo di farsi conoscere e il loro sacrificio non resta nel cuore. Le battute non coinvolgono e gli sfolgoranti combattimenti mancano di fluidità. I Kaijū ritornano, ma la loro apparizione è tardiva, ed è proprio questo il fragile nocciolo meccanico di Pacific Rim – La rivolta che punta tutto sulla quantità senza badare ai numerosi “bypass” di sceneggiatura. Un sequel terribile, a dir poco inutile.


Articolo di Alessandro Pin

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