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Prometheus (2012)

🌘 Deludente

PROMETHEUS | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Prometheus

PRODUZIONE

David Giler, Walter Hill, Ridley Scott

REGIA

Ridley Scott

SCENEGGIATURA

Jon Spaihts, Damon Lindelof

SOGGETTO

Dan O’Bannon, Ronald Shusett

CAST

Noomi Rapace, Michael Fassbender, Charlize Theron, Idris Elba, Guy Pearce, Logan Marshall-Green, Sean Harris, Rafe Spall, Emun Elliott, Benedict Wong, Kate Dickie

COLONNA SONORA

Marc Streitenfeld

FOTOGRAFIA

Dariusz Wolski

MONTAGGIO

Pietro Scalia

SCENOGRAFIA

Arthur Max, Sonja Klaus

COSTUMI

Janty Yates

🖋️ Recensione

2089. In Scozia è rinvenuta una mappa stellare incisa su una parete di una grotta, simile ad altre trovate in diversi siti sparsi nel mondo. La scoperta porta Peter Weyland, anziano proprietario della Weyland Corporation, a finanziare una spedizione nello spazio profondo a bordo della nave da ricerca Prometheus per seguire le coordinate indicate dalle mappe e mettersi in contatto con gli Ingegneri, la specie aliena responsabile di aver generato la vita sulla Terra.

 

Durante il viaggio di due anni verso il pianeta indicato dalle mappe, David (Michael Fassbender è divino), l’androide di bordo, si impegna a svolgere vari compiti di manutenzione a bordo della Prometheus: si ossessiona al film Lawrence d’Arabia, prendendo a modello il protagonista interpretato da Peter O’Toole, e sviluppa una morbosa curiosità per i sogni dei dormienti membri dell’equipaggio; un agghiacciante voyeur artificiale. Con un’affascinante caratterizzazione, David non sfigura accanto ai futuri androidi che lo seguiranno, come Ash (in Alien) e Bishop (in Aliens): un prototipo imprevedibile, incoerente, straordinario. Perfetto nella sua imperfezione.

 

Quando la Prometheus giunge finalmente al pianeta designato, l’equipaggio scoperchia un vaso di Pandora che non è più in grado di richiudere, colmo di mortali misteri, oltre la comprensione umana, che straripano e lo travolgono. Il punto nevralgico e di maggior debolezza nel prequel che Ridley Scott ha congegnato è far affrontare allo sparuto gruppo di scienziati questioni di natura superiore, trascurando completamente la componente filosofica che ne deriva.

 

A eccezione di David e la protagonista Elizabeth Shaw (la brava Noomi Rapace), gli altri comprimari non sono all’altezza delle aspettative. Milburn (Rafe Spall) e Fifield (Sean Harris) sembrano essere inseriti al mero scopo di replicare (senza successo) il rapporto tra Brett (Harry Dean Stanton) e Parker (Yaphet Koto) visto in Alien, risultando due mere macchiette sopra le righe; così come la relazione tra Shaw e il collega, impostata solo per aumentare la tensione e il senso di drammaticità nel disperato (e disumano) sacrificio di quest’ultimo; avulsi al contesto, affrontando gli eventi senza curarsi delle conseguenze, sono il capitano Janek e il capo spedizione Meredith Vickers: Idris Elba e Charlize Theron, due carismatici giganti, rubano la scena quando presenti, ma i loro ruoli sono appena abbozzati. Anche le motivazioni che spingono l’anziano Weyland (Guy Pearce è irriconoscibile) sono deludenti. Ogni personaggio è mosso con insensatezza verso un destino incerto. Illogico.

 

Ridley Scott riproduce un affresco plumbeo e cupo che catapulta nuovamente nell’onirico mondo sognato da H.R. Giger; si percepisce la familiarità del regista britannico con lo xenomorfo, ma al tempo stesso lo allontana dalla sua identità originale. A questo proposito, l’altro grande dilemma di Promethues è l’aver omesso proprio l’alieno antagonista per mostrare la sua provenienza: creature dall’aspetto mutevole fuoriescono da un plasma abissale, come fosse un liquido primordiale, frutto di un esperimento genetico degli Ingegneri: esseri umanoidi, massicci e muscolosi, titani esploratori che scatenano il fuoco, mentre l’essere umano nella sua ignoranza anela a controllarlo. Promethues risponde, non senza forzature, alla domanda di chi fosse il gigantesco alieno presente in Alien scoperto dall’equipaggio del Nostromo sul pianeta LV-426; peccato che il pianeta ove si svolgono gli eventi sia denominato LV-223. Un dettaglio che fa perdere ogni speranza su un possibile collegamento diretto tra Prometheus e Alien.

 

Promethues trasuda inquietudine per la perfetta rappresentazione visiva, merito della lugubre fotografia; tuttavia, si spacca in due sotto il peso di una logica narrativa decisamente incerta: le terrificanti azioni di David, l’orrorifico parto cesareo di Shaw, l’incontro con gli Ingegneri, il sacrifico finale del capitano Janek, la comparsa di un facehugger gigantesco di erotica memoria e la fugace apparizione di un proto-xenomorfo che non si ha il tempo di ammirare, sono indice dell’incapacità di colmare efficacemente il divario tra le pretenziose tematiche coinvolte e le convenzioni proprie del franchise di Alien.

 

La narrazione converge a un anti-climax finale inconcludente che fa supporre Prometheus come un prequel rielaborato in medias res da Ridley Scott e il co-sceneggiatore Damon Lindelof per spostare l’attenzione dal tradizionale alieno a qualcosa di diverso. Etereo. Di concreto si denota palesemente come Prometheus abbia da un lato un’indubbia potenza visiva, dall’altro non sia all’altezza della forza viscerale che ha reso i suoi capostipiti indimenticabili.


Articolo di Alessandro Pin

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