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Rogue One: A Star Wars Story (2016)

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ROGUE ONE: A STAR WARS STORY | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Rogue One inaugura un nuovo format antologico della saga creata da George Lucas, mostrando un manipolo di coraggiosi ribelli che intraprende una pericolosa missione allo scopo di infiltrarsi tra le fila dell’Impero e sottrarre i piani tecnici segreti inerenti la prima Morte Nera: la superarma di distruzione vista in Guerre stellari. Incasellato perfettamente in uno spazio cronologicamente inesplorato (cinematograficamente parlando) tra Episodio III e IV (incredibilmente vicino a quest’ultimo) Rogue One è il pilone che sorregge il ponte tra le due trilogie che percorre circa vent’anni di storia starwarsiana (finora costituito da campata unica), incrementandone la solidità.

 

Jyn Erso (Felicity Jones è perfetta in un personaggio per cui si fa il tifo dall’inizio alla fine) è una grande protagonista che conferma la rivalutazione dei ruoli femminili che la Lucasfilm, sotto l’egida di Kathleen Kennedy, sta mettendo in atto all’interno della saga. Dopo Rey (conosciuta ne Il risveglio della Forza) è Jyn l’eroina per eccellenza. Donne coraggiose e tenaci che hanno perso la famiglia e sono destinate a una difficile missione. Jyn, di cui si conosce il trauma infantile nel prologo che sostituisce l’iconico opening crawl (mossa che funziona a meraviglia), è una combattente per la libertà, dal passato non proprio limpido, che si erge a baluardo (di speranza) per coloro che la seguono nell’ardua impresa. “Le ribellioni si fondano sulla speranza”, questo è il leitmotiv della pellicola che, attraverso significativi monologhi, conferisce carattere alle scelte intraprese dal nuovo eterogeneo gruppo di eroi ribelli (più che mai lontani dall’essere bianchi o neri, ma sfumati di infinite gradazioni di grigio) che affronta l’efferato Impero galattico.

 

Chirrut Îmwe (l’artista marziale cinese Donnie Yen, il più bravo dei comprimari) è il personaggio più interessante: un monaco cieco armato di staffa da combattimento che pur non padroneggiando la Forza ne percepisce l’influenza: “La Forza è con me, io sono con la Forza”, ripete continuamente come un mantra. La Forza è presente, ma non più protagonista, e aleggia nell’aria come una fede impalpabile, seppur reale come lo sono stati i Jedi, figure ormai scomparse dallo scenario galattico e le cui ultime testimonianze sono (non) definitivamente cancellate. Baze Malbus (il regista e attore cinese Jiang Wen), legato da profonda amicizia con Chirrut, è il soldato pesantemente armato del gruppo. Bodhi Rook (il britannico di origini pakistane Riz Ahmed) è l’“eroe per caso”: il pilota che tradisce l’Impero per consegnare alla Ribellione un messaggio di importanza vitale. Il capitano Cassian Andor (il messicano Diego Luna) è il veterano di guerra acclamato dai Ribelli come eroe che porta con sé il peso di mille battaglie.

 

Il droide imperiale K-2SO (a cui Alan Tudyk presta le movenze), che ricorda il design del Gigante di ferro, è riprogrammato da Cassian per servire la Causa ribelle; cinico e freddo, ma fedele compagno di missione, loquace e duro combattente, K-2SO colpisce al cuore. Saw “Guevara” Gerrera (Forest Whitaker), personaggio importato dalla serie animata The Clone Wars (indice di come il nuovo canone sia supervisionato e coerente), è un ex eroe delle guerre dei cloni, ora paranoico estremista ribelle i cui freni morali sono ormai consumati, ma che continua a lottare per la Causa. Un grande esempio di reduce. Ultimo, ma non meno importante, è il padre di Jyn, Galen Erso (il danese Mads Mikkelsen), brillante genio militare è l’ideatore della terrificante superarma di distruzione. Incredibile come il rapporto tra padre e figlia sia fondamentale ai fini narrativi, oltre a essere il MacGuffin, e molto profondo. E ancor più sorprendente è vedere come ogni personaggio abbia uno scopo ben preciso nella missione, un compito fondamentale la cui mancata riuscita porterebbe al fallimento dell’impresa.

 

Nelle file dell’Impero vi è un cattivo eccezionale: il direttore Orson Krennic (Ben Mendelsohn è perfetto nel ruolo) sovrintende il processo di costruzione della Morte Nera a cui ha dedicato tutta la vita. Spietato arrivista è costretto in una ferale morsa: compete con il governatore Tarkin per il comando della superarma, mentre deve rispondere a Darth Vader. Il ritorno in scena del più grande degli antagonisti scatena emozioni e ovazioni, poiché mai si sperava di rivederlo nel periodo di maggior crudeltà e spietatezza; inizialmente solo accennato (lo si vede “abitare” un surreale tetro castello) alla fine è inaspettatamente scatenato nell’epica sequenza che lo vede protagonista.

 

Il regista Gareth Edwards (passato dal film a basso budget Monsters al kolossal Godzilla) e i bravi sceneggiatori Tony Gilroy e Chris Weitz rimangono ancorati saldamente al carattere dei personaggi, allo stile visivo e alle scenografie della trilogia classica. Rogue One è uber alles un film di guerra. Finalmente è disvelato il potenziale militare dell’Alleanza ribelle contro la spaventosa macchina da guerra imperiale. Star Wars incontra Quella sporca dozzina di Robert Aldrich, Apocalypse Now di Francis Ford Coppola e Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg. Gareth Edwards mostra l’universo di Star Wars a occhi sovraccarichi di infiniti conflitti mondiali. Mostra l’epoca del terrore imposta con crudeltà dall’Imperatore non solo nelle stazioni e nelle basi dell’Impero, ma anche nei bassifondi fumosi e caotici dei pianeti soggiogati, ove gli assaltatori pattugliano strade e mercati.

 

La narrazione cresce iperbolicamente, attraverso conflitti bellici e politici, di ribellione nella ribellione e assemblee per decidere le sorti dell’Alleanza: un grande esempio di democrazia ove è necessaria l’unanimità dei generali per intraprendere giuste linee d’azione. Attualissimo. La fotografia di Greig Fraser trasmette una veridicità ben lontana dalle fiabesche atmosfere colorate a cui la saga ha abituato. Tutto è plumbeo, crudo, vecchio, stantio e dannatamente sporco (come il volto dei personaggi). Gli scenari e i costumi sono perfettamente ricreati. Un viaggio nel passato non solo della saga, ma che ricorda il modo in cui si concepivano i film di guerra negli anni più belli della cinematografia.

 

Meglio non aspettarsi drammi sentimentali e mitologiche avventure, poiché si è di fronte ad autentiche guerre stellari realizzate coi più incredibili effetti speciali (ma estremamente tangibili) che il cinema di oggi può offrire. A questo proposito Rogue One pone un’interessante questione: Peter Cushing è riportato miracolosamente in vita grazie alla computer grafica; un traguardo visivo che suscita scalpore e apre diverse porte sul futuro utilizzo di questa tecnologia.

 

Nonostante il finale sia noto, la forza di Rogue One risiede proprio nelle dinamiche che portano alla conquista dei piani della Morte Nera e l’alto prezzo da pagare per ottenerli (le pedine posizionate sulla scacchiera diventano sacrificabili, in ogni momento); un potente motore diesel che permette alla narrazione di continuare, esplosione dopo esplosione, pericolo dopo pericolo in un turbinio di azione intelligentemente calibrata. Per la prima volta nella saga la colonna sonora non è realizzata da John Williams, ma dal prolifico Michael Giacchino (reduce da Star Trek) che compone brani emozionanti, tra cui una nuova ed efficace marcia imperiale.

 

Rogue One potrebbe essere considerato uno spin-off autoconclusivo, se non fosse così coraggiosamente ancorato alla saga di Star Wars attraverso un finale insperato e suggestivo. Una drammatica, struggente, eroica impresa che vede il manipolo di “bastardi senza gloria” salvare la Ribellione, salvare il sogno e consegnare in mani fidate la speranza.


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Rogue One: A Star Wars Story

PRODUZIONE
Simon Emaneul, Kathleen Kennedy, Allison Shearmur

REGIA
Gareth Edwards

SCENEGGIATURA
Chris Weitz, Tony Gilroy

STORIA
John Knoll, Gary Whitta

SOGGETTO
George Lucas

CAST
Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Mads Mikkelsen, Alan Tudyk, Jiang Wen, Forest Whitaker

COLONNA SONORA
Michael Giacchino, John Williams

FOTOGRAFIA
Greig Fraser

MONTAGGIO
John Gilroy, Colin Goudie, Jabez Olssen

SCENOGRAFIA
Doug Chiang, Neil Lamont, Lee Sandales

COSTUMI
David Crossman, Glyn Dillon


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