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Solo: A Star Wars Story (2018)

★ ★ ★ ★ ☆  |  ALESSANDRO PIN


SOLO: A STAR WARS STORY | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Tanto tempo fa, in un periodo non precisato antecedente gli eventi narrati in Guerre stellari, un avventato giovane (Alden Ehrenreich), al soldo della criminale Lady Proxima (Linda Hunt), si guadagna da vivere bazzicando le strade del pianeta cantieristico Corellia, tra colpi di blaster e corse in speeder, accompagnato da Qi’ra (Emilia Regina dei Draghi Clarke), sua complice e compagna. Durante la fuga verso la libertà, però, le loro strade si dividono. Inizia, così, una rocambolesca avventura che vede lo spavaldo fuorilegge aspirare a diventare l’Han Solo che tutti conosciamo: il cinico contrabbandiere con folgoratore al fianco e una certa propensione a sparare per primo.

 

Nella trilogia classica, Han Solo, nonostante il suo temperamento, si dimostra un prezioso amico e alleato per il giovane Luke Skywalker, contribuendo alla distruzione della Morte Nera. Unitosi all’Alleanza, lotta contro il malvagio Impero Galattico, diventando un eroe delle forze ribelli. Ne Il Risveglio della Forza, assistiamo (impotenti) all’epilogo della sua storia: J.J. Abrams e Lawrence Kasdan infrangono la fiabesca storia d’amore con l’indimenticabile Principessa Leia (“obbligati” da Harrison Ford che voleva Han Solo fuori dai giochi alla fine de Il ritorno dello Jedi), decretando, così, la fine del personaggio, ucciso dal figlio perduto e (mai) ritrovato. Un’evoluzione che ha dell’incredibile. In Solo: A Star Wars Story, Lawrence Kasdan e il figlio Jonathan scrivono delle origini di Han, mostrando i suoi primi passi in un mondo più vasto in cui le regole (del gioco) non sono dettate da campi di energia mistica, ma dalla fortuna che arride sempre alle canaglie.

 

Gli anni passano e Han Solo, durante i suoi viaggi, ritrova Qi’ra, ma non è la stessa persona che ha lasciato a Corellia. Imprigionata nelle spire del crimine organizzato, il suo passato è avvolto nel mistero: un personaggio intrigante, così come il rapporto con Han deciso a riconquistare il suo cuore. Fondamentale è l’incontro con il furbo Tobias Beckett (Woody Harrelson è perfetto) da cui il giovane apprende i trucchi (e l’aplomb) del mestiere, un abile mercenario che ha per scomodo avversario una banda di masnadieri capeggiata dal pirata spaziale Enfys Nest (Erin Kellyman): villain eccezionale che, celando il vero volto dietro una maschera da bandito, pianta il seme della ribellione. Membro della squadra di Beckett è Val (Thandie Newton) a cui è dato, purtroppo, poco spazio per farsi apprezzare.

 

Assistiamo alla nascita dell’indissolubile amicizia tra Han Solo e il “tappeto ambulante” Chewbacca (Joonas Suotamo), il wookiee liberato dalla schiavitù imperiale, destinato a diventare suo fedele co-pilota e inseparabile compagno di (dis)avventure, sebbene la repentina parabola del loro rapporto lasci spazio a ulteriori approfondimenti. Tra il fangoso campo di battaglia di Mimban, gli innevati monti di Vandor-1, gli aridi deserti di Savareen, le miniere di spezia di Kessel, controllate dal sindacato criminale dei Pyke, è in una bisca aliena che avviene l’atteso incontro con Lando Calrissian (Donald Glover buca lo schermo): esperto contrabbandiere e giocatore d’azzardo che (come ben risaputo) paga a caro prezzo la sua esuberanza, perdendo la sua preziosa nave a una partita di sabacc. Il Millennium Falcon è mostrato in gran spolvero: quasi fosse un personaggio anch’esso, si evolve per essere fedele all’“ammasso di ferraglia” originale. Finalmente, vediamo compiersi la mitica rotta di Kessel in meno di dodici parsec, attraverso giganteschi maelstrom spaziali che nascondono mostruose creature siderali.

 

Ron Howard, regista abile ed esperto (amico del pioniere George Lucas fin dai tempi di American Graffiti), subentrato in medias res dopo il licenziamento di Phil Lord e Christopher Miller, è riuscito a portare a termine la travagliata produzione in modo esemplare, mantenendo le promesse. Numerose sono le analogie con la saga. Ogni elemento si integra perfettamente con il canone Disney, creando un’atmosfera (coadiuvata dalla livida fotografia di Bradford Young) fatta di alieni, costumi di scena, copiosi dettagli scenografici dall’aria familiare e la presenza del (neo) Impero che, sullo sfondo, domina ogni dove; tuttavia, è sui sindacati criminali che è posto il focus. La colonna sonora di John Powell fa il suo dovere ed emerge in più di un’occasione.

 

L’energia trasmessa dai personaggi (e dal ritorno dei più impensati e inattesi) pervade ed eccita i fan più esigenti che vedono risolti i quesiti sulle origini della leggenda. Come non menzionare il perfido Dryden Vos (Paul Bettany), cattivo da palcoscenico, sfigurato e di gran classe, esponente del sindacato criminale dell’Alba Cremisi (non sfigura al confronto con gli antagonisti della saga), e il droide L3-37 (Phoebe Waller-Bridge) che resta nella memoria per la ribelle personalità femminile. L’interpretazione di Alden Ehrenreich (che non sfigurerebbe con un cappello “all’Indiana Jones”) è efficace e lontana dalla mera imitazione dell’insostituibile Harrison Ford (di cui non fa rimpiangere l’assenza, sentita forse dai più nostalgici).

 

Solo: A Star Wars Story, secondo film antologico della fortunata saga creata da George Lucas, racconta di intrighi, tradimenti, duelli, inseguimenti, sparatorie e corse spaziali. Costellato di elementi cari ai fan, l’avventura galattica diretta da Ron Howard trova nei fantastici personaggi e nella frenetica narrazione i suoi punti di forza. Assimilabile nel primo atto a un caper/buddy movie (con tanto di assalto a un convoglio ferroviario) e nel secondo a un action movie scatenato e senza sosta fino allo spiazzante epilogo, siamo di fronte a un western spaziale che non lascia tregua, “solo” il desiderio di vederne ancora e ancora, in una galassia lontana lontana.


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Solo: A Star Wars Story

PRODUZIONE
Simon EmanuelKathleen Kennedy, Allison Shearmur

REGIA
Ron Howard

SCENEGGIATURA
Jonathan Kasdan, Lawrence Kasdan

SOGGETTO
George Lucas

CAST
Alden Ehrenreich, Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton, Phoebe Waller-Bridge, Joonas Suotamo, Paul Bettany

COLONNA SONORA
John Powell, John Williams

FOTOGRAFIA
Bradford Young

MONTAGGIO
Pietro Scalia

SCENOGRAFIA
Neil Lamont

COSTUMI
David Crossman, Glyn Dillon


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