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Spider-Man: Homecoming (2017)

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SPIDER-MAN: HOMECOMING | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO


Recensione

Peter Parker è uno studente modello, ma un po’ maldestro e scapestrato. Frequenta il liceo, è vessato dai compagni, ha la prima cotta adolescenziale e, nel tempo libero, frequenta uno “stage” per conto di Tony Stark, aiutando il prossimo, con indosso il mitico costume rosso-blu, per guadagnare la sua fiducia ed entrare così nelle fila degli Avengers, come mostrato nel riuscitissimo incipit: un filmato amatoriale, girato dallo stesso Peter, manifesto del suo incredibile intervento in Civil War.

 

Una minaccia si fa strada nei bassifondi della città: criminali e sbandati che, durante gli anni trascorsi dall’assalto a New York visto in The Avengers, si impossessano di tecnologie aliene. Adrian Toomes alias Avvoltoio è il loro capo; all’inizio sembra interessato solo ai soldi, ma poi mostra rispetto per il valore della famiglia attraverso sequenze-chiave ottimamente costruite, come quando Peter scopre la sua vera identità e durante il duello finale. Finalmente, dopo innumerevoli cattivi dell’Universo cinematografico Marvel, si prova empatia per l’antagonista: un membro della classe operaia che si oppone a un sistema (il cui simbolo è identificato nell’alta torre Stark) che tutto prende, senza curarsi delle conseguenze. Michael Keaton, dopo Batman e Birdman, è perfettamente a sua agio in doppi ruoli (anti)supereroistici. Uno dei migliori villain per un cinecomic.

 

May (l’intramontabile Marisa Tomei, scelta forse azzardata, vista l’abituale età del personaggio) è la giovane e moderna zia di Peter. Purtroppo quasi nulla è mostrato del suo background; gli sceneggiatori glissano sulla scomparsa di zio Ben per concentrarsi sulla crescita del protagonista. Una pellicola che non pone il focus sulle origini, ma sulla formazione di Peter. La presenza di Tony Stark (il magnetico Robert Downey Jr.) che, contrariamente a Civil War, non fa avance a zia May, poiché si preferisce farlo tornare tra le braccia di Pepper Potts (cameo di Gwyneth Paltrow), non oscura quella di Peter, ma la supporta. Peter è un bimbo ragno bisognoso di attenzioni paterne con il desiderio di crescere sotto le ali (non metalliche) di un mentore di gran cuore.

 

A Peter non è dato un grande potere, da cui derivano grandi responsabilità, ma “solo” un grande costume; ipertecnologica, la tutina attillata con occhi animati (prodotta da Stark) è fin troppo per il ragazzo: è il costume a controllare Peter e non il contrario. Da ciò si evince come egli non sia ancora pronto a rinunciare al sogno di essere un Vendicatore per diventare l’amichevole Spider-Man di un piccolo quartiere di periferia: “un eroe springsteeniano della classe operaia”. Il “test finale”, a cui lo sottopone Tony, è rivelatore.

 

La nuova versione di Spider-Man riesce a glissare la “transitoria” di Andrew Garfield e celebrare (anche attraverso analoghe sequenze) l’indimenticabile di Tobey Maguire. Tom Holland dona al personaggio un’intrinseca fanciullezza.

 

Homecoming mostra l’uomo ragno in versione fumettistica e scanzonata. Ragnatele ovunque, ininterrotte capriole, la presenza di Iron-Man e un cattivo nuovo alla serie cinematografica dell’arrampica-muri sono gli elementi vincenti di un teen movie che mostra la crescita emotiva e la mutazione caratteriale, attraverso il valore della famiglia, della punta di diamante Marvel.

Alessandro Pin



Scheda

TITOLO ORIGINALE

Spider-Man: Homecoming

PRODUZIONE

Kevin Feige, Amy Pascal

REGIA

Jon Watts

SCENEGGIATURA

Jonathan Goldstein, John Francis Daley, Jon Watts, Christopher Ford, Chris McKenna, Erik Sommers

STORIA

Jonathan Goldstein, John Francis Daley

CAST

Tom Holland, Michael Keaton, Robert Downey Jr., Marisa Tomei, Jon Favreau, Gwyneth Paltrow, Zendaya, Donald Glover

COLONNA SONORA

Michael Giacchino

FOTOGRAFIA

Salvatore Totino

MONTAGGIO

Debbie Berman, Dan Lebental

SCENOGRAFIA

Oliver Scholl, Lauri Gaffin, Gene Serdena

COSTUMI

Louise Frogley


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