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Star Trek Beyond (2016)

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STAR TREK BEYOND | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO


Recensione

L’incipit di Beyond evince la noiosa routine che affligge l’equipaggio dell’Enterprise dopo il lungo girovagare per la galassia durante la sua missione quinquennale, di cui ormai (forse) non v’è più ragione per il capitano Kirk e il primo ufficiale Spock nel portarla a compimento. Tra le righe del monologo iniziale traspare il messaggio secondo cui, passati cinquant’anni di Star Trek, l’utopistico universo creato da Gene Roddenberry sia ancora un fondamentale punto di riferimento.

 

L’Enterprise sosta al porto spaziale di Yorktown, luogo di tolleranza multiculturale e surreale bellezza; un’oasi sicura in mezzo al nero e freddo deserto dello spazio profondo la cui oscurità avvolge l’animo di un naufrago in cerca di vendetta, sperduto e deturpato dal tempo. In seguito a una richiesta di soccorso, l’Enterprise raggiunge una zona ancora inesplorata del cosmo, ove è travolta dalla voracità di una specie aliena; nel devastante atto è rievocata una perdita già affrontata nella saga, spettacolare a livello visivo, che trascina in un vorticoso turbinio di eventi conducenti al tragico climax.

 

“Azione” è la parola chiave usata da Justin Lin, regista dedito a macchine da corsa sfreccianti su aridi asfalti, che, attraverso oblique e nolaniane inquadrature, seppur a tratti eccessivamente concitate, dirige un’avventura spaziale musicalmente rapcore (usando coraggiosamente il brano Sabotage dei Beastie Boys), narrativamente veloce e intrinsecamente “furiosa”, dimostrando quanto può essere efficace una storia ambientata nello spazio, quando la componente d’azione è coadiuvata da una profonda caratterizzazione dei personaggi. Il cast torna al completo nel terzo episodio cinematografico dell’universo alternativo di Star Trek, composto dai noti ed efficaci volti scelti da J.J. Abrams, pur senza la presenza dello scomparso Leonard Nimoy e segnando l’ultima apparizione del compianto e giovane Anton Yelchin.

 

Dopo essere naufragato su un pianeta desolato, l’equipaggio è frammentato in piccole squadre, esaltando le argute e simpatiche interazioni tra la triade dei protagonisti, a cui è resa finalmente giustizia. Il personaggio di Jaylah (Sofia Boutella è irriconoscibile sotto la nivea maschera) si rivela un prezioso alleato per il frazionato gruppo di naufraghi; la sua rappresentazione è efficace nello scopo di integrare nuove leve all’equipaggio.

 

L’antagonista Krall (il carismatico Idris Elba) permette un grado di assimilazione non indifferente al personaggio di Khan. Krall è guidato da un senso di vendetta contro la Federazione; identificabile nel volto mutevole del male, il misterioso e possente figuro persevera fino alla fine nel suo principio distruttivo, contrapposto a quello secondo cui la forza è derivante dall’unione di più elementi, ovvero la natura esistenziale di uno sciame o un’arma, dall’annichilante potere, divisa in pezzi, per il cui utilizzo è necessario possederli entrambi (ossessione dell’antagonista). Krall, nonostante ricordi lontanamente Ru’afo, l’avversario de L’insurrezione (dal quale Beyond prende parecchio spunto, soprattutto nel duello finale nel “cuore” della stazione di Yorktown), la nemesi risulta essere maggiormente definita e con un background più profondo; un sinistro figuro che si eleva al di sopra di molti antagonisti che l’hanno preceduto.

 

Lo spazio, da spietato vuoto cosmico (un ignoto che non esiste, poiché è solo temporaneamente nascosto), diventa un mare in tempesta, ove l’equipaggio è costretto a cavalcarne l’onda su un mezzo di fortuna per sventare la minaccia definitiva di Krall che sente in un contrappunto l’avvicinarsi della sua disfatta. Pervaso da un distruttivo senso di rivalsa, l’ultore è convinto che la vittoria sia insita nel sovrannumero (che va contro i suoi stessi principi), analogo di come l’ira (di Krall) sia in realtà sintomo di un offuscamento morale, rivelato solo alla fine. La gravità della situazione trascina i personaggi verso il proprio destino, un ritrovato senso d’avventura che asseconda la scelta secondo cui è meglio morire salvando vite che vivere portandole via.

 

“Rispetto” è la parola chiave usata da Simon Pegg e Doug Jung che caratterizzano ulteriormente i personaggi (rendendoli quanto mai simili alle controparti classiche), scavando nel profondo del loro animo; anche gli alieni esternano il comportamento tipico della natura umana, desumendo di fatto una normalizzazione e umanizzazione delle varie specie coinvolte.

 

I costumi e il design rievocano le atmosfere della serie Enterprise, avvicinando maggiormente Beyond a “quella” particolare visione di Star Trek, sua palese precorritrice. Beyond supera a livello visivo i precursori della saga, seppur rimanga saldamente ancorato a uno stile narrativo già collaudato. Grande affetto si evince nei confronti dell’universo creato da Gene Roddenberry, facendo leva sul senso di nostalgia: si rievocano fantasmi del passato che influenzano le scelte intraprese dai personaggi, permeando la narrazione di citazioni (anche da Alien e Avatar) e rimandi all’universo canonico. L’orientamento sessuale del personaggio di Sulu è una novità per la saga, ma che ne completa l’utopia; un sogno concretizzato con spirito avveniristico dal suo ideatore che ha infranto dogmi televisivi (come non citare il primo bacio tra un caucasico e un’afroamericana nell’episodio Umiliati per forza maggiore della Serie classica nel lontano 1968).

 

“Divertimento” è la parola chiave necessaria per decriptare il messaggio insito in Beyond che, rivolgendo saggiamente lo sguardo indietro, compie un balzo a curvatura proiettante al di là dell’universo canonico, indice di quanto l’universo alternativo abbia intrapreso una strada diversa, senza rinnegare il passato. Beyond è destinato a un pubblico che deve sganciarsi (neanche troppo) dalla visione tradizionale di Star Trek e andare oltre.



Scheda

TITOLO ORIGINALE

Star Trek Beyond

PRODUZIONE

J.J. Abrams, Justin Lin, Roberto Orci, Lindsey Weber

REGIA

Justin Lin

SCENEGGIATURA

Simon Pegg, Doug Jung

SOGGETTO

Gene Roddenberry

CAST

Chris Pine, Zachary Quinto, Zoe, Karl Urban, Saldana, Simon Pegg, John Cho, Anton Yelchin, Idris Elba, Sofia Boutella

COLONNA SONORA

Michael Giacchino

FOTOGRAFIA

Stephen F. Windon

MONTAGGIO

Greg D’Auria, Dylan Highsmith, Kelly Matsumoto, Steven Sprung

SCENOGRAFIA

Andrew Murdock, Thomas Sanders, Lin MacDonald

COSTUMI

Sanja Hays


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