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Star Trek – Generazioni (1994)

STAR TREK - GENERAZIONI | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Star Trek: Generations

PRODUZIONE

Rick Berman

REGIA

David Carson

SCENEGGIATURA

Ronald D. Moore, Brannon Braga

STORIA

Rick Berman, Ronald D. Moore, Brannon Braga

SOGGETTO

Gene Roddenberry

CAST

Patrick Stewart, Jonathan Frakes, Brent Spiner, LeVar Burton, Michael Dorn, Gates McFadden, Marina Sirtis, Malcolm McDowell, James Doohan, Walter Koenig, William Shatner, Alan Ruck, Jacqueline Kim, Tim Russ, Patti Yasutake, Barbara March, Gwynyth Walsh

COLONNA SONORA

Dennis McCarthy

FOTOGRAFIA

John A. Alonzo

MONTAGGIO

Peter E. Berger

SCENOGRAFIA

Herman F. Zimmerman, John M. Dwyer

COSTUMI

Robert Blackman

🖋️ Recensione

Generazioni segna lo sbarco del cast di The Next Generation sul grande schermo. Alle redini del progetto il trio composto da Brannon Braga, Rick Berman (frontrunner della serie Deep Space Nine e la seguente Yoyager) e Ronald D. Moore (futuro ideatore del celebre reboot di Battlestar Galactica) che continuano l’opera di Gene Roddenberry, venuto a mancare senza vedere la sua opera giungere al termine. Generazioni ha l’onere di continuare e in qualche modo concludere The Next Generation, “rimasta in sospeso” dopo il finale di Ieri, oggi, domani (episodio che chiude poeticamente il ciclo narrativo della serie, lasciando solo il cielo come limite).

 

David Carson (habitué del mondo televisivo) resta fin troppo fedele alle atmosfere e ai ritmi della serie, dirigendo un prosieguo che non spicca per originalità visiva e narrativa. Il prologo, tuttavia, desta interesse: è mostrata la sfortunata sorte del capitano James Kirk (un fiacco ritorno di William Shatner dopo la grande prova nel precedente Rotta verso l’ignoto) alle prese con il salvataggio dell’Enterprise-B dal Nexus, una stringa cosmica di energia distruttiva.

 

Dopo quasi ottant’anni, l’equipaggio dell’Enterprise-D naviga in mare aperto sul vascello Enterprise; uno stacco notevole, assimilabile per concezione, ma non per realizzazione, a quello di 2001: Odissea nello spazio. Questi i miracoli del ponte ologrammi in grado di generare mondi virtuali e interattivi per permettere all’equipaggio della moderna Enterprise-D di visitare passati lontani. La narrazione, tuttavia, non va mai oltre l’atmosfera: un esempio è la sottotrama riguardante il chip emozionale di Data che rivela una “natura episodica”, lasciando, purtroppo, sottotraccia il background dell’androide.

 

Il malvagio Soran (un perfido Malcom McDowell) appartiene alla specie degli El-Auriani, simil-umani che possono vivere centinaia di anni, come Guinan (solo un cameo di Woophi Goldberg) che disvela un interessante legame con l’antagonista. Soran anela a tornare nel Nexus: una dimensione in cui poter vivere i propri sogni indefinitamente in un’estatica prigionia per la mente e per il corpo. Per compiere la sua egoistica missione, si allea con le sorelle Duras: due Klingon che utilizzano una strategia di stampo romulano già vista nell’episodio Con gli occhi della mente. Si rimane attoniti da come l’equipaggio della Flotta Stellare sia colto di sorpresa, facendo sprofondare l’Enterprise-D verso l’abisso.

 

L’inserimento del Nexus, un fenomeno interstellare che viaggia nello spazio “rapendo” chiunque entri in contatto con la sua energia, è un mero escamotage narrativo per far incontrare i due capitani delle storiche generazioni di Star Trek: Jean-Luc Picard e James Kirk. Solo unendo le proprie forze, i due ufficiali possono impedire a Soran di distruggere una stella per modificare la traiettoria del Nexus (dipendente dalle forze di gravità cosmiche), guidandolo a lui per abbracciarne nuovamente l’energia. Soran ha bisogno di tornare nel paradiso da cui è stato “rapito”; quasi si prova empatia per il folle El-Auriano che agisce secondo la morale: il fine giustifica i mezzi. Ecco dunque che nel Nexus si identifica il “vero” antagonista: la spietata forza della natura cosmica.

 

Generazioni è generazionale e fa leva sulle emozioni. La sinergia che si crea tra i due mitici capitani, James Kirk e Jean-Luc Picard, provenienti da due epoche differenti, è la parte più divertente; tuttavia, lo scontro finale con l’antagonista non colpisce come dovrebbe. Una pellicola che funziona, ma resta ancorata a schemi televisivi poco efficaci per il grande schermo. Con un finale amarissimo.


Articolo di Alessandro Pin

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