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Star Trek Into Darkness (2013)

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INTO DARKNESS - STAR TREK | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

La Federazione Unita dei Pianeti attraversa il suo periodo più oscuro tra attacchi terroristici, una guerra incombente con l’Impero Klingon e un irato figuro geneticamente potenziato. Gli ufficiali della USS Enterprise devono trovare la forza di combattere nuove minacce, sostenendosi gli uni agli altri con l’amicizia che da sempre li caratterizza e definisce.

 

Sul rosso pianeta Nibiru si ambienta l’adrenalinico incipit che trasmette con efficacia l’importanza del dogma cardine della Flotta Stellare in merito all’esplorazione di strani nuovi mondi e la scoperta di nuove civiltà. La missione: spegnere un vulcano in eruzione che, se non fermato in tempo, distruggerebbe l’intera popolazione indigena (esseri umanoidi ancora all’età della ruota). La scomoda Prima Direttiva della Flotta Stellare, secondo cui nessuna interferenza esterna ci dev’essere nell’evoluzione delle specie aliene, obbliga l’equipaggio a nascondere l’Enterprise negli abissi subacquei, agendo non visti. Il capitano James Kirk, presuntuoso e sicuro di sé, prende una decisione discutibile per salvare l’amico vulcaniano addentro al cratere in eruzione, mostrando l’Enterprise al popolo indigeno che comincia ad adorarla come una divinità.

 

Kirk, di ritorno sulla Terra, sede del Quartier Generale della Flotta Stellare, deve affrontare l’ammiraglio Pike. Kirk omette diversi eventi accaduti su Nibiru; altrettanto non fa Spock che asseconda la zelanteria (propria di un ufficiale), facendo infuriare Pike oltre misura e deludendo le aspettative di Kirk. Pike arriva alla conclusione che Kirk non sia ancora pronto a dirigere una nave stellare, dunque gli subentra al comando, degradandolo a primo ufficiale; mentre Spock è assegnato a un’altra nave.

 

La caratterizzazione dei personaggi idolatra le rispettive controparti storiche; gli informali rapporti d’amicizia che si instaurano tra l’equipaggio fuori dai ranghi, sono controbilanciati dal rispetto e la solidarietà durante il servizio. I personaggi sono mossi da motivazioni concrete che li sostengono, come l’integrità di Scotty, il pragmatismo del dottor McCoy e la storia d’amore tra Uhura e Spock, sviluppata in modo inatteso. Diverse sequenze sono ambientate sulla Terra, dove il design di una futuristica San Francisco e i passatempi degli ufficiali non si discostano da quelli odierni, permettendo un buon grado di coinvolgimento.

 

Il palesarsi di un efferato nemico provoca conseguenze disastrose per la Flotta Stellare; Kirk deve tornare al comando dell’Enterprise, con il fedele Spock come primo ufficiale, per dare la caccia a John Harrison (l’interpretazione di Benedict Cumberbatch è inquietante), il terrorista responsabile dell’attentato a Londra e al Quartier Generale della Flotta Stellare. L’Enterprise salpa per Kronos, pianeta natale dei Klingon, per trovare e uccidere Harrison; un ordine non proprio in linea con l’etica della Flotta Stellare, ma della moralmente discutibile Sezione 31 (presentata nella serie Deep Space Nine) che non agisce sotto la giurisdizione federale, ma opera autonomamente secondo propri principi militari e di conquista. Il titolo è un chiaro riferimento all’epoca oscura in cui persone grette e dispotiche cercano di prendere il sopravvento. I protagonisti sono costretti a mettersi in dubbio e confrontarsi con la minaccia incombente, assimilabile a una cortina fumogena dentro cui non è possibile distinguere gli amici dai nemici.

 

Kirk, Spock e Uhura fuggono attraverso il pianeta Kronos inseguiti dai Klingon (in pieno stile starwarsiano, con Kirk che fa il ad Han Solo alla guida di un simil-Millennium Falcon). La situazione è ribaltata quando Harrison salva i tre ufficiali dai Klingon, lasciandosi catturare come ostaggio al termine di una feroce battaglia, poiché interrogato dalla presenza di molteplici deterrenti militari a bordo dell’Enterprise, identificati da un misterioso numero rivelatore.

 

I Klingon sono stati riprogettati con un occhio di riguardo al design dell’universo canonico, ma aggiungendo piercing sulle creste per renderli una specie più barbara; un popolo conquistatore e imperiale la cui introduzione è, tuttavia, fine a se stessa. Una mero pretesto narrativo per gettare le basi della futura guerra.

 

Harrison svela a Kirk la sua vera identità come Khan Noonien Singh (rivelazione scontata e priva di pathos), mostrando il lato più subdolo del personaggio che manipola Kirk per i suoi scopi e interessi. L’arrivo della USS Vengeance, gigantesca nave dotata di armamenti potentissimi, sviluppata per missioni militari (niente di più distante dai canoni della Flotta Stellare), che giunge apparentemente per aiutare l’Enterprise nella missione su Kronos, cambia le dinamiche dell’intreccio (come da consuetudine abramsiana). Al comando della nave da guerra vi è l’ammiraglio Marcus (Peter Weller è perfetto), le cui reali intenzioni sono inizialmente obliate. La presenza di Carol, figlia dell’ammiraglio, non risolve la situazione, risultando un personaggio narrativamente sprecato la cui parabola si esaurisce in un urlo di terrore alla vista del folle malvagio. Si scopre, così, il vero volto della Sezione 31: un militare che pretende la consegna di John Harrison per la sua esecuzione con conseguente genocidio dell’intero equipaggio dell’Enterprise. La scena più spettacolare, ma anche la più ardita, vede Kirk ed Harrison sfrecciare nello spazio con le sole tute spaziali, sparati come proiettili dall’Enterprise, per abbordare la Vengeance. Nella plancia dell’astronave nemica le carte si rimescolano, mostrando ancora una volta la natura fittizia dei personaggi.

 

Ciò che si evince è il confronto diretto tra due distinte visioni della società: una che vede nel progresso scientifico un miglioramento dell’umanità, l’altra nel militarismo e il dispotismo le chiavi per la supremazia. Ciò è rappresentato dall’uso predominante di uniformi scure e un design claustrofobico degli interni delle astronavi, assimilabili a un sottomarino; mentre l’equipaggio dell’Enterprise indossa sempre le mitiche divise colorate. Un cambio di sezione è imposto a Chekov che veste la sottovalutata maglietta rossa per prendere il posto di Scotty (il miracoloso capo ingegnere ha il consueto ruolo di deus ex machina), mentre Spock cerca di comprendere il significato della morte per gli esseri umani; ciò lo fa crescere come personaggio, permettendogli di dar libero sfogo alle sua parte umana di mezzosangue vulcaniano.

 

L’apparente rivalità di vedute tra Kirk e Spock si trasforma in una grande amicizia, come predetto dallo Spock del futuro nel precedente episodio; Leonard Nimoy fa capolino anche in Into Darkness con un significativo cameo che disvela il passato di Khan, il superuomo geneticamente potenziato in forza e intelletto, il cui sangue ha incredibili proprietà rigenerative. Lo Spock del futuro affrontò l’ira di Khan (con lo storico volto di Ricardo Montalbán) nell’universo canonico, ove la massima logica, attraverso il sacrificio estremo, riuscì a far sfuggire l’Enterprise alla vendicativa e micidiale morsa del potenziato ultore. I protagonisti sono posti di fronte alla verità di quanto un prodotto superpotenziato, generato dalla ricerca di sempre maggior potere dell’essere umano, possa essere pericoloso. Khan, dispotico dittatore che si ibernò insieme ai compagni per eludere la caccia ai superuomini geneticamente modificati, considerati pericolosi e con follie di conquista, da spietato predatore si trasforma in fuggevole preda. Ancora una volta l’eugenetica è un tema ricorrente in Star Trek, risaltando sempre le conseguenze negative derivanti dal suo impiego. Nell’atto finale, i ruoli dei protagonisti si invertono: Kirk agisce nel modo più logico, mentre Spock sfoga la sua ira contro Khan in un frenetico inseguimento tra i grattacieli di San Francisco. L’iconico vulcaniano non è mai stato così umano.

 

Into Darkness è un valido meccanismo di azione e thriller fantascientifico; tuttavia, ciò che rende fragile la struttura narrativa è la totale autoreferenza all’universo canonico di Star Trek: la copiosa presenza di elementi non originali, inseriti anche forzatamente, impediscono a Into Darkness di sganciarsi da quanto già visto. Sul ponte di comando, sempre J.J. Abrams che non usa il contagocce nel somministrare la soluzione di dramma e umorismo che ha contraddistinto il precedente episodio. Il finale mostra la partenza dell’Enterprise per il lungo viaggio quinquennale, oltre le stelle, in cerca di nuove (si spera) avventure.


Scheda

TITOLO ORIGINALE

Star Trek Into Darkness

PRODUZIONE

J.J. Abrams, Bryan Burk, Alex Kurtzman, Damon Lindelof, Roberto Orci

REGIA

J.J. Abrams

SCENEGGIATURA

Roberto Orci, Alex Kurtzman, David Lindelof

SOGGETTO

Gene Roddenberry

CAST

Chris Pine, Zachary Quinto, Zoë Saldana, Karl Urban, Simon Pegg, John Cho, Benedict Cumberbatch, Anton Yelchin, Bruce Greenwood, Peter Weller, Alice Eve

COLONNA SONORA

Michael Giacchino

FOTOGRAFIA

Dan Mindel

MONTAGGIO

Maryann Brandon, Mary Jo Markey

SCENOGRAFIA

Scott Chambliss, Karen Manthey

COSTUMI

Michael Kaplan


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