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Star Trek – Primo Contatto (1996)

★ ★ ★ ★ ★  |  ALESSANDRO PIN


STAR TREK - PRIMO CONTATTO | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Il capitano Jean-Luc Picard (Patrick Stewart), al comando di una nuova Enterprise, longilinea ed elegante, è posto a diretto confronto con il più temibile e rovinoso fantasma del passato. In Primo contatto, l’equipaggio di The Next Generation è riunito al gran completo per impedire ai Borg (una tra le “specie” più affascinanti dell’universo di Star Trek) di assimilare la Terra (del passato): un’ardua missione temporale.

 

Lo scopo dei Borg è raggiungere la perfezione genetica, a scapito della sopravvivenza delle altre razze che sono vittime di genocidi di massa, integrate coattivamente in una struttura sociale paragonabile a un grande alveare. Il processo di assimilazione consiste nell’infezione di un ospite da parte di nano-sonde che permette lo sviluppo di innesti tecnologici Borg nell’organismo, trasformandolo così in un drone connesso all’alveare che va a costituire la Collettività. I Borg hanno assoggettato Picard al proprio volere, attraverso un doloroso processo di assimilazione, facendogli compiere atti di spietata malvagità contro la Federazione, in nome di Locutus, che lo hanno segnato indelebilmente. In Primo contatto, Picard deve nuovamente affrontare la sua “balena bianca”, ciò gli riporta alla mente la più distruttiva delle esperienze. I retroscena sono esposti chiaramente e permettono, a chi poco o nulla conosce del vasto universo di Star Trek, una visione completa ed esaustiva di ciò che accade.

 

L’equipaggio è motivato più che mai nel salvare la Terra dall’attacco dei Borg che effettuano un’incursione temporale nel passato (prima che nasca la Federazione Unita dei Pianeti) per assimilarla più facilmente, poiché appena reduce dal terzo conflitto mondiale. L’equipaggio dell’Enterprise è così costretto a inseguire i Borg attraverso il tempo per impedire il genocidio del genere umano; un plot intrigante e affascinante che mostra una delle più grandi menti che hanno contribuito alla nascita della Federazione e un pezzo di storia molto importante nell’universo di Star Trek: il primo contatto con una specie extra-terrestre.

 

Zefram Cochrane (James Cromwell) è un individuo geniale, ma dedito ai piaceri mondani; l’equipaggio dell’Enterprise trova non poche difficoltà a riconoscere in lui lo storico scienziato, descritto nei libri di storia come un pioniere saggio e serioso. In una Terra spopolata e senza difese, un manipolo di coraggiosi cerca di sopravvivere, tra cui vi è Lily (Alfre Woodard), impaurita dagli eventi, ma con la forza di reagire e combattere altre guerre. Lily ha la fortuna di toccare con mano il futuro dell’umanità; la sua presenza è fondamentale, poiché unica in grado di mondare Picard dal senso profondo di vendetta che lo attanaglia, i cui sintomi si evincono da un comportamento aggressivo e inusuale non proprio del capitano più diplomatico della Flotta Stellare. Picard è di fatto Achab (personaggio che, curiosamente, Patrick Stewart interpreterà nella miniserie Moby Dick, due anni dopo).

 

L’Enterprise si ritrova a dover fare da scudo tra i Borg e la Terra, ma tutto si complica quando si annida nell’ammiraglia della Flotta un virus Borg che crea una nuova Collettività. Quando si parla di sciami e alveari (come in Aliens – Scontro finale di James Cameron) ci si pone la domanda di chi possa muovere i fili di una così vasta organizzazione sociale. La Regina Borg (una glaciale e sensuale Alice Krige) è la “madre” dei droni, desiderosa di ricongiungersi a Picard, ma il suo obiettivo primario è un altro: l’assimilazione non coatta dell’androide per eccellenza, il tenente comandante Data (Brent Spiner). La Regina Borg prende le veci di una “compagna” che apre la mente positronica dell’androide a una più vasta conoscenza dell’animo umano, attraverso esperienze sensoriali sempre più intense e intime che vanno oltre ogni emozione che Data abbia mai provato. La Regina Borg gli dona la possibilità di raggiungere un nuovo livello di realizzazione esistenziale.

 

Picard è obbligato a debellare l’Enterprise dal virus Borg nell’unico modo possibile: la distruzione dell’“organismo ospite”. Evacuato l’equipaggio, il capitano non abbandona la nave, ma va in cerca del suo amico positronico. La reunion di Picard con la Regina Borg è un climax intenso e profondo che fa riaffiorare in Picard ricordi sopiti, ma mai dimenticati. Nel frattempo sulla Terra, Cochrane deve sperimentale il primo volo a curvatura dell’umanità, aiutato da Riker (Jonathan Frakes) e Geordi (LeVar Burton) che nulla sanno dell’infezione Borg, poiché rimasti sulla Terra prima che il virus si diffondesse nella nave. La Regina Borg è pronta a usare Data qual suo strumento di morte per porre fine all’ignara Phoenix, prima che intraprenda il balzo a curvatura che spalancherà le porte all’umanità verso il proprio futuro e dimostri così, agli occhi dei Vulcaniani, di essere pronta a navigare il cosmo. La vicenda si conclude con una stretta di mano tra le più significative e coraggiose per l’umanità che annovera Primo contatto tra i capitoli più importanti e meglio riusciti della cinematografia di Star Trek.

 

Brannon BragaRick Berman e Ronald D. Moore, dietro l’efficace regia di Jonathan Frakes, esaltano temi quali la diffidenza razziale e l’istinto di conservazione di una specie in procinto del proprio annientamento e sviluppano, attraverso un’antagonista eccezionale e una narrazione serrata e ricca di colpi di scena, le complesse sfaccettature psicologiche dei personaggi conosciuti in The Next Generation. Uno dei migliori fanta-thriller spaziali.


La Regina Borg

di Alessandro Pin


LA REGINA BORG | ARTICOLO di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Il punto debole nella definizione della collettività Borg

Quando uscì Primo contatto, molti trekker avanzarono l’ipotesi che la Regina Borg avesse deturpato il concetto stesso di Collettività (presentato nell’episodio Chi è Q? della seconda stagione di The Next Generation); mentre altri esaltarono il personaggio della Regina, identificando in Lei un elemento efficace e necessario al completamento dei Borg. Dunque, questa trattazione non può che cominciare dal seguente presupposto: una “specie” conquistatrice composta da un subisso di elementi interconnessi alla pari tra loro, non curante di comunicare le proprie intenzioni alla designata vittima (se non presentandosi con l’iconico e laconico ammonimento verso l’inferiorità: “Noi siamo i Borg. Abbassate i vostri scudi e arrendetevi. Assimileremo le vostre peculiarità biologiche e tecnologiche alle nostre. La vostra cultura si adatterà a servire Noi. La resistenza è inutile”), assimilando con veemenza, brutale forza e lasciando al proprio passaggio devastazione e morte ovunque, non ha bisogno di una figura centrale che ne guidi gli interessi. Da questa ipotesi si evince come la Regina Borg sia stata un’aggiunta sconsiderata (da parte degli sceneggiatori) alla caratterizzazione del Collettivo.

 

Tuttavia, l’inserimento di Locutus nel doppio episodio L’attacco dei Borg è chiarificatore, poiché mette in luce come, già allora, la Collettività avesse bisogno di un portavoce, o meglio di una Voce, identificata in un unico timbro vocale appartenente al capitano Jean-Luc Picard della Flotta Stellare, che si distinguesse dal caleidoscopio corale. Ciò nondimeno, un’entità individuale nel Collettivo non trova ancora ragion d’essere, poiché i Borg sono incuranti dei bisogni delle altre razze, pensando esclusivamente al raggiungimento della perfezione attraverso l’assimilazione coatta e scellerata.

 

La dissertazione che segue ha lo scopo di dimostrare l’inesattezza del presupposto iniziale, spiegando come Primo contatto sia riuscito, invece, a correggere questo punto debole nella definizione della Collettività, attraverso una nuova connotazione conferita ai Borg, prettamente emotiva (che si evince anche dallo sguardo dei droni non più vacuo, ma carico di minaccia), che evolve il concetto stesso di Collettivo a qualcosa di maggiormente metafisico e profondo ed esplora un lato nuovo dei Borg, qui assoggettati a un’entità estraniata dal tempo e lo spazio, abitante un cyberspazio dalle infinite possibilità: la Regina Borg.

Una nenia mai dimenticata

“Ascolti ancora la nostra canzone?”, così la Regina Borg cerca di rievocare i ricordi sopiti, ma mai dimenticati, di Picard che è, evidentemente, indebolito dalla sua presenza. Attraverso efficaci flashback si viene a conoscenza di come la Regina, in realtà, ci sia sempre stata, già presente sul Cubo Borg ove Picard fu assimilato e piegato a nuovo essere: Locutus (dal latino “linguaggio”, ovvero la parola asservita a una specie che, per ipotesi, non ne avrebbe bisogno). Ecco che Picard divenne l’“amante proibito” della Regina che lo rapì per esigenza esistenziale di toccare con mano la sensualità e l’erotismo (così magistralmente espressi da Alice Krige) e colmare, così, il divario tra le loro razze per avvicinarsi maggiormente a “quel” grado di perfezione che la sua natura le fa anelare. Una controparte, un “consorte” che non fosse assimilato con prepotenza, ma che si concedesse ai Borg (a Lei) spontaneamente.

La condanna inflitta dalla Regina

Locutus è la punizione di Picard per aver resistito, il cui corpo fu profanato e alterato, la cui mente fu distorta e sottomessa fu la sua capacità di discernimento, costretto a muovere contro i suoi stessi ideali. Lo stoico capitano divenne così “Morte, il distruttore di mondi”, contro cui la Federazione fu impotente e perse dozzine di navi nel conflitto per fermarlo; un effetto collaterale ai devastanti sensi d’ira scatenati nella Regina, innamorata e infine rifiutata da Picard, bisognosa e infine consumata dalla conoscenza.

Regina di cuori

In Primo contatto è l’incontro tra Picard e la Regina a essere collaterale e in un certo qual modo inatteso (se obnubiliamo per un attimo una di Lei pseudo-onniscienza), poiché la vera ragione del ritorno dei Borg è da ricercarsi in una caratterizzazione inaspettata (e se vogliamo non propria della Collettività) insita nel bisogno della Regina di amare e di essere amata. Il personaggio che le si avvicina maggiormente (ma al tempo stesso sua esatta antitesi) è il tenente comandante Data, l’androide che insegue il sogno di diventare umano, ovvero l’imperfezione per antonomasia. La Regina vede in Data una possibilità: lo rapisce per carpire i segreti della vittoria sul genere umano, attraverso un processo coercitivo di persuasione, amorevole ed egoista, maniacale e scellerato. Una premurosa innamorata che si prende cura del proprio esperimento, adorandolo e coccolandolo, poiché vede nel suo nuovo “amante” la concreta possibilità di raggiungere la perfezione da sempre ricercata, attraverso la conquista del corpo, la mente, la Terra, l’amore. Ecco, la Regina Borg.

Primo contatto

La Regina si presenta a Data nel più amletico dei modi: “Io sono i Borg”. L’androide inizialmente è irreprensibile, quasi beffardo nei confronti della Regina, disquisendo con Lei per concederle infine il beneficio del dubbio. “Ma è una contraddizione”, controbatte Data. “I Borg hanno una coscienza collettiva. Non ci sono individualità”. L’androide, per un acquisito senso di curiosità umana, domanda: “Tu controlli la Collettività Borg?”. “Presupponi una diversità che non esiste”, risponde Lei. “Sono io la Collettività”. Un altro piano di esistenza in cui è congenito un dualismo incomprensibile per Data.

Definizioni che trascendono lo spazio-tempo

Data sottolinea l’impossibilità di una sua assimilazione, ma la Regina lo redarguisce e lo istruisce dicendogli: “Parole coraggiose, le ho già sentite pronunciare da migliaia di specie in migliaia di mondi, da molto prima che tu fossi creato. Ma ora quelle specie sono Borg”. Non è definita l’origine cronologica della Collettività Borg, rendendola di fatto una “specie” estraniata dal tempo, millenaria (se vogliamo). Tuttavia, Data è diverso da qualsiasi altra forma di vita che i Borg abbiano mai incontrato prima, ma la Regina riesce comunque a definirlo, confermando il suo vantaggio: “Tu sei un essere imperfetto, creato da un essere imperfetto”, e ancora: “Tu sei la contraddizione, una macchina che desidera essere umana”. Successivamente si viene a conoscenza di un’evoluzione dei Borg nel tempo, la cui Regina ne rende certa la precorritrice: “Umano. Noi eravamo esattamente come loro. Difettosi, deboli, organici, ma ci siamo evoluti fino a includere il sintetico. Ora li usiamo entrambi per raggiungere la perfezione. La tua aspirazione dovrebbe essere la stessa”. Qui, è insita la natura dualistica della suadente e seducente Regina: un’entità metafisica che trascende la concezione logica e razionale dell’impreparato Data la cui collocazione nell’universo è presto fornita: “Tu sei nel caos, Data”.

Il dubbio della Regina

“Io porto ordine nel caos”, da ciò si desume la funzione della Regina all’interno del Collettivo, abitante un cyberspazio caotico da Lei, dunque, ordinato. Tuttavia, la Regina, nonostante sia l’entità più vicina alla perfezione, ha un dubbio: non comprende il perché Data non tenda alla di Lei esistenza, ma rincorra il sogno di essere umano, debole e imperfetto.

La tentazione della Regina

“Trovare il tuo punto debole è solo una questione di tempo”. La Regina è ancora in vantaggio, poiché consapevole del bisogno di realizzazione dell’androide. Per mezzo di interventi chirurgici invasivi, innesta tessuto organico sulla struttura endoscheletrica di Data; al fine di stimolarlo opportunamente, riattiva il suo chip emozionale. L’androide è immune inizialmente al fascino femmineo della Regina, esternando la più logica e razionale reazione al proprio innesto organico (la qual Regina è “umanamente” obbligata a rispondere: “Che fredda descrizione di un dono così prezioso”). Quando Data cerca di fuggire, il suo innesto organico subisce una ferita, al che la Regina osserva: “Ma guardati. Te ne stai lì a coccolare la nuova pelle che ti ho dato”, indice di come ormai Data sia il suo burattino, il suo bamboccio (legato a dei fili come Pinocchio), imbrigliato nella rete del Collettivo Borg. La Regina tenta ancora l’androide, concedendogli uno spiraglio di “libertà”: “Strappati la pelle dalle braccia, come se fosse un circuito difettoso. Coraggio, Data, Noi non ti fermeremo. Fallo! Non farti tentare dalla carne”. “Hai familiarità con le forme fisiche del piacere?”, così la Regina circuisce egoisticamente i sensi di Data, violando il suo essere, poiché bisognosa di conquistare il genere umano, attraverso qualcuno da amare. È la tentazione del coronamento del sogno di diventare umano, anelato fin dalla sua attivazione (poiché permeato nella sua programmazione), che impedisce all’androide di allontanarsi da Lei.

Il bacio della Regina

Il rapporto tra Data e la Regina è così intenso (tra i più sensuali che si siano visti in Star Trek) che culmina in un passionale e irripetibile bacio. Una bellissima storia d’amore che non trova, tuttavia (e purtroppo), conclusione in un lieto fine, poiché la ricerca di sempre maggior potere ottenebra la mente cibernetica della Regina.

Il vantaggio di Data

La Regina è consapevole che l’unione di due concezioni diverse dell’esistenza (la propria con quella di Data) la porterebbero quanto mai vicina alla perfezione. Ciò nonostante, anche Data ha consapevolezza di sé e del cambiamento che sta avvenendo in lui, sintomo di quanto in realtà sia molto più vicino a “quel” nuovo livello di realizzazione promesso e da sempre interdetto. La Regina è talmente distante dal comprendere la natura umana, e incapace di sfruttare a proprio vantaggio quel bit di umanità nella programmazione dell’androide, da esserne vittima; un briciolo di imperfezione, nella perfetta e logica mente positronica, è dunque il vantaggio di Data. Ecco che la Regina passa in svantaggio ed è proprio così che, infine, il più alto livello di perfezione è sconfitto dalla presenza di un elemento imperfetto: una nobiltà d’animo imprevista agli occhi della Regina.

Il ritorno a casa dell’ex... Borg

Picard è il terzo in comodo. Come fosse una commedia romantica, la Regina, rivolgendosi al primo “consorte”, esordisce dicendo: “Come hai potuto dimenticarmi così in fretta? Eravamo molto vicini tu e io”. Picard è confuso dalla presenza della Regina Borg: “Io mi ricordo di te. Ci sei sempre stata. Ma... quella nave e tutti i Borg sono stati distrutti”, da cui si deduce una di Lei estraneità dallo spazio, in grado di rigenerarsi e riformarsi, poiché abitante il cyberspazio; così la Regina lo punzecchia, dicendogli: “Ragioni in termini così tridimensionali. Come sei diventato piccolo. Data mi capisce”. Ecco che la Regina rinnega Locutus, poiché in possesso di un giocattolo più prezioso, ma il capitano apre gli occhi alla verità, da sempre presente nella sua mente, ma mai accettata: “Per te non era sufficiente assimilarmi. Dovevo offrirmi spontaneamente ai Borg. A Te”. E, da respinta, la Regina, sminuendolo, controbatte: “Ti sopravvaluti! Sovrintendo all’assimilazione di milioni di entità. Tu non eri diverso dagli altri”. “Stai mentendo. Tu volevi di più di un semplice drone Borg. Volevi un essere umano con una mente propria, che potesse colmare il divario tra gli uomini e i Borg. Tu volevi una controparte, ma io resistevo. Ti combattevo”. “Non puoi neanche immaginare la vita che ti sei negato”. Un senso di rivalsa nei confronti di colui che la rinnegò. Picard sfrutta il varco nella metallica corazza che racchiude il cuore cibernetico della Regina, offrendosi (per gelosia?) per salvare il suo amico positronico: “Non è troppo tardi. Locutus potrebbe ancora esserti accanto, proprio come volevi Tu. Da eguale. Lascia andare Data, e io riprenderò il mio posto al tuo fianco. Volontariamente, senza opporre resistenza”, ma la Regina è di fatto priva di nobiltà d’animo: “Ma che nobile creatura. Una qualità che a volte ci fa difetto. Assumeremo questa tua peculiarità alle nostre. Benvenuto a casa, Locutus”, così non capisce il doppio-gioco insito nel gesto. L’imperfezione, dunque, è l’unica arma che i due “amanti” hanno a disposizione per sconfiggerla.

La forza nell’individualità

Data, si scopre infine, non può essere sedotto (se non per “zero-virgola-sei-otto secondi”), poiché è macchina senziente e pensante, consapevole di possedere la capacità di discernimento di un individuo. La Collettività dei pensieri è sconfitta da una mente unica, positronica e perfetta nella sua realizzazione esistenziale (un interessante ossimoro, ove l’individualità umana è più potente dell’affermazione collettiva dei Borg). Picard si desta da quel limbo romantico (nel quale mai più tornerà), perduti ricordi di un’era passata, fuggendo dalle grinfie della furiosa Regina che si aggrappa e si dimena poiché cosciente di aver perso ormai definitivamente entrambi, tornando immediatamente a essere la spietata, feroce nemesi d’un tempo.

Il punto forte nella definizione della Regina Borg

Un dramma che non può che finire con la rachide e il cuore infranti della Regina. “È strano. Una parte di me soffre per la sua morte”, Data si sente toccato nel profondo, dopo aver visto Picard raccogliere il teschio meccanico della Regina e spezzare energicamente la sua colonna vertebrale. Una strega bruciata sul rogo. “Lei era unica”. Il vuoto, poiché anche Picard è consapevole che Lei non c’è più e mai più ritornerà per loro. Data si rende infine conto di quanto sia andato vicino al coronamento del proprio sogno: “Mi ha portato più vicino all’umanità di quanto non ritenessi possibile. Per qualche tempo, sono stato tentato dalla sua offerta”. Un rimpianto? Non ci è dato saperlo.

La Regina è morta! Lunga vita alla Regina!

Il dualismo permea il personaggio della Regina che è divisa in due realtà in simbiosi, definite da un busto organico (con prominenti innesti tubulari Borg impiantati nel cranio, così da evincere la di Lei superiore intelligenza), abitante il cyberspazio, che si innesta in un addome antropomorfo privo di vita (un golem inerte) che le consente di entrare nel mondo fisico, per controllare e dominare. “Io sono l’inizio e la fine, l’uno e il molteplice, io sono i Borg”, da questo assioma parte la disquisizione di cui sopra, poiché la Regina è la mente e il corpo, l’ingranaggio funzionale al corretto movimento della Collettività, fatto di spire, braccia meccaniche che si allungano e pungono il collo della sfortunata vittima, immobilizzandola e violando ogni sua fibra, ogni cellula vitale.

 

La Regina è l’interfaccia del Collettivo, mentre quest’ultimo ne è la di Lei funzione diretta, implicita. La ragione del suo ritorno è da ricercarsi in altre forme, e proprio per l’essenza stessa dei Borg, conquistatori che assimilano i più degni ai loro occhi, la Regina è colei che sovrintende a questo processo di selezione e successivamente trasformazione dell’essere, atto a inglobare nuove conoscenze nel Collettivo. Il suo scopo primario in Primo contatto è la conquista della Terra nel passato, per assimilarla senza difficoltà: forse solo un paravento cui dietro si nasconde la consapevolezza che l’amore, anche quello cibernetico (trascendente la realtà fisica), prevale su tutto.

La perfezione nell’unione delle due definizioni

Il punto debole nella definizione della Collettività si unisce al punto di forza nella definizione della Regina, la cui introduzione in Primo contatto riempie “quella” giustificabile lacuna caratteriale dei Borg, qui più che mai sanata. Infine, è possibile identificare nella Regina Borg il perfetto antagonista (unico e irripetibile), poiché nemesi di questo calibro non torneranno più. Tuttavia, quella in Primo contatto non è stata l’ultima apparizione del personaggio nell’universo di Star Trek, poiché successivamente la Regina Borg troverà ampio spazio nella serie Voyager ove, purtroppo, perderà gran parte del suo fascino: una reinterpretazione che stravolge il personaggio e la sua perfetta caratterizzazione. Ma questa è un’altra storia.


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Star Trek: First Contact

PRODUZIONE
Rick Berman

REGIA

Jonathan Frakes

SCENEGGIATURA
Brannon Braga, Ronald D. Moore

STORIA
Rick Berman, Brannon Braga, Ronald D. Moore

SOGGETTO
Gene Roddenberry

CAST
Patrick Stewart, Jonathan Frakes, Brent Spiner, Levar Burton, Michael Dorn, Gates McFadden, Marina Sirtis, Alfre Woodard, James Cromwell, Alice Krige

COLONNA SONORA
Jerry Goldsmith

FOTOGRAFIA
Matthew F. Leonetti

MONTAGGIO
John W. Wheeler

SCENOGRAFIA
Herman Zimmerman, John M. Dwyer

COSTUMI
Deborah Everton


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