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Star Trek VI – Rotta verso l’ignoto (1991)

★★★★★ | di Alessandro Pin


STAR TREK VI - ROTTA VERSO L'IGNOTO | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

L’ultima frontiera ha segnato negativamente il percorso filmico di Star Trek, complice l’utilizzo di “quel” paio di destabilizzanti stivali a propulsione che non hanno impedito alla pellicola di sfracellarsi al centro di una galassia avulsa dalla canonicità della saga. Allo scopo di rievocare i fasti dorati dei precedenti capitoli è chiesto a Nicholas Meyer (esperto conoscitore delle rotte di Star Trek e già regista del superbo L’ira di Khan) di tornare per dirigere questo fondamentale e necessario tassello cinematografico che, grazie a un paio di stivali magnetici, rimane ancorato a un solido terreno narrativo.

“È possibile che noi due, Kirk, lei e io, siamo diventati tanto vecchi e tanto inflessibili da essere sopravvissuti alla nostra utilità? Ne coglie il triste velo di ironia?”

“The undiscovered country” è una citazione da Amleto di William Shakespeare, la regione inesplorata dell’animo umano (e non-umano); un viaggio alla scoperta di un rapporto di fiducia nei confronti del diverso. Rotta verso l’ignoto è l’ultimo capitolo filmico di Star Trek con il cast al gran completo della Serie classica; una pellicola esplosiva fin dallo straordinario incipit che riesce a concludere con coraggio l’epopea spaziale dell’equipaggio dell’Enterprise che, in vista di un pensionamento definitivo dalla Flotta Stellare, decide di firmare il suo ultimo diario di viaggio, immortalandosi per sempre negli annali della cinematografia. I Klingon sono nuovamente presenti, ma questa volta è approfondito l’aspetto politico che li lega a doppio filo alla Federazione Unita dei Pianeti. Un grave incidente alla luna Praxis, vitale per il sostentamento economico dell’Impero, spalanca le porte ai Klingon verso il loro periodo storico più fragile, bisognosi di trovare preziosi alleati che possano concedere loro una speranza di salvezza.

 

La pellicola mostra attraverso riunioni di altolocate figure, quali ambasciatori e cancellieri, i rapporti tra le specie più influenti e la Federazione; la Flotta Stellare non rinuncia all’occasione, vedendo nell’opportunità di portare aiuto all’Impero una possibilità di pace; tuttavia, alcuni alti ufficiali si oppongono, poiché scorgono nella debole condizione dei Klingon la concreta possibilità di controllare l’Impero. Kirk (il suo rapporto con i Klingon è finalmente espresso a dovere, incolpandoli tutti per la perdita del figlio avvenuta ne Alla ricerca di Spock) è incaricato di incontrare il Cancelliere klingon per stabilire un primo dialogo preparatorio al successivo trattato di pace.

“Nello spazio i guerrieri hanno tutti il cuore freddo.”

Una pellicola dai profondi e maturi risvolti politici, permeata di dinamiche da giallo poliziesco che alzano la suspense. Quando si parla di pace e di mettere d’accordo i popoli per un duraturo rapporto di mutuata fiducia, vi sono sempre dei loschi figuri conservatori che non credono nel progetto e agiscono nell’ombra per sabotare la pacifica impresa. Tanti i nuovi personaggi, come il cancelliere klingon Gorkon (David Warner) che crede nella missione di pace e sua figlia Azetbur (Rosanna DeSoto), restia nel vedere quel flebile spiraglio di luce; la vulcaniana Valeris (Kim Cattrall) è la pupilla di Spock e nuovo membro dell’equipaggio dell’Enterprise, sostituendosi come timoniere allo storico Hikaru Sulu (quest’ultimo al comando della USS Excelsior). Pochi, ma indispensabili, stacchi sono destinati alla nave di Sulu che si dirige alla massima velocità verso Khitomer, sede degli accordi di pace (un congresso, come l’ONU, presso cui le specie più influenti decidono le sorti politiche delle fazioni coinvolte), al fine di aiutare il suo ex-capitano e amico James Kirk in difficoltà. Ancora una volta, il valore della famiglia trascende i regolamenti della Flotta Stellare, ridando all’equipaggio il carisma e personalità che serviva loro ritrovare.

“Indovina chi viene a cena?”

Nicholas Meyer tinge questo thriller politico di temi odierni, quali il razzismo, l’intolleranza verso altri popoli e la diffidenza verso stili di vita completamente differenti; la cena con la delegazione klingon è perfetta nel rappresentare una tavola imbandita ove ognuno, seduto davanti all’acerrimo nemico di sempre, si comporta secondo propria cultura, suscitando non pochi imbarazzi e incomprensioni tra gli idealisti commensali. Un personaggio si eleva al di sopra degli altri, il generale klingon Chang (Christhoper Plummer) che rievoca il carisma di Khan, ma si discosta dall’aura vendicativa propria del potenziato ultore, abbracciando invece un’amletica caratterizzazione che lo rende ambiguo e affascinante (galantuomo nel rispettare il coprifuoco imposto a Cenerentola). Chang è l’altra faccia di Kirk: due guerrieri che lottano per difendere ciò in cui credono.

“L’armonia dei nostri mondi si basa sulla guerra.”

Kirk e McCoy si ritrovano coinvolti in un gioco di potere verso cui non hanno molta dimestichezza (abituati a esplorare le stelle, piuttosto che i rapporti politici), di conseguenza sono imprigionati nelle miniere di Dilitio di Rura Penthe: una perenne condanna ai lavori forzati dalla quale solo l’ingegno di Spock e il cameratismo dell’equipaggio dell’Enterprise possono salvarli.

“Per alcuni il futuro inizia dove finisce la storia, ma non è così.”

Nel disegno unanime di pace, fanno capolino i subdoli Romulano che vedono nel conflitto la possibilità di prevalere sulle parti. E mentre l’alleanza sta per suggellarsi, i mastini della guerra sono liberati: il futuro è deciso in una battaglia spaziale realizzata con effetti speciali rinnovati rispetto alle precedenti pellicole. Grazie all’ingegno e al supporto di preziosi alleati, l’equipaggio dell’Enterprise sconfigge uno dei nemici più ostici e ostinati che abbia mai affrontato: un fanatico guerrafondaio, conservatore e isolazionista che, pur di preservare l’onore della sua gente, bisognosa di spazio vitale (citando Hitler), è disposto a veder soccombere l’Impero nella morsa dell’impoverimento economico. Cliff Eidelman compone una colonna sonora che permea di oscurantismo la pellicola con pochi, ma speranzosi e dirompenti, bagliori musicali.

 

Rotta verso l’ignoto è un finale degno di chiudere l’epopea dell’equipaggio della Serie classica che si dirige verso la seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino per abbracciare il proprio destino. Un indimenticabile e commovente arrivederci.


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Star Trek VI: The Undiscovered Country

PRODUZIONE

Steven-Charles Jaffe, Ralph Winter

REGIA
Nicholas Meyer

SCENEGGIATURA
Nicholas Meyer, Denny Martin Flinn

STORIA
Leonard Nimoy, Lawrence Konner, Mark Rosenthal

SOGGETTO
Gene Roddenberry

CAST
William Shatner, Leonard Nimoy, DeForest Kelley, James Doohan, Walter Koenig, Nichelle Nichols, George Takei, Kim Cattrall, Mark Lenard, Brock Peters, Leon Russom, Kurtwood Smith, Christopher Plummer, Rosana DeSoto, David Warner, John Schuck, Michael Dorn, Paul Rossilli, Iman

COLONNA SONORA
Cliff Eidelman

FOTOGRAFIA
Hiro Narita

MONTAGGIO
William Hoy, Ronald Roose

SCENOGRAFIA
Herman Zimmerman, Mickey S. Michaels

COSTUMI
Dodie Shepard


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