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Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della Forza (2015)

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STAR WARS: EPISODIO VII: IL RISVEGLIO DELLA FORZA | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Il momento tanto atteso

Il risveglio della Forza riesce nell’impresa di rievocare i fasti dorati di Star Wars. Dieci anni sono passati dall’uscita de La vendetta dei Sith che ha chiuso positivamente la tanto discussa trilogia prequel. Il risveglio della Forza è il primo tassello della trilogia sequel che prosegue le epiche gesta dei mitici personaggi conosciuti negli anni ’70. Quando gli spettatori nel lontano 1977 hanno visto Guerre stellari in piccoli cinema monosala, seduti sui gradoni dopo lunghe file d’attesa (le prenotazioni non erano ancora di moda, così come non esistevano i maxi-schermi IMAX), sono rimasti talmente estasiati da trasmettere ai loro figli la passione per l’universo di George Lucas (ora non più sotto il suo controllo) che attraverso storie mitologiche e un’emblematica rappresentazione ha appassionato intere generazioni. Sotto la nuova egida della Disney e la direzione di J.J. Abrams (reduce da Star Trek), Il risveglio della Forza riesce a conquistare nuovi seguaci e al tempo stesso riaccende la scintilla in coloro che sono cresciuti nella galassia lontana lontana.

La Galassia è nuovamente oscurata da un malvagio ed esagerato potere

Tre decadi sono passate dalle vicende narrate ne Il ritorno dello Jedi: l’oscurantismo imposto dai Sith ha lasciato uno strascico indelebile e lo stallo tecnologico ha preso il sopravvento, obliando gli eroi che hanno sconfitto l’Impero Galattico rinato dalle ceneri come Primo Ordine: una nuova minaccia pronta a stritolare in una ferale morsa la Nuova Repubblica e la Resistenza (l’ex Ribellione) con un’altra superarma di distruzione. La Base Starkiller è un pianeta (o meglio la deturpazione di un pianeta) dal potere annichilante spaventoso ed esagerato; costruita con le stesse debolezze strutturali dei terrori tecnologici che l’hanno preceduta, la Base Starkiller è alla fine precipitosamente distrutta dalla Resistenza a causa della tracotanza del Primo Ordine. L’obiettivo delle superpotenze è sempre lo stesso: torreggiare su un avversario impaurito, crescendo in forza e dimensioni, senza imparare dai propri errori. Il risveglio della Forza pone il focus sui punti deboli dei personaggi e le organizzazioni e mostra il loro lato più fragile.

 

Ciò che in questi anni nel cuore di ogni fan è stato il sogno più a lungo sperato, realizzato solo tra le pagine dei libri dell’ex universo espanso, è reso tangibile sul grande schermo. Harrison Ford, Carrie Fisher e Mark Hamill (che regala un grande cameo finale) vestono nuovamente i panni dei personaggi che li hanno resi famosi, dimostrando come l’età non sia un ostacolo, bensì un rafforzamento della tempra recitativa.

Han Solo: contrabbandiere per natura

Difficile dimenticare la bellissima storia d’amore con la Principessa, culminata in un lieto fine stellare; ebbene, Lawrence Kasdan (conoscitore e navigatore esperto delle rotte di Star Wars che ha reso splendidamente anche uno spaccato degli anni ’80 con il capolavoro Il grande freddo) proietta la coppia Han e Leia nella realtà quotidiana, dove il “vissero per sempre felici e contenti” è quasi un mito. Il risultato potrebbe deludere i sognatori che credevano nel loro eterno amore. Han e Leia hanno avuto un figlio, Ben Solo, ma il male gliel’ha sottratto e così Han, sconfitto, si è ritirato dal ruolo di marito e generale della Ribellione per continuare a fare ciò che gli è sempre riuscito meglio: girovagare per la Galassia a contrabbandare abominevoli creature di abramsiana memoria insieme al peloso amico Chewbacca (Peter Mayhew), insostituibile compagno di viaggio.

 

Han Solo non ha perso il carisma della canaglia ma, all’occorrenza, è costretto a rientrare nei ranghi per una più alta responsabilità. Se Han ricopre il ruolo che fu di Obi-Wan Kenobi, di saggio mentore detentore del sapere, allora Maz Kanata (Lupita Nyong’o in motion capture) fa le veci di Yoda. Takodana è la sua casa, splendido pianeta boschivo a cui fa scalo il Millennium Falcon; porto franco per mercenari e, come nella miglior tradizione starwarsiana, pullulante di alieni e spie come la Cantina di Mos Eisley in Guerre stellari. Un legame profondo lega Han a Maz, ma non ci è dato sapere quale sia.

Leia: generale della resistenza nell’aspetto, Sua Altezza reale nel cuore

Han e Luke sono ex eroi che scappano per rifugiarsi altrove e fuggire dalle loro responsabilità. Spetta a Leia, donna forte e autorevole (rinforzata dagli anni e dagli eventi) portare il peso della Resistenza: un generale la cui uniforme è “macchiata” dal sangue di coloro che hanno perso la vita sotto il suo comando; tuttavia, nel cuore la si ricorda ancora nella candida veste di Principessa che si lancia da un parapetto con una fune abbracciando il suo biondo principe azzurro. Tanti anni sono passati e a rammentarlo, nell’oscuro incipit, è Lor San Tekka (Max von Sydow), abitante di Jakku e anziano amico della Repubblica che sa più di quanto non lasci intendere. Purtroppo, è sottratto prematuramente alla scena (come da consuetudine abramsiana), lasciando avvolto dal mistero il suo ruolo all’interno della vicenda.

 

Leia è madre non solo di Ben, ma della Resistenza; tuttavia, si ritrova in un ruolo che non le calza perfettamente (come del resto la sua esagerata acconciatura). Stoicamente ancorata alla Causa ribelle non abbandona la posizione anzi, si reca sul luogo dello scontro e chiede all’ex marito di cercare il figlio, redimerlo e ricondurlo a lei. Nonostante i problemi famigliari e il mancato supporto del Senato della Nuova Repubblica (i cui rapporti politici con la Resistenza rimangono sottotraccia), Leia, aiutata da nuovi e fedeli alleati, è il granitico baluardo contro il male che domina la Galassia.

Rey: ragazza stellare

Han e Leia consegnano il testimone a nuovi brillanti e giovani protagonisti: eroi improvvisati e a tutto tondo catapultati in un viaggio avventuroso e di formazione che sconvolge la loro esistenza. Rey (una sorprendente ed energica Daisy Ridley) è una ragazza sperduta su Jakku, pianeta desertico che ricorda Tatooine. Sfoggia un forte carattere coadiuvato da una risolutezza e prontezza di spirito che le permettono di elevarsi a coraggiosa eroina spaziale. Rey abita familiari rottami di recenti guerre stellari, una scavenger che si arrangia come può, barattando con un avido mercante pezzi di metallo e dispositivi ritrovati nel deserto in cambio di razioni di cibo. La caratterizzazione di Rey, esperta meccanica, abile pilota, armata di staffa da combattimento e “folgoratore al fianco”, rimanda a quelle di Anakin e Luke Skywalker. Rey è incubatrice della Forza che si risveglia scatenata dal male pazzo, incontrollato e incontrollabile. Agguerrita protagonista dal potenziale che cresce scena dopo scena (anziché episodio dopo episodio) in una ripidissima e gratificante parabola assimilabile a un giro sulle montagne russe, Rey è la “vera” Forza motrice della narrazione che trasporta nuovamente nella galassia lontana lontana.

Finn: traditore che (non) fugge

Di tutt’altra pasta è Finn (John Boyega), personaggio atipico presentato in modo anomalo per i canoni della Star Wars. Finn è un disertore che si allontana dall’esercito dei cattivi per allinearsi nelle fila dei buoni, sprovvisto dei requisiti necessari per entrare nell’élite del Primo Ordine. Il dubbio è impresso a fuoco e sangue sul suo elmetto di soldato. Finn non è un codardo, poiché nonostante alcuni momenti di debolezza torna sui suoi passi, dimostrando un cuore impavido che gli consente di battersi contro il male ad armi impari. Finn fa sorridere e riflettere e crea con Rey una sinergia unica. Una straordinaria amicizia.

Poe Dameron: pilota redivivo

Il pilota di caccia Poe Dameron (Oscar Isaac) è un individuo frizzante e punta di diamante della Resistenza. Simpatico e irriverente, Poe è lo stereotipo dell’eroe senza macchia e paura, sfrontato verso il pericolo: dopo essere torturato (come Han Solo ne L’Impero colpisce ancora) ha la grinta necessaria per fuggire ai cattivi. Poe esce presto di scena, ma inspiegabilmente lo si ritrova in seguito a bordo del suo speciale caccia. La sensazione è che il reale potenziale del personaggio debba essere ancora mostrato.

Hux: giovane gerarca “nazista”

Il generale Hux (Domnhall Gleeson) è presentato come l’archetipo del gerarca nazista, un signore della guerra che non evolve, ma resta ancorato al ruolo di sbraitante portavoce. Interessante notare come il Primo Ordine sia gestito da pazzi fanatici, impulsivi e vigliacchi piuttosto che da glaciali veterani di ben altro spessore (si pensi al governatore Tarkin che non fuggì di fronte all’imminente distruzione della prima Morte Nera). Si evince come il Primo Ordine sia ancora giovane e acerbo rispetto all’Impero, così come i suoi comandanti.

Phasma: capitano del Primo Ordine che sfigura di fronte ai più accattivanti stormtrooper

Il capitano Phasma (Gwendoline ‘Brienne’ Christie) non riesce a esprimere il suo potenziale; l’integrità verso la dispotica morale dei suoi padroni è indubbia e risulta un’affascinante spalla che non merita la tragicomica sorte (seppur non definitiva) cui è destinata. Contrariamente, le truppe del Primo Ordine mostrano una caratterizzazione che sorprende: marziali, aggressivi e spietati sono esseri umani (uomini e donne, finalmente) capaci di provare sentimenti.

Ben Solo alias Kylo Ren: figlio del bene, volto al male dal mostro Snoke

L’antagonista principale è Kylo Ren (un bravissimo Adam Driver). Il giovane volto è nascosto da una maschera che cela un personaggio tormentato: nulla gli importa del Primo Ordine e dei suoi lacchè, interessato solo a scoprire l’ubicazione di Luke Skywalker. L’ossessione è il cardine della sua caratterizzazione. Attanagliato dal dubbio e rimorso è un autentico “cattivo in ascesa”. La sequenza che lo vede idolatrare l’elmo bruciato di Darth Vader (il nonno) è chiarificatrice: Kylo tende alla di Lui potenza, ma sa bene che difficilmente potrà raggiungere la sua possente magnificenza se rimarrà ancorato al Lato luminoso della Forza, così è costretto a prodigarsi in atti malvagi e di capricciosa iracondia. Quando Kylo si leva la maschera (gesto che disvela con grande efficacia una doppia personalità) mostra un volto segnato dalla paura e avvelenato dal germe oscuro del Leader Supremo Snoke.

 

Seduto sul trono di comando, Snoke (Andy Serkis in motion capture) torreggia orribilmente sfigurato davanti ai giovani Hux e Kylo che preferisce non sacrificare. Niente è disvelato di Snoke se non una malvagità incarnata in un’immagine olografica che non lascia intendere neanche le sue reali dimensioni. Misterioso, il Leader Supremo ricopre il ruolo che fu dell’Imperatore, ma privo del suo inarrivabile carisma.

 

Kylo Ren, il cui tortuoso sentiero intrapreso grava sui genitori come un macigno, è deviato da insegnamenti perversi dettati dal mostro Snoke che privano definitivamente la Galassia dell’eroe di cui ha bisogno. Han sa di essere un padre assente, perciò non colpevolizza il figlio, ma lo perdona con una carezza sul giovane volto su cui cala inesorabilmente l’ombra del male. Uno struggente e indimenticabile addio. La fotografia di Dan Mindel è evocativa e i giochi di luce simbolici ed efficaci nel rappresentare la lotta tra luce e oscurità in cui imperversa lo stato d’animo di Kylo.

 

La spada laser con la guardia rappresenta perfettamente il grado di pazzia del personaggio, sfoggiando i suoi tre instabili e sfavillanti (quasi sanguinanti) raggi in più di un’occasione; il duello che la vede protagonista contro la spada laser che fu di Anakin Skywalker incarna il pathos di quelli tra Luke e Vader. Meglio dimenticare le coreografie danzanti, disciplinate ed eleganti della trilogia prequel, poiché lasciano il posto a primitivi fendenti e grande fisicità (specchio dell’oscurantismo che avvolge nuovamente la Galassia, ove i Jedi sono ormai un mito).

Uno sguardo indietro per andare avanti

La narrazione è serrata e veloce come la luce e proietta dritto nell’Iperspazio. J.J.Abrams e Lawrence Kasdan raccontano una storia che trasuda epicità, evocando le atmosfere di Guerre stellariIl ritorno dello Jedi con colpi di scena alla L’Impero colpisce ancoraIl risveglio della Forza è auto-celebrativo e controbilancia perfettamente la presenza dei nuovi personaggi con gli storici. La scenografia è tangibile e non soffocata dall’invadente computer grafica che affligge la trilogia prequel: sono utilizzati modellini in scala, costumi di scena ricchi di dettagli, e maschere aliene per essere fedeli allo stile classico di Star Wars. Una grande ovazione si scatena all’entrata in scena del Millennium Falcon, l’iconica nave di contrabbando che ha compiuto la rotta di Kessel in meno di dodici parsec. Il Falcon è protagonista di sequenze di volo mozzafiato; tra piroette, involuzioni, repentine virate, spettacolari planaggi a mezz’aria e audaci salti nell’Iperspazio, J.J. Abrams si riconferma un abile pilota.

 

Per i più nostalgici non potevano mancare all’appello C-3PO ed R2-D2, i droidi più famosi della saga; tuttavia, sono messi in ombra dallo sferoide BB-8, droide dal forte senso dell’umorismo e una personalità che lo rende “vivo”. Un autentico personaggio che dimostra come l’umanizzazione dei robot, aspetto tipico della saga, sia di grande rilevanza.

La mitologia arthuriana è potente nella saga

“Luke è scomparso”. L’incipit è travolgente e colora il nero fondale galattico di mitologia arthuriana. Luke (Artù Pendragon) è andato in esilio, come Yoda e Obi-Wan prima di lui, poiché colpito dalla maledizione degli Skywalker. Rey (Parsifal, lo scudiero che diventa cavaliere della Tavola Rotonda) trova la mappa (il Graal) che conduce ad Ahch-to, la Avalon di Star Wars, luogo mitico, sconosciuto e misterioso, raggiungibile solo da chi ne è degno. Rey sale antiche scale di pietra e costeggia pendii rocciosi nell’immota bellezza naturale e spirituale (l’isola irlandese di Skelling Michael è un’oasi incontaminata a cui la splendida fotografia rende omaggio) fino al cospetto di un commosso Luke che ha fallito nel fondare un nuovo Ordine Jedi (come Artù con la Tavola Rotonda), un sogno spezzato dalla malvagità del discendente di sangue Ben Solo, diventato Kylo Ren (Mordred). Tutti i personaggi sono riuniti in un cerchio che si chiude in un atteso e sperato cliffhanger: un intenso sguardo del vecchio eremita che contempla la giovane ragazza rampante che gli porge la leggendaria Excalibur, passata di mano in mano per generazioni. La spada che fu perduta nell’oceano di stelle e ritrovata dalla “dama dello spazio” Maz Kanata è estratta da Rey (portando seco visoni) da un baule posto sotto arcate di roccia. I tempi sono maturi per il ritorno dell’eroe Artù, per la sua discesa da Avalon dopo la morte del prode Lancillotto (Han Solo), poiché nella Galassia imperversa nuovamente lo squilibrio nella Forza.

Un’altra nuova speranza

La colonna sonora, composta nuovamente dal prolifico e pluripremiato maestro John Williams, emoziona con nuovi splendidi brani oltre a richiamare i grandi temi della trilogia classica. Traccia dopo traccia, i battiti del cuore entrano in risonanza con il veloce ritmo della narrazione.

 

Il risveglio della Forza trasuda speranza e fa innamorare (nuovamente) dello straordinario universo (in espansione) di Star Wars. Le basi della trilogia sequel sono gettate: consolidate fondamenta sulle quali costruire storie che possano spiccare il volo verso galassie inesplorate. L’episodio si conclude lasciando diversi portelli d’attracco aperti e chiudendone Solo uno, su cui c’è scritto in basic galattico: SIAMO A CASA.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Star Wars: Episode VII – The Force Awakens

PRODUZIONE
J.J. Abrams, Bryan Burk, Kathleen Kennedy

REGIA
J.J. Abrams

SCENEGGIATURA
Lawrence Kasdan, J.J. Abrams, Michael Arndt

SOGGETTO
George Lucas

CAST
Harrison Ford, Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Lupita Nyong’o, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Peter Mayhew, Max von Sydow

COLONNA SONORA
John Williams

FOTOGRAFIA
Dan Mindel

MONTAGGIO
Maryann Brandon, Mary Jo Markey

SCENOGRAFIA
Rick Carter, Darren Gilford, Lee Sandales

COSTUMI
Michael Kaplan


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