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Star Wars: Episodio VI – Il ritorno dello Jedi (1983)

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STAR WARS: EPISODIO VI - IL RITORNO DELLO JEDI | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
Illustrazione di JERRY VANDERSTELT

Recensione

Luke Skywalker (Mark Hamill) ha una nuova spada laser, un’atipica tunica nera e una conoscenza obliqua della Forza (che rammenta il forte legame con Darth Vader). Tornato su Tatooine, suo pianeta d’origine, Luke si reca al palazzo del viscido e “pupazzoso” boss criminale Jabba the Hutt per salvare Han (Harrison Ford), Leia (Carrie Fisher) e Ciube (Peter Mayhew) dalle sue putrescenti e verminose grinfie.

 

Jabba è un malfidente essere senza scrupoli, gestore di bordelli e loschi giri d’affari, paragonabile al più gretto degli esseri umani. Il ritorno dello Jedi rievoca le atmosfere musicali e tavernicole della Cantina di Mos Eisley di Guerre stellari; un’aria aliena permea il lungo prologo che, dopo l’epica chiusura de L’Impero colpisce ancora, riabitua al clima più mite di Star Wars. A questo proposito, come non menzionare la seducente mise di Leia (diventata ormai un’icona), tenuta prigioniera dall’anfitrione dei criminali. Leia si riconferma coraggiosa eroina spaziale (addirittura si mimetizza da cacciatrice di taglie) che ha la forza di ribellarsi e uccidere il suo carceriere.

 

Grazie alle abilità acquisite, Luke libera Han e salva i suoi amici che, tuttavia, devono far fronte a una nuova annichilante e terrorizzante minaccia: la Seconda Morte Nera, più grande e potente, e simbolo di efferato dominio che l’Impero impone sulla Galassia. La missione è distruggere il generatore dello scudo della superarma situato sulla luna boscosa di Endor per permettere ai caccia ribelli, guidati da Lando Calrissian (Billy Dee Williams), di penetrare nel ventre della sferoidale bestia di metallo e distruggerla.

 

La luna boscosa di Endor è popolata dagli Ewok, simpatici esserini teneri e pelosi che sono, loro malgrado, coinvolti nello scontro insieme ai Ribelli, guidati da Han, Ciube e Leia, contro le truppe imperiali. La popolazione indigena vede invaso il proprio mondo e si arma per combattere la minaccia imperiale. La fitta vegetazione fa da sfondo a una battaglia campale preceduta da spettacolari inseguimenti su moto volanti. Il ritorno dello Jedi si allontana gradualmente dal genere space western per abbracciare il war movie: la potenza dell’Impero è scatenata in un’emozionante e prodigiosa battaglia spaziale che segna un nuovo traguardo visivo. I personaggi diventano pezzi di una scacchiera che evolve la risoluzione di intimi conflitti a gesta eroiche di impatto galattico. La forza de Il ritorno dello Jedi è insita nel conciliare alla perfezione entrambi i generi.

 

Il carattere dei personaggi e i robusti fili che li legano sono definiti ulteriormente: è disvelata un’altra verità, finora celata (o solo suggerita ne L’Impero colpisce ancora), che lega indissolubilmente Luke a Leia che da autentici amici si trovano a condividere il peso di una pesante eredità. Luke si separa dal gruppo e affronta la sfida che lo attende contro il male puro, con la consapevolezza donatagli in punto di morte dal maestro Yoda (a cui George Lucas concede un’uscita di scena memorabile) e dallo spirito di Obi-Wan. Luke diventa araldo del Lato luminoso della Forza a cui è contrapposto il Lato oscuro abitato da Darth Vader. La linea che li separa si fa più sottile: Luke e Vader, entrambi in conflitto con se stessi, vacillano l’uno nel Lato dell’altro, completandosi come Jedi.

 

Il creatore della saga e Lawrence Kasdan presentano il burattinaio che muove gli oscuri fili della trama degli Skywalker: l’Imperatore (Ian McDiarmid, inquietante e perfetto nel ruolo) asserragliato dentro la sua nuova fortezza è l’acerrimo nemico che ha piegato Vader in passato e desidera rimpiazzarlo con un altro servitore ancora più potente. Un essere malvagio, spregevole, vecchio e deforme che ordisce una trappola contro la Ribellione per annientarla definitivamente.

 

L’emozionante duello finale vede Luke accecato dall’ira sferrare un colpo decisivo (carico di simbolismo) contro Darth Vader, ma l’Imperatore ha previsto tutto e chiede al giovane Jedi di prendere il posto del Signore Oscuro al suo fianco. Il suo rifiuto è punito con indicibili torture causate dall’immenso potere del Lato oscuro della Forza. Un malvagio e ferale atto che solo l’amore di un padre verso un figlio agonizzante può fermare. Anakin Skywalker, colui che fu prima di diventare Darth Vader, servitore del male, emerge da strati di metallo fusi da infinita malvagità, vedendo nella salvezza del figlio e nell’uccisione del malvagio genocida l’occasione per redimersi.

 

Alla fine il figlio libera il padre morente dal giogo della maschera del Lato oscuro, perdonandolo delle atrocità commesse. Il cerchio tra Luke e Anakin Skywalker si chiude con grande pathos grazie allo straordinario lavoro di John Williams che compone marce e arie oscure dirompenti ed evocative. La trilogia classica di Star Wars termina la sua storia tra festeggiamenti e ovazioni per la sconfitta dell’Impero, con l’approvazione e il ringraziamento dei maestri Jedi che furono. Un episodio finale non più “a sé stante” come il prototipo Guerre stellari, o visionario come L’Impero colpisce ancora, ma di stampo hollywoodiano che imprime a fuoco nell’immaginario collettivo personaggi e luoghi unici. La morale del poema stellare è che l’amore vince su tutto, anche sulla potente Forza che permea ogni essere vivente. Drammatico. Epico. Esplosivo.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Star Wars: Episode VI – Return of the Jedi

PRODUZIONE
Howard G. Kazanjian

REGIA
Richard Marquand

SCENEGGIATURA
Lawrence Kasdan, George Lucas

STORIA
George Lucas

CAST
Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Billy Dee Williams, Anthony Daniels, Peter Mayhew, Sebastian Shaw, Ian McDiarmid, Frank Oz, James Earl Jones, David Prowse, Alec Guinness, Kenny Baker

COLONNA SONORA
John Williams

MONTAGGIO
Sean Barton, Duwayne Dunham, Marcia Lucas

FOTOGRAFIA
Alan Hume

SCENOGRAFIA
Norman Reynolds, Michael Ford, Harry Lange

COSTUMI
Aggie Guerard Rodgers, Nilo Rodis-Jamero


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