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Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith (2005)

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STAR WARS - LA VENDETTA DEI SITH | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Le guerre dei Cloni stanno esaurendosi. L’ultimo disperato tentativo per i Separatisti è il rapimento del cancelliere supremo Palpatine; la Repubblica ingaggia una spettacolare battaglia spaziale intorno al pianeta-capitale Coruscant per salvare l’influente guida politica. L’incipit è elettrizzante e catapulta nel vivo dell’azione. Un tripudio di combattimenti, ove il cavaliere jedi Anakin Skywalker e il maestro Obi-Wan Kenobi sfrecciano nel caos della battaglia per abbordare l’astronave su cui è tenuto prigioniero il Cancelliere, dando luogo a una serie di danze mortali ritmate da spade laser. Il conte Dooku è sconfitto dal giovane concorrente al gioco (di potere) preferito dai Sith: una prematura dipartita (che ricorda quella di Saruman ne Il ritorno del Re) necessaria per concedere spazio narrativo all’artefice del male, il burattinaio Darth Sidious.

 

La guerra imperversa sui pianeti della Galassia. George Lucas mostra Kashyyyk, patria natale degli Wookiee e Chewbacca (il famoso “tappeto ambulante” e spalla della combriccola di avventurieri della trilogia classica), e Utapau, sul quale si rifugia il generale Grievous, un cyborg addestrato all’uso delle spade laser. Seppur autoritario e minaccioso nell’aspetto, Grievous manca di spina dorsale: un alfiere manovrabile che diventa presto superfluo nel grande disegno previsto da Sidious.

 

I Jedi non riconoscono ad Anakin l’adeguato rango e così il giovane, di cui neanche Obi-Wan riesce a comprendere il dramma che lo attanaglia, trova in Palpatine l’attenzione di cui ha bisogno. L’inserimento durante una rappresentazione teatrale (permeata da una sinistra atmosfera) della breve storia che narra la sorte di Darth Plagueis il Saggio, maestro di Darth Sidious, evince il carattere del personaggio-nemesi più cattivo (un semplice esempio di ciò che manca nei due precedenti episodi). Anakin sacrifica tutto pur di ottenere l’immenso potere del Lato oscuro (più gratificante di quello luminoso) che gli consentirebbe di salvare la vita della moglie Padmé. La vendetta dei Sith pone il focus proprio sul dramma di Anakin, concludendo il suo percorso per iniziare quello di Darth Vader.

 

Il Cancelliere disvela il suo autentico aspetto e assoggetta completamente Anakin al proprio volere. Neanche i più abili maestri Jedi, tra cui Mace Windu (Samuel L. Jackson) e Yoda, protagonisti di epici ed emozionanti duelli, riescono a impedire l’ascesa del Signore oscuro dei Sith: deforme essere, malvagio puro, consumato dal potere. Sidious emerge dal suo scomodo (ma utile) guscio di Cancelliere supremo e irrompere nel Senato con autorità e violenza inaudita, proclamando la fondazione dell’Impero Galattico; ogni pedina che prima serviva la Repubblica diventa, così, strumento di morte assoggettato al Male a causa di una clausola (l’Ordine 66) inserita nel cromosoma genetico dei Cloni, scritta troppo in piccolo per i Jedi, accecati dalla vanità. L’autoproclamatosi Imperatore domina ogni fronte, mentre gli ingenui Jedi, inaspettatamente colti in fallo, sono incolpati di tradimento e, i pochi sopravvissuti alla mattanza, costretti all’esilio. Palpatine con un golpe in grande stile cinematografico annienta l’Ordine Jedi. Una Caporetto per la Repubblica.

 

È la prima volta che al termine di una trilogia il male vince a mani basse. Schermaglie su esotici pianeti e mondi boschivi rappresentano efficacemente lo scenario bellico, mentre quello politico è espresso da interessanti dialoghi e discorsi dittatoriali che esaltano il carattere dei personaggi e meglio definiscono la natura machiavellica di Palpatine. George Lucas dipinge un quadro oscuro (su tela completamente digitalizzata) ove le geometrie sono più spigolose rispetto a La minaccia fantasma, avvicinandosi maggiormente al design della trilogia classica (dimostrazione del cambiamento di regime a cui la Galassia è sottoposta).

 

Il pianeta vulcanico di Mustafar è lo scenario del duello finale che vede il maestro sconvolto e addolorato scontrarsi con l’apprendista conquistato dal male. Obi-Wan dimostra che i Jedi non sono poi così diversi dai Sith: assolutisti e accecati dalle loro convinzioni. George Lucas definisce come non mai i Jedi (disperati) e i Sith (scatenati): due facce della stessa medaglia. Lo spettacolare confronto che trasuda lava e odio conduce all’intenso climax finale: una struggente e simbolica conversione al male. La colonna sonora di John Williams riesce a stupire con evocativi brani che richiamano i temi della saga e trasmette un senso di decadenza che si insinua prepotentemente nel cuore dell’eroe caduto.

 

La capacità di sconfiggere la morte è il raggiungimento di un illimitato potere che solo chi è conquistato dalla Forza può ottenere, ma se si arrivasse ad acquisire tale capacità (o solo una dannata parvenza) tutto si corromperebbe e si dissolverebbe. La luce che illumina la vetta del potere si ottenebra e inesorabilmente Anakin Skywalker sprofonda in un abisso dove batte un cuore meccanico, imprigionato sotto strati di metallo consumati dal fuoco della passione, emergendo come Darth Vader, sotto l’egida di un dittatore dispotico e sublimato da perversa malvagità. L’episodio si conclude da un lato con la completa caduta dell’eroe che precede la sua rinascita dalle ceneri (come la più terrificante delle fenici) nel corpo robotico “golemizzato” da Palpatine e dall’altro con Padmé (Natalie Portman), oppressa da un’angoscia che la spinge sul viale del tramonto, che dà alla luce i gemelli Luke e Leia. Un dualismo perfetto, il cui speranzoso bagliore che porterà nuovamente luce in una Galassia permeata da terrore e malvagità di coloro che con veemenza la vogliono dominare con crudele coercizione, apre la strada alla (ri)visione della trilogia classica.

 

La vendetta dei Sith dimostra chiaramente la volontà di George Lucas di fare ammenda delle evidenti mancanze presenti nei due precedenti episodi. L’episodio conclusivo della trilogia prequel di Star Wars è il più oscuro della saga e mostra la vera natura del male, la sua ascesa e la tragica caduta delleroe. Drammatico. Epico.


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith

PRODUZIONE
Rick McCallum

REGIA
George Lucas

SCENEGGIATURA
George Lucas

CAST
Ewan McGregor, Natalie Portman, Hayden Christensen, Ian McDiarmid, Samuel L. Jackson, Jimmy Smits, Frank Oz, Anthony Daniels, Christopher Lee

COLONNA SONORA
John Williams

FOTOGRAFIA
David Tattersall

MONTAGGIO
Roger Barton, Ben Burtt

SCENOGRAFIA
Gavin Bocquet, Piero Di Giovanni, Richard Roberts

COSTUMI
Trisha Biggar


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