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Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith (2005)

STAR WARS - LA VENDETTA DEI SITH | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith

PRODUZIONE

Rick McCallum

REGIA

George Lucas

SCENEGGIATURA

George Lucas

CAST

Ewan McGregor, Natalie Portman, Hayden Christensen, Ian McDiarmid, Samuel L. Jackson, Jimmy Smits, Frank Oz, Anthony Daniels, Christopher Lee, Keisha Castle-Hughes, Silas Carson, Jay Laga’aia, Bruce Spence, Wayne Pygram, Temuera Morrison, David Bowers, Oliver Ford Davies, Ahmed Best, Rohan Nichol, Jeremy Bulloch, Amanda Lucas, Kenny Baker, Matt Sloan, Peter Mayhew, Rebecca Jackson, Joel Edgerton, Bonnie Piesse, James Earl Jones

COLONNA SONORA

John Williams

FOTOGRAFIA

David Tattersall

MONTAGGIO

Roger Barton, Ben Burtt

SCENOGRAFIA

Gavin Bocquet, Piero Di Giovanni, Richard Roberts

COSTUMI

Trisha Biggar

🖋️ Recensione

Le Guerre dei Cloni stanno esaurendosi. L’ultimo disperato tentativo dei Separatisti è il rapimento del cancelliere supremo Palpatine; la Repubblica ingaggia, così, una spettacolare battaglia spaziale intorno al pianeta-capitale Coruscant per salvare l’influente guida politica. L’incipit è elettrizzante e catapulta nel vivo dell’azione. Un tripudio di combattimenti, ove il cavaliere Jedi Anakin Skywalker e il maestro Obi-Wan Kenobi sfrecciano nel caos della battaglia per abbordare l’astronave su cui è tenuto prigioniero il Cancelliere, dando luogo a una serie di danze mortali ritmate da spade laser. Il conte Dooku è sconfitto dal giovane concorrente al gioco (di potere) preferito dai Sith: una prematura dipartita (che ricorda quella di Saruman ne Il ritorno del Re) necessaria per concedere spazio narrativo all’artefice del male, il burattinaio Darth Sidious.

 

La guerra imperversa sui pianeti della Galassia. George Lucas mostra Kashyyyk, patria natale degli Wookiee e Chewbacca (il famoso “tappeto ambulante” e spalla della combriccola di avventurieri della trilogia classica), e Utapau, sul quale si rifugia il generale Grievous, un cyborg addestrato all’uso delle spade laser. Seppur autoritario e minaccioso nell’aspetto, Grievous manca di spina dorsale: un alfiere facilmente manovrabile che diventa presto superfluo nel grande disegno previsto da Sidious.

 

I Jedi non riconoscono ad Anakin l’adeguato rango e così il giovane, di cui neanche Obi-Wan riesce a comprendere il dramma che lo attanaglia, trova in Palpatine l’attenzione di cui ha bisogno. Durante una rappresentazione teatrale permeata da una sinistra atmosfera, Palpatine svela ad Anakin la sorte di Darth Plagueis il Saggio, maestro di Darth Sidious; dalla breve novella (che funge anche da magnifico intermezzo narrativo) si evince il carattere del vero antagonista che espande ulteriormente la sua malvagia definizione. Anakin sacrifica tutto pur di ottenere l’immenso potere promesso da Palpatine: una capacità da alcuni ritenuta ingiustamente non naturale che gli consentirebbe di salvare la moglie Padmé della cui morte i suoi incubi sono pervasi (o persuasi dal Lato oscuro). La vendetta dei Sith pone il focus sul dramma di Anakin, concludendo il suo percorso per iniziare quello di Darth Vader.

 

Il Cancelliere disvela il suo autentico aspetto e assoggetta completamente Anakin al proprio volere. Neanche i più abili maestri Jedi, tra cui Mace Windu e Yoda, protagonisti di epici ed emozionanti duelli, riescono a impedire l’ascesa del Signore Oscuro dei Sith: un essere deforme, puramente malvagio e consumato da illimitato potere. Sidious emerge dal suo scomodo (ma utile) “guscio” di Cancelliere supremo e irrompe nel Senato con autorità e violenza inaudita, proclamando la fondazione dell’Impero Galattico; ogni pedina che prima serviva la Repubblica diventa, così, strumento di morte, assoggettato al male a causa di una clausola (l’Ordine 66) inserita nel cromosoma genetico dei Cloni, scritta troppo in piccolo affinché i Jedi, accecati da vanità, potessero leggerla. Palpatine, autoproclamatosi Imperatore, domina ogni fronte, mentre gli ingenui Jedi, inaspettatamente colti in fallo, sono incolpati di tradimento e, i pochi sopravvissuti alla mattanza, costretti all’esilio. Palpatine, con un golpe in grande stile cinematografico, annienta l’Ordine Jedi. Una Caporetto per la Repubblica.

 

Schermaglie su esotici pianeti e mondi boschivi rappresentano efficacemente lo scenario bellico, mentre quello politico è espresso da interessanti dialoghi e discorsi dittatoriali che esaltano il carattere dei personaggi e meglio definiscono la natura machiavellica di Palpatine. George Lucas dipinge un quadro tenebroso, ove le geometrie sono più spigolose rispetto a La minaccia fantasma, avvicinandosi maggiormente al design della trilogia classica (dimostrazione del cambiamento di regime a cui la Galassia è sottoposta).

 

Il pianeta vulcanico di Mustafar è lo scenario del duello finale che vede il maestro, sconvolto e addolorato, scontrarsi con l’apprendista conquistato dal male. Obi-Wan dimostra che i Jedi non sono poi così diversi dai Sith: assolutisti e accecati dalle loro convinzioni. George Lucas definisce in modo inequivocabile i disperati Jedi e gli scatenati Sith: due facce della stessa medaglia. Lo spettacolare confronto che trasuda lava e odio conduce all’intenso climax finale: si assiste impotenti alla struggente e simbolica conversione al male di Anakin, mentre parallelamente, nella sala del Senato (fatta a pezzi dal potere) infuria lo scontro più audace che vede Yoda sfidare a duello l’Imperatore in un caleidoscopio di azione. La colonna sonora di John Williams stupisce con evocativi brani che richiamano i temi della saga e trasmette un senso di decadenza che si insinua prepotentemente nel cuore dell’eroe caduto.

 

La capacità di sconfiggere la morte è il raggiungimento di un potere che solo chi è conquistato dalla Forza può ottenere, ma se si arrivasse ad acquisire tale capacità (o solo una dannata parvenza) tutto si corromperebbe e dissolverebbe. La luce si ottenebra e inesorabilmente Anakin Skywalker sprofonda in un abisso dove batte un cuore meccanico, imprigionato sotto strati di metallo consumati dal fuoco della passione, emergendo come Darth Vader, sotto l’egida di un dittatore dispotico e sublimato da perversa malvagità. L’episodio si conclude da un lato con la completa caduta dell’eroe che precede la sua rinascita dalle ceneri (come la più terrificante delle fenici) nel corpo robotico “golemizzato” da Palpatine, dall’altro con Padmé, oppressa da un’angoscia che la spinge sul viale del tramonto, che dà alla luce i gemelli Luke e Leia. Un perfetto dualismo il cui speranzoso bagliore, che porterà nuovamente luce in una Galassia permeata da terrore e malvagità di coloro che con veemenza la vogliono dominare con crudele coercizione, apre la strada alla (ri)visione e reinterpretazione della trilogia classica.

 

Nella trilogia prequel, George Lucas mostra ciò che è accaduto prima di Guerre stellari; racconta di come Anakin Skywalker, protagonista dell’esalogia e uno dei fuochi della space opera starwarsiana (uno struggente dramma famigliare), si sia trasformato in Darth Vader; e di come la Vecchia Repubblica sia caduta sotto la dispotica legge marziale di un potente dittatore che agisce nell’ombra, nascosto agli occhi non più vigili dei guardiani di pace e giustizia della Galassia.

 

L’episodio conclusivo della trilogia prequel di Star Wars è dannatamente oscuro e mostra la vera natura del male: l’ascesa e la tragica caduta dell’eroe in una poetica spirale di epicità e dramma, intessuta a comporre un quadro narrativo semplicemente stellare.


Articolo di Alessandro Pin

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