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Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni (2002)

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STAR WARS - L'ATTACCO DEI CLONI | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Dieci anni sono passati dalla storia narrata ne La minaccia fantasma. Le cariche politiche e i titoli monastici sono cambiati, i protagonisti cresciuti e l’oscurità ha avvolto la Galassia. Anakin, da bambino prodigio, altruista e di buon cuore, è diventato arrogante e irresponsabile, ignorando i rigidi insegnamenti del mentore Obi-Wan Kenobi. I maestri Jedi vedono nel giovane padawan una figura non ben definita che oscilla tra il Lato luminoso e il Lato oscuro della Forza.

 

George Lucas, dopo un incipit esplosivo, fa scivolare la storia tra altissimi grattacieli di una Coruscant digitalizzata; una corsa frenetica e senza sosta che rimanda a Il quinto elemento, ma spoglia della genialità visionaria che pervade la pellicola di Luc Besson. Il thriller d’azione si tinge di rosa, mostrando due giovani innamorati che si corteggiano nelle verdi distese di Naboo: Anakin condivide i suoi sentimenti con Padmé, agguerrita senatrice e amante proibita del giovane Jedi (ai membri dell’Ordine è negato avere legami sentimentali). L’attore canadese Hayden Christensen non riesce a esprimere al meglio le sfaccettature psicologiche di Anakin, mentre la recitazione di Natalie Portman, contrariamente al precedente episodio, è costantemente insicura.

 

Nell’atto centrale, Anakin decide di contravvenire agli ordini del Consiglio dei Jedi, ritornando al suo pianeta natale per mantenere fede alla promessa fatta all’amata madre rimasta su Tatooine. Si immagini un bambino che cresce lontano da casa, ostaggio dell’assolutismo di un altezzoso gruppo di Jedi accecato da antiche profezie e inganni perpetrati da un male che resta nascosto nell’ombra del Lato oscuro. Ora, è facile comprendere l’atteggiamento di Anakin verso il maestro Obi-Wan: una condotta ribelle per reclamare il bisogno di dimostrare il proprio potenziale e il desiderio di amare ed essere amato. Il cancelliere supremo Palpatine si interessa al giovane Skywalker; tuttavia, George Lucas liquida con un’unica sequenza l’interessante inizio del loro rapporto mentore/discepolo. L’ottenebramento dell’animo del giovane Jedi è accompagnato dalla colonna sonora di John Williams che richiama gli iconici temi della saga e compone pochi brani inediti.

 

Obi-Wan, attraverso semplificate tecniche investigative (come in un giallo da manuale), scopre su Kamino un esercito di cloni: una moltitudine di pedoni e pezzi avanzatissimi da posizionare sulla scacchiera galattica al servizio della Repubblica contro i Separatisti. Nonostante il creatore di Star Wars lasci sparsi alcuni pezzi del puzzle galattico, emergono aspetti significativi: alieni amichevoli di spielberghiana memoria risultano più saggi dei Jedi, mentre questi ultimi perdono di vista interi sistemi stellari su cui sta per scoppiare la guerra. L’astuzia di un male subdolo e scorretto, perverso nel creare uno scenario bellico per i suoi biechi interessi, lascia aperti diversi interrogativi che non ottengono risposte chiare e definitive e, a quanto pare, agli ingenui Jedi poco importa. I Jedi sono mostrati come pedine manipolate dal misterioso burattinaio noto come Darth Sidious, in un sottile gioco politico, per loro e purtroppo per lo spettatore che nulla conosce della saga, di difficile decifrazione.

 

Obi-Wan si scontra col cacciatore di taglie Jango Fett; l’inseguimento nel campo di asteroidi (che ricorda L’Impero colpisce ancora) si esaurisce sul brullo pianeta Geonosis, su cui il Jedi incontra il conte Dooku, Signore oscuro dei Sith e personaggio di grande carisma, ma che George Lucas non sfrutta a dovere. Si deduce a fatica la natura di Dooku: un idealista, un Jedi caduto, fuggevole come il male che l’ha ottenebrato e plasmato nell’archetipo del Sith. Un grande antagonista mancato. Su Geonosis, scene sovraccariche di effetti speciali si susseguono in una gigantesca arena, ove un manipolo di Jedi, guidato in battaglia dal potente maestro Mace Windu, affronta le macchine dei Separatisti che vogliono sovvertire la Repubblica.

 

Il duello finale vede Obi-Wan e Anakin affrontare impreparati il Signore oscuro dei Sith. Uno scontro il cui esito avvicina Anakin al suo destino; tuttavia, l’entrata in scena del maestro Yoda cambia le carte in tavola. Per la prima volta l’iconico Jedi, entrato nell'immaginario collettivo come il saggio mentore di Luke Skywalker, estrae la spada laser ed è protagonista, seppur per pochi istanti, di un duello mozzafiato.

 

La vicenda si conclude con l’esercito di Cloni della Repubblica che si prepara alla guerra contro l’Armata droide dei Separatisti. George Lucas non cesella i personaggi, preferendo inscenare spettacolari duelli in aride ambientazioni completamente computerizzate. Uno scenario epico, ma artefatto, che fa da sfondo a un atto sconsiderato dettato dall’amore. Romantico, senza dubbio, ma che sottrae spazio narrativo alle diramazioni politiche che avrebbero intessuto un quadro galattico di ben più elevata caratura.


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Star Wars: Episode II – Attack of the Clones

PRODUZIONE
Rick McCallum

REGIA
George Lucas

SCENEGGIATURA
George Lucas, Jonathan Hales

STORIA
George Lucas

CAST
Ewan McGregor, Natalie Portman, Hayden Christensen, Ian McDiarmid, Samuel L. Jackson, Christopher Lee, Anthony Daniels, Kenny Baker, Frank Oz

COLONNA SONORA
John Williams

FOTOGRAFIA
David Tattersall

MONTAGGIO
Ben Burtt

SCENOGRAFIA
Gavin Bocquet, Peter Walpole

COSTUMI
Trisha Biggar


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