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Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni (2002)

🌖 Consigliato

STAR WARS - L'ATTACCO DEI CLONI | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Star Wars: Episode II – Attack of the Clones

PRODUZIONE

Rick McCallum

REGIA

George Lucas

SCENEGGIATURA

George Lucas, Jonathan Hales

STORIA

George Lucas

CAST

Ewan McGregor, Natalie Portman, Hayden Christensen, Christopher Lee, Samuel L. Jackson, Frank Oz, Ian McDiarmid, Pernilla August, Temuera Morrison, Jimmy Smits, Jack Thompson, Leeanna Walsman, Ahmed Best, Rose Byrne, Oliver Ford Davies, Ronald Falk, Jay Laga’aia, Andy Secombe, Anthony Daniels, Silas Carson, Ayesha Dharker, Joel Edgerton, Daniel Logan, Bonnie Piesse, Kenny Baker

COLONNA SONORA

John Williams

FOTOGRAFIA

David Tattersall

MONTAGGIO

Ben Burtt

SCENOGRAFIA

Gavin Bocquet, Peter Walpole

COSTUMI

Trisha Biggar

🖋️ Recensione

Dieci anni sono passati dalla storia narrata ne La minaccia fantasma. Le cariche politiche e i titoli monastici sono cambiati, i protagonisti cresciuti e l’oscurità ha avvolto la Galassia. Anakin, da bambino prodigio, altruista e di buon cuore, è diventato arrogante e irresponsabile, ignorando i rigidi insegnamenti del mentore Obi-Wan Kenobi. I maestri Jedi vedono nel giovane padawan una figura non ben definita che oscilla tra il Lato luminoso e il Lato oscuro della Forza.

 

George Lucas, dopo un incipit esplosivo, fa scorrere la sua storia tra altissimi grattacieli di una notturna Coruscant; una corsa frenetica e senza sosta che ricorda la fuga in taxi de Il quinto elemento di Luc Besson. Il thriller d’azione si tinge di rosa, mostrando due giovani innamorati che si corteggiano nelle verdi distese di Naboo: Anakin apre il suo cuore a Padmé, agguerrita senatrice e amante proibita del giovane Jedi; tuttavia, ai membri dell’Ordine è proibito avere legami sentimentali. L’attore canadese Hayden Christensen riesce a esprimere le sfaccettature psicologiche di Anakin, mentre la recitazione di Natalie Portman, contrariamente al precedente episodio, è meno incisiva.

 

Nell’atto centrale, Anakin decide di contravvenire agli ordini del Consiglio dei Jedi, ritornando al suo pianeta natale per mantenere fede alla promessa fatta all’amata madre rimasta su Tatooine. Si immagini un bambino che cresce lontano da casa, ostaggio dell’assolutismo di un altezzoso gruppo di Jedi accecato da antiche profezie e inganni perpetrati da un male che resta nascosto nell’ombra del Lato oscuro; ora, è facile comprendere l’atteggiamento di Anakin verso il maestro Obi-Wan: una condotta ribelle per reclamare il bisogno di dimostrare il proprio potenziale e il desiderio di amare ed essere amato. La precaria stabilità psicologica di Anakin è sfruttata dal cancelliere supremo Palpatine che vede nel giovane un prezioso servitore da piegare per i suoi biechi interessi (George Lucas concentra in un’unica sequenza l’inizio del loro rapporto mentore/discepolo). L’ottenebramento dell’animo del giovane Jedi è accompagnato dalla colonna sonora di John Williams che richiama gli iconici temi della saga e compone pochi, ma efficaci, brani inediti.

 

Obi-Wan, come fosse un detective, indaga sulla scomparsa di un pianeta dagli Archivi Jedi; la sua ricerca lo porta su Kamino, dove scopre la fabbricazione di un esercito di cloni: una moltitudine di pedoni e pezzi avanzatissimi da posizionare sulla scacchiera galattica al servizio della Repubblica contro i Separatisti. Il creatore di Star Wars lascia sparsi alcuni tasselli che, quando combinati, vanno a comporre un puzzle di portata galattica che mette in risalto alcuni aspetti significativi: alieni amichevoli di spielberghiana memoria risultano più saggi dei Jedi, mentre questi ultimi perdono di vista interi sistemi stellari su cui sta per scoppiare la guerra. L’astuzia di un male subdolo e scorretto, perverso nel creare uno scenario bellico e devastante, lascia aperti diversi interrogativi che non ottengono risposte chiare e definitive e, a quanto pare, agli ingenui Jedi poco importa. I Jedi sono mostrati come pedine manipolate dal misterioso burattinaio noto come Darth Sidious, in un sottile gioco politico. Affascinante, ma di difficile decifrazione.

 

Obi-Wan si scontra col cacciatore di taglie Jango Fett; l’inseguimento nel campo di asteroidi (che ricorda L’Impero colpisce ancora) si esaurisce sul brullo pianeta Geonosis, su cui il Jedi incontra il conte Dooku, Signore dei Sith e personaggio di grande carisma: un idealista, un Jedi caduto, fuggevole come il male che l’ha ottenebrato e plasmato nell’archetipo del Sith. Un grande antagonista. Su Geonosis, scene sovraccariche di effetti speciali si susseguono in una gigantesca arena, ove un manipolo di Jedi, guidato in battaglia dal potente maestro Mace Windu, affronta le macchine dei Separatisti che vogliono sovvertire la Repubblica.

 

Il duello finale vede Obi-Wan e Anakin affrontare impreparati il Signore dei Sith. Uno scontro il cui esito avvicina Anakin al suo destino; tuttavia, l’entrata in scena del maestro Yoda cambia le sorti della battaglia. Per la prima volta l’iconico Jedi, entrato nell’immaginario collettivo come il saggio mentore di Luke Skywalker, lo si vede estrarre la spada laser per essere protagonista, seppur per pochi istanti, di un duello mozzafiato.

 

La vicenda si conclude con l’esercito di Cloni della Repubblica che si prepara alla battaglia contro l’Armata droide dei Separatisti. George Lucas mostra il preludio alle Guerre dei Cloni; uno scenario epico che fa da sfondo alla vicenda cardine che ruota attorno al protagonista Anakin Skywalker e la sua lenta discesa nell’oscurità: un atto sconsiderato dettato dall’amore. Romantico, senza dubbio, ma dannatamente proibito.


Articolo di Alessandro Pin

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