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Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza (1977)

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STAR WARS: EPISODIO IV - UNA NUOVA SPERANZA | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
Illustrazione di JERRY VANDERSTELT

Recensione

In una galassia lontana lontana, sotto le note immortali del maestro John Williams, un temibile incrociatore spaziale entra prepotentemente in scena all’inseguimento di una piccola corvetta indifesa. Una caccia attraverso il cosmo dove il truce Impero Galattico è alla ricerca dei piani rubati inerenti la superarma di distruzione da esso ideata; un terrore tecnologico somigliante a una luna che, in realtà, è una stazione spaziale mobile in grado di distruggere pianeti: la Morte Nera.

 

Una scena iconica che apre le menti a una nuova concezione della space opera. Niente di scontato, ma un nuovo inizio che nel 1977 permette un salto qualitativo all’arte cinematografica. George Lucas si ispira a scrittori come Frank Herbert e Isaac Asimov e l’arte di Akiro KurosawaFritz Lang; inizialmente criticato dai colleghi, alimenta il suo sogno, inietta linfa vitale al genere, rende immortali i suoi personaggi: primo fra tutti Lord Darth Vader, cattivo per eccellenza che irrompe a passo di carica nell’immaginario collettivo.

 

Vedere R2-D2 e C-3PO passeggiare sperduti tra le sabbie di Tatooine e osservarli interagire è la massima espressione di fiaba spaziale. Due droidi non soggetti alle leggi asimoviane e non comandati da un cervello positronico, ma definiti da un temperamento tipicamente umano; il messaggio è chiaro fin da subito: in Guerre stellari non c’è spazio per la scienza. La storia narra le gesta del giovane Luke Skywalker (Mark Hamill), un ragazzo che vuole fuggire dal brullo deserto di Tatooine e dalla stanziale vita agricola per viaggiare tra le stelle e unirsi agli amici piloti, così da partecipare attivamente alla lotta della Ribellione contro l’Impero; tuttavia, Luke è legato da grande affetto agli zii che l’hanno cresciuto e si sente in dovere di aiutarli con la fattoria.

 

Un disperato messaggio d’aiuto (MacGuffin eccezionale), inviato dalla bellissima principessa Leia Organa (Carrie Fisher), sconvolge la vita del giovane Luke; la Principessa invoca l’aiuto di Obi-Wan Kenobi (Alec Guinness, qui in un’interpretazione memorabile), affinché possa salvare i Ribelli dalla disfatta. Il vecchio Ben è un maestro Jedi che si è rifugiato su Tatooine per celarsi al male che imperversa nella Galassia; un mentore saggio e anziano detentore del sapere, ultimo rimasto insieme al suo ex apprendista Darth Vader a conoscere le vie della Forza. I Jedi ormai sono estinti, annientati dall’Impero in seguito alla guerra dei cloni.

 

George Lucas rende i Jedi una figura-simbolo dal grande impatto sociale; merito anche dell’iconica spada laser, l’arma dei Jedi che rappresenta eleganza e civiltà in tempi oscuri. Obi-Wan istruisce Luke sul significato della Forza: un campo di energia spirituale che circonda e lega ogni essere vivente e mantiene unita la Galassia (come fosse magia). Dopo aver perso ogni cosa a lui cara, Luke decide di adempiere il suo destino e diventare un Jedi sulle orme del padre per aiutare il vecchio Ben. Il regista non disvela ancora la verità sul padre di Luke, narrando la storia dal punto di vista del preoccupato e reticente zio e da quello di Obi-Wan che racconta al giovane la sorte del padre, ucciso da Darth Vader. Una verità che, almeno per ora, può essere considerata attendibile da Luke (e dallo spettatore) e non priva di fondamento.

 

È nel peggior covo di feccia e malvagità della Galassia, un locale di ritrovo per banditi, un bar spaziale e multietnico, che il gruppo incontra un contrabbandiere che fa al caso suo. Han Solo (Harrison Ford, diventato famoso grazie a questo ruolo) è un uomo su cui pende una taglia che non si decide a risolvere; un girovago spaziale che mai si è preoccupato del destino e fa appello esclusivamente alla fortuna che sorride alle canaglie. Un uomo semplice, ma dalla vita complicata. Han con il fido compagno Chewbacca (il cui volto nascosto dietro la maschera pelosa appartiene a Peter Mayhew) formano un duo spaziale fantastico. Il Millennium Falcon, diventato un’icona, è il veicolo spaziale perfetto, un mercantile incredibilmente veloce, dall’aspetto massiccio e poco rassicurante; l’astronave che tutti vorrebbero pilotare.

 

Il malvagio e glaciale governatore imperiale Tarkin (Peter Cushing) sta per sferrare un micidiale attacco contro la Ribellione. George Lucas con dialoghi efficaci riesce a chiarire la situazione politica presente nella Galassia: un conflitto di potere tra il senato imperiale e i capi militari. L’Impero è guidato da uomini prepotenti, poveri di fede nella Forza; Vader è deriso per le sue credenze e frenato da una forza più grande che proviene dall’autorità di un capo inamovibile e granitico. Più che aver distrutto gli Jedi, trionfando nel Lato oscuro della Forza, Vader sembrerebbe aver sconfitto se stesso: un possente alfiere oscuro che rantola meccanicamente, costretto dal male in una nera corazza e ridotto, suo malgrado, a servire coloro che aveva giurato di distruggere. Questa visione sarà poi rivisitata ne L’Impero colpisce ancora da George Lucas e Lawrence Kasdan che cambieranno registro al personaggio, donandogli illimitati e terrificanti poteri al servizio del malvagio Imperatore, ovvero l’artefice dell’epoca oscura cui il regista non dà ancora un volto: una “minaccia fantasma” che dimostrerà di dominare e vedere tutto (definizione che si concretizzerà ne Il ritorno dello Jedi).

 

Il gruppo di avventurieri scopre che la principessa Leia è tenuta prigioniera nella Morte Nera e cerca così di liberarla. Tra sparatorie e fognature maleodoranti e stritolanti, Geroge Lucas inscena una perfetta avventura spaziale. Il duello tra il maestro Obi-Wan e il suo ex apprendista Darth Vader rappresenta lo scontro tra bene e male e culmina in un epico sacrificio. L’atto finale catapulta lo spettatore in una frenetica corsa spaziale contro il tempo, in un tunnel disseminato di torrette difensive e caccia nemici (sequenza entrata nella storia del cinema, grazie ai rivoluzionari effetti speciali visivi e sonori dell’Industrial Light & Magic). Il creatore della saga è dannatamente ingegnoso nel rivoluzionare il modo di concepire le battaglie spaziali. Un colpo di scena eroico permette a Luke, con l’aiuto della Forza, di lanciare i siluri e centrare l’obiettivo: la Morte Nera è distrutta e Tarkin, convinto dell’immensa potenza della mortale stazione, muore con essa, mentre Vader riesce a fuggire; tuttavia, il Signore Oscuro ha percepito qualcosa in Luke, un tremito nella Forza che gli imporrà di tornare a cercarlo.

 

Questa è la storia di Artù, orfano e umile fattore, del disperato grido d’aiuto inviato da Ginevra, bellissima e rampante Principessa, di Merlino, saggio e potente eremita dalle soprannaturali abilità che dona all’allievo la spada Excalibur, l’arma generazionale definitiva, dell’incontro con Lancillotto, coraggioso mercenario, e di Uther Pendragon, cavaliere nero, portatore di morte, braccio destro del crudele regnante despota e genocida. Con la battaglia tra il sapiente e il rinnegato e la continua fuga degli eroi, George Lucas traspone nello spazio gli elementi della mitologia fantasy per eccellenza, aprendo (anzi, spalancando) gli occhi di uno spettatore non ancora avvezzo al genere e gettando i pilastri di quello che è diventato il più importante universo della storia cinematografica. Ancora oggi il mitico Guerre stellari resta un capolavoro intramontabile. L’epopea di Star Wars, grazie all’immortalità di questo prototipo, riesce a trasportare tra le sue stelle anche le nuove generazioni. Una fiaba spaziale senza tempo.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Star Wars: Episode IV – A New Hope

PRODUZIONE
Gary Kurtz

REGIA
George Lucas

SCENEGGIATURA
George Lucas

CAST
Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Peter Cushing, Alec Guinness, Anthony Daniels, Kenny Baker, Peter Mayhew, David Prowse, James Earl Jones

COLONNA SONORA
John Williams

FOTOGRAFIA
Gilbert Taylor

MONTAGGIO
Richard Chew, Paul Hirsch, Marcia Lucas

SCENOGRAFIA
John Barry, Roger Christian

COSTUMI
John Mollo


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