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Storia di un matrimonio (2019)

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STORIA DI UN MATRIMONIO | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Charlie, regista teatrale che sta per sfondare a Broadway, vive con la mente a New York, sua città adottiva; Nicole, attrice che sta per partecipare a una serie presso gli studi televisivi californiani, vive con il cuore a Los Angeles, sua città nativa. Tra i due vi è un conflitto di appartenenza, anche simbolico, che travalica quello sentimentale. Nel dramma della separazione non vi è in primo luogo la mancanza d’amore o la custodia di Henry, il figlio ottenne, ma la sopravvivenza del più forte a livello psicologico. Perché si è giunti a tanto? La risposta non giunge come un’epifania, una manifestazione del più fulgido dei pensieri, ma lascia un’alienante sensazione di straniamento che pervade il piccolo Henry i cui i genitori non sembrano preoccupati del trauma che gli stanno provocando; ciò che conta è saziare il bisogno di emancipazione delle loro vocazioni e carriere artistiche, attraverso uno splendido racconto di sopraffina scrittura che dalle mura domestiche si sposta rapidamente nelle aule di tribunale con, ai due lati dello spartiacque (che si macchierà di sangue) due squali come avvocati (Laura Dern supera se stessa).

 

Noah Baumbach, regista e autore, preme a sottolineare la sensazione di sgomento e atroce sofferenza di un padre che non vuole perdere il figlio e una madre che vuole essere finalmente visibile agli occhi del marito. Ogni elemento, dalle linee di dialogo ai costumi e gli oggetti di scena, tende a essere ripreso e più volte richiamato in causa per fungere da collante tra le bellissime inquadrature e gli intensi piani sequenza che ospitano gli straordinari monologhi, attraverso fiumi di lacrime e intensi sguardi carichi di emozioni contrastanti, di due attori ormai noti nel panorama hollywoodiano che qui rendono al massimo la loro esperienza sul set: Scarlett Johansson e Adam Driver offrono la loro migliore interpretazione in una sinergia così empatica, quanto distaccata.

 

Il senso di estraneità che circonda i due protagonisti, il non capire cosa e come si siano ritrovati in quella situazione, è derivativo di una ricerca dell’io, della propria personalità originale, mutata (ed evoluta) da quando i loro destini si sono indissolubilmente intrecciati. Charlie percepisce in Nicole un’involuzione, un ritorno a uno stato regresso ormai incompatibile e Nicole, a sua volta, sente che Charlie non la completa più. Ecco il paradosso che non si riesce a spiegare, le cui disastrose conseguenze ricadono sul piccolo Henry, frutto di un amore asimmetrico; o meglio, di una storia d’amore asimmetrica. Una battaglia dei sessi.

 

Marriage Story è la storia, più unica che rara, di un matrimonio qualunque, raccontata con un meccanismo narrativo tra i più drammatici: un’angosciante realtà di coppia che stimola un forte senso empatico per la sua attualità, con giochi di dualismi a più riprese, dialoghi spiazzanti, situazioni coinvolgenti, interpretazioni in stato di grazia e una messinscena così sopraffina da sopraffare la forza di Kramer contro Kramer del 1979 con un nuovo standard cinematografico. Storia di un matrimonio fa delle note dolenti la sua potenza e dei segni distintivi la sua chiave interpretativa. Un magnifico spartito, scritto con eleganza, da elaborare attraverso la canzone Being Alive di Stephen Sondheim che rappresenta alla perfezione l’intera narrazione.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Marriage Story

PRODUZIONE

Noah Baumbach, David Heyman

REGIA
Noah Baumbach

SCENEGGIATURA

Noah Baumbach

CAST

Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta, Azhy Robertson, Julie Hagerty, Merritt Wever, Mark O’Brien, Matthew Shear, Brooke Bloom, Kyle Bornheimer, Mickey Sumner, Wallace Shawn

COLONNA SONORA
Randy Newman

FOTOGRAFIA
Robbie Ryan

MONTAGGIO

Jennifer Lame

SCENOGRAFIA
Jade Healy, Lizzie Boyle, Nicki Ritchie, Adam Willis

COSTUMI
Mark Bridges


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