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Tau (2018)

★ ★ ☆ ☆ ☆  |  ALESSANDRO PIN


TAU | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Julia (Maika Monroe) è rapita da Alex, un brillante e disturbato scienziato, e rinchiusa in una casa iper-tecnologica per essere cavia da laboratorio soggetta a dolorosi esperimenti. Quando Alex si assenta, Julia cerca disperatamente una via di fuga, ma si imbatte in Tau, il guardiano artificiale che la sorveglia.

 

Tau è la tipicissima storia del robot assassino che non sa discernere il bene dal male; un’intelligenza artificiale desiderosa di creare un legame che superi l’unilaterale rapporto col creatore. La giovane entra presto in empatia con la macchina, istruendola circa il mondo “al di fuori” delle mura domestiche di cui sono, in realtà, entrambi prigionieri. Tau impara, assimila, bisognosa di ampliare il bagaglio digitalizzato di conoscenze sul significato dell’esistenza, che il malvagio scienziato le preclude, per inseguire l’inconscia illusione di cosa significhi essere una persona, attraverso l’acquisizione di memorie che forgino il “vissuto”. Come in Westworld, anche qui la memoria è “sintomo” di umanità, un deterrente che Alex sfrutta per controllare la macchina e usarla a mero scopo di custode della magione; pena per la disubbidienza: la cancellazione permanente del suo programma. Ogni “reset” è doloroso, come se la macchina fosse riprogrammata. La stessa procedura è inflitta alle cavie, la cui mente è violata da esperimenti invasivi e, alla fine, mortali.

 

Il focus è posto sulle conversazioni che Julia intavola con Tau. Filosofiche, ma al tempo stesso semplicistiche. È nell’essenzialità la chiave che apre la programmazione della macchina alla consapevolezza che a ogni cancellazione perde bit di umanità acquisita. Questo aspetto, nella sceneggiatura di Noga Landau, è purtroppo lasciato sottotraccia, sbiadendo validi momenti di luce e ombra (merito dell’esperto scenografo, qui regista, Federico D’Alessandro), celando il dramma con il più scontato dei thriller che è presto disvelato, così come le scene orrorifiche che restano fuori campo. Il sentimento provato dalla macchina non è caratterizzato a tal punto da essere funzionale nell’economia della storia.

 

Anche lo scienziato non funziona. Ed Skrein è palesemente fuori ruolo e non riesce a reggere il peso di un antagonista che sia credibile. Nulla si conosce delle sue intenzioni, né tanto meno l’oggetto dell’esperimento, di fondamentale importanza per dare una motivazione alle azioni compiute dai personaggi. Quando si scopre che, in realtà, è lui l’antagonista e non la macchina, che invece ne è vittima, si invertono i ruoli e si perde la speranza che le cose possano migliorare. Il finale (auto-distruttivo), in cui la giovane donna fugge urlando dalla macchina assassina (in stile Terminator), è l’unica cosa che funziona e fa sorridere per ingenuità.

 

Il problema di Tau consiste in una cattiva progettazione della struttura portante su cui è impossibile costruire una solida narrazione che collassa inevitabilmente su se stessa. La crisi d’identità dell’intelligenza artificiale domotica e assassina, che vuol esser come persona, ma priva dei requisiti necessari, è il concetto su cui la sceneggiatura pone il focus, tralasciando completamente il resto. Così ingenuo, per mancata definizione ed effetti speciali low-budget, Tau semplicemente è afflitto da soluzioni di continuità narrativa. L’assenza di precise motivazioni, che possano far capire i motivi per cui lo scienziato effettua gli esperimenti su cavie rapite e tenute prigioniere in un serraglio mortale, sorvegliato da un occhio artificiale sempre vigile, annoiano e conducono a niente. Tau è un’intelligenza artificiale così ingenua che non riesce a comprendere che è anch’essa schiava del terribile e abietto scienziato che l’ha creata. Nessuna empatia. Nessun amore verso la creatura o l’essere umano. Solo una ricerca estrema per un bene superiore di cui non si conosce il fine. Fino a quando tutto rimane in mano alla cavia, fuggita dal laboratorio, con la chiave che apre al futuro. Presto dimenticato.


Scheda

TITOLO ORIGINALE

Tau

PRODUZIONE

Russell Ackerman, Terry Dougas, David S. Goyer, Paris Kasidokostas Latsis, John Schoenfelder, Kevin Turen

REGIA

Federico D’Alessandro

SCENEGGIATURA 

Noga Landau

CAST

Maika Monroe, Ed Skrein, Gary Oldman

COLONNA SONORA

Bear McCreary

FOTOGRAFIA

Larry Smith

MONTAGGIO

Scott Chestnut

SCENOGRAFIA

Miljen Kreka Kljakovic, Jasna Dragovic

COSTUMI

Momirka Bailovic


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