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Terminator – Destino oscuro (2019)

TERMINATOR - DESTINO OSCURO | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Terminator: Dark Fate

PRODUZIONE

James Cameron, David Ellison

REGIA

Tim Miller

SCENEGGIATURA

David S. Goyer, Justin Rhodes, Billy Ray

STORIA

James Cameron, Charles H. Eglee, Josh Friedman, David S. Goyer, Justin Rhodes

SOGGETTO

James Cameron, Gale Anne Hurd

CAST

Linda Hamilton, Arnold Schwarzenegger, Mackenzie Davis, Natalia Reyes, Gabriel Luna, Diego Boneta, Ferran Fernández, Tristán Ulloa, Tomás Álvarez, Tom Hopper, Alicia Borrachero, Enrique Arce, Manuel Pacific, Fraser James, Pedro Rudolphi, Diego Marínez, Kevin Medina, Steven Cree

COLONNA SONORA

Junkie XL

FOTOGRAFIA

Ken Seng

MONTAGGIO

Julian Clarke

SCENOGRAFIA

Sonja Klaus

COSTUMI

Ngila Dickson

🖋️ Recensione

Tim Miller (curiosa l’assonanza italiana con T-1000), dopo l’irriverente Deadpool, entra nel mondo creato da James Cameron e ne prende i fili metallici, indistruttibili, per governare i Terminator, manovrandoli come marionette in un contesto più che conosciuto, ma afflitto da un destino oscuro. Il target è fare tabula rasa di tutte le opere “apocrife” ambientate dopo il giorno del giudizio per ricominciare proprio da quel giorno; il giorno in cui Skynet è sconfitto e Sarah Connor con il figlio John riescono a impedire l’apocalisse, grazie all’indispensabile e insostituibile aiuto di un alleato tanto inatteso, quanto titanico. In Terminator 2, Il glaciale T-1000 di Robert Patrick è terminato dall’immortale T-800 di Arnold Schwarzenegger che ritorna, in piena forma, in questo direct sequel in modo, forse, troppo particolare.

 

L’evoluzione del T-800 affonda le origini nel compimento della sua missione: uccidere il figlio di Sarah; tuttavia, l’“aborto” di Skynet gli formatta i circuiti, liberandolo dal giogo di una macchina genocida, da cui emerge una coscienza sopita nella sua intrinseca programmazione di macchina che gli fa iniziare un percorso filosofico e cyber-spaziale di autoistruzione sul senso della vita, in cui apprende e interpreta le emozioni umane per costruire un nuova architettura esistenziale. Una svolta drastica dell’iconico personaggio, da sempre impostato come macchina assassina, che rivela un lato nuovo, ma difficile da assimilare e, per qualcuno, accettare.

 

I sacrifici di Sarah Connor a poco sono serviti, poiché morto un dio della biomeccanica se ne erge un altro di nome Legion che invia nel passato il Rev-9 (il volto di Gabriel Luna è perfetto nel granitico ruolo di macchina), un nuovo modello di Terminator in grado di sdoppiarsi in due automi, per uccidere una ragazza che Sarah, ormai invecchiata, ma ancora piena di grinta e voglia di lottare, non tarda a intercettare per trarla in salvo. Ma una combattente giunge dal futuro per proteggere la giovane, unica speranza contro il dominio delle macchine, dalla furia distruttiva del Rev-9.

 

La storia è banalmente reiterata; l’unica colonna portante è rappresentata dai ruoli femminili: Linda Hamilton torna a ricoprire il ruolo che l’ha resa leggendaria e riesce a conquistare, così come un’intensa MacKenzie Davies che, reduce da Blade Runner 2049, interpreta la donna geneticamente potenziata che si sacrifica per il bene dell’umanità. Natalia Reyes, invece, non convince nel ruolo di nuova speranza per il genere umano, sia a livello recitativo sia di credibilità scenica.

 

Destino oscuro ripresenta la collaudatissima formula, con gli ingredienti vincenti del franchise, seppur modificati a tal punto da risultare irriconoscibili. Tim Miller attinge a piene mani a uno stile anni Ottanta, ma lo fa fuori tempo massimo. Se questo capitolo fosse stato effettivamente il terzo, senza i precedenti, avrebbe avuto una caratura maggiore; il fatto che ignori gli eventi del mediocre Terminator 3, dell’interessante Salvation e del terrificante Genesys, non basta a farlo emergere. Come mero film d’azione funziona anche bene, ma tradisce la mitologia della saga, nonostante il tocco di James Cameron che ormai, vista anche l’esperienza con Alita, non tramuta più in oro tutto ciò che tocca.


Articolo di Alessandro Pin

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