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The Cloverfield Paradox (2018)

★★☆☆☆ | di Alessandro Pin


THE CLOVERFIELD PARADOX | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Sulla Terra è in atto una crisi energetica senza precedenti. Ava Hamilton (Gugu Mbatha-Raw) fa parte di un team di ingegneri, tecnici e scienziati che partecipa a una missione spaziale atta a salvare il pianeta: un’occasione di redenzione per se stessa e l’umanità. Ma la missione dura più del previsto. L’equipaggio multietnico della stazione di ricerca Cloverfield si impegna strenuamente per rendere funzionante l’acceleratore di particelle Shepard: una fonte illimitata di energia. Durante un esperimento, l’acceleratore “impazzisce” e la Cloverfield è catapultata in un’altra dimensione, dove le leggi della fisica non seguono più regole conosciute. L’equipaggio è posto di fronte a stranezze e pericoli che hanno dell’inverosimile mentre cerca un modo di tornare a casa; parallelamente sulla Terra, Michael (Roger Davies), marito di Ava, cerca rifugio dall’apocalisse scatenata in seguito alla sparizione della Cloverfield.

 

I personaggi sono affetti da un superficiale background e abbandonati a loro stessi. La presenza di Daniel Brühl e le discrete interpretazioni del nutrito cast (seppur alcune reazioni alle stravaganze fisiche siano incomprensibili, al limite del ridicolo) non bastano per sanare i buchi (neri) disseminati nella sceneggiatura (scritta da Oren Uziel). Il paradosso è insito in una storia frammentaria, i cui pezzi non si incastrano come dovrebbero. Alcuni eventi sono congeniali e alzano la suspense, ma la giustificazione del perché avvengano sono da ricercare in una pregressa conoscenza dei complessi meccanismi (cinematografici) innescati quando entrano in gioco il tempo, le dimensioni e i paradossi.

 

The Cloverfield Paradox è il terzo tassello dell’“universo abramsiano” e il più difficile da assimilare. L’atmosfera è affascinante e ricorda Punto di non ritorno, Alien e il più recente Life – Non oltrepassare il limite; tuttavia, nella distesa cosmica di citazioni, The Cloverfield Paradox non trova una sua identità. Non brilla nel panorama di genere, complice l’anonima regia di Julius Onah.

 

Se l’obiettivo dell’esperimento mediatico tentato con Cloverfield è di mostrare un classico monster movie in prima persona, intimo e terrorizzante, e con 10 Cloverfield Lane suscitare l’angoscia di essere imprigionati, impotenti, chiusi a chiave in un stanza da un mostro con il dubbio se il mondo sia sotto attacco, con The Cloverfield Paradox è comprendere (invano), attraverso contorti escamotage narrativi (che pongono ulteriori quesiti) l’origine del disastro attraverso gli occhi di sfortunati astronauti che hanno l’ingrato compito di salvare l’umanità. Senza successo.


Scheda

TITOLO ORIGINALE

The Cloverfield Paradox

PRODUZIONE

J.J. Abrams, Lindsey Weber

REGIA

Julius Onah

SCENEGGIATURA

Oren Uziel

STORIA

Oren Uziel, Doug Jung

CAST

Daniel Brühl, Elizabeth Debicki, Aksel Hennie, Gugu Mbatha-Raw, Chris O’Dowd, John Ortiz, David Oyelowo, Ziyi Zhang

COLONNA SONORA

Bear McCreary

FOTOGRAFIA

Dan Mindel

MONTAGGIO

Alan Baumgarten, Matt Evans, Rebecca Valente

SCENOGRAFIA 

Amelia Brooke, Doug J. Meerdink, Amanda Moss Serino, Kellie Jo Tinney

COSTUMI

Colleen Atwood


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