· 

The New Pope (2019)

🌕 Imperdibile

THE NEW POPE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

FORMAT

Miniserie

No. EPISODI

9

TITOLO ORIGINALE

The New Pope

PRODUZIONE

Ben Jackson

REGIA

Paolo Sorrentino

SCENEGGIATURA

Stefano Bises, Umberto Contarello, Paolo Sorrentino

IDEA

Paolo Sorrentino

CAST

Jude Law, John Malkovich, Silvio Orlando, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier

COLONNA SONORA

Lele Marchitelli

FOTOGRAFIA

Luca Bigazzi

MONTAGGIO

Cristiano Travaglioli

SCENOGRAFIA

Ludovica Ferrario, Eugenia F. Di Napoli, Simone La Mantia, Laura Casalini, Tanya Bowd

COSTUMI

Carlo Poggioli, Luca Canfora

🖋️ Recensione

Pio XIII, inabilitato a guidare il suo gregge, giace in coma in un letto di ospedale a Venezia. Diventato ancor più popolare, è amatissimo dai fedeli e idolatrato come un santo da un gruppo di fondamentalisti cattolici; mentre i terroristi islamici minacciano la Chiesa. Per riportare stabilità, il cardinale Angelo Voiello ritiene che sia giunto il momento di selezionare un nuovo papa. Voiello è stato un intrigante agente del caos in The Young Pope: onnisciente dei meccanismi politici, spirituali, ma soprattutto peccaminosi, che muovono lo Stato Pontificio rappresentato dal visionario Paolo Sorrentino; a causa di questa sua “condizione”, e suo motivo di vanto, Voiello è uno degli uomini più potenti del mondo e il Segretario di Stato vaticano più longevo della Storia della Chiesa. In The New Pope, Voiello acquisisce un ruolo di primo piano, ma non come avrebbe voluto; nonostante aneli a indossare la veste papale, dello stesso avviso non sono i colleghi cardinali che non gli concedono i voti necessari per indossarla, fedeli all'altra “barricata” del conclave presidiata da un notevole avversario: il cardinale Hernández.

 

La scelta di Paolo Sorrentino di far interpretare il cardinale Hernández sempre a Silvio Orlando è geniale, come a sottolineare una battaglia intestina non solo nel cuore della Chiesa, ma anche nel cuore di Voiello; come fosse una lotta contro i suoi stessi princìpi, contro se stesso. Dopo il brevissimo papato (a dir poco sconvolgente) di Francesco II, scelto straordinariamente da Voiello come pedina e unica soluzione possibile affinché Hernández non potesse vincere, l’unica mossa che rimane al Segretario di Stato è puntare tutto su un cardinale britannico in esilio: Sir John Brannox.

 

Sostituire la conturbante figura di Jude Law con un’altra di diversa caratura intellettuale e sociale, ancor più magnetica per la diversa sensibilità e umanità che suscita, è l’altro colpo di genio di Paolo Sorrentino. John Malkovich si impone sulla scena con il carisma di un dio greco in declino; il suo personaggio, bello ma fragile come porcellana, è ossessionato da una vita trascorsa a cercare di compiacere i genitori aristocratici che lo hanno rigettano, vedendo in lui un futuro sprecato che sarebbe dovuto appartenere al gemello perduto in gioventù. Brannox si è sempre assunto la colpa della morte del fratello, tanto che negli anni si è come sostituito a lui e al suo pensiero, anche se in cuor suo ha sempre saputo di non essere alla sua altezza. Brannox è un uomo aggraziato ed elegante, ma affaticato dal peso del passato; aiutato dalla chimica tra Sostanza e Spirito (“racchiusi” in una misteriosa scatola d’argento sul suo comodino), Fede e Amore (simboleggiati da un millepiedi che figura il bene o il male, Dio o Satana), che infonde potenza e forza suggestiva alla sua superba figura, Brannox guida la Chiesa verso una moderata corrente di pensiero: la via media a cui ha dedicato tutte le sue energie. Un grande disegno che realizza grazie all’opportunità che gli bussa alla porta: sedersi sullo scranno pontificio come Giovanni Paolo III dove ritrovare finalmente se stesso.

 

Spetta tuttavia a Voiello proteggere la delicata essenza del nuovo Santo Padre, così come fatto con Pio XIII, poiché forze politiche si muovono contro di lui, vedendo in Brannox un uomo con le mani candide, pulite, non imbrattate dal grasso burocratico con cui sono lubrificati gli ingranaggi politici dello Stato pontificio, tra avidità, sesso e potere, di cui Paolo Sorrentino ne scolpisce fantasiose e artistiche fattezze: un’opera d’arte da contemplare sui manuali di regia e prospettiva geometrica.

 

Il ritorno di Pio XIII segna una svolta per la Chiesa, il popolo di Dio e il mondo intero. Scuote dalle fondamenta ogni credenza religiosa; anche i terroristi islamici sono esterrefatti di fronte alla maestosità del suo ritorno; ritorno a cui deve far fronte Giovanni Paolo III, costretto a ritirarsi dalle scene; tuttavia, il suo operato non risulta vano, anzi: durante il suo servizio a Dio ha influenzato e guidato le masse verso nuove espressioni di Fede e Amore, ammaliato chiunque lo circondasse; prima fra tutti Sofia Dubois (Cécile de France), la responsabile del marketing e la comunicazione del Vaticano: donna forte, ma fragile, come Brannox; due anime affini, ma distanti per carica e posizione. Paolo Sorrentino disegna i personaggi femminili con delicatezza nel tratto, profondità nel colore e forza nel carattere. In rilievo.

 

La stimolazione di Paolo Sorrentino è diversa da quella indotta con The Young Pope. La sua sensibilità è espressa con potenza visiva incredibile, attraverso ambientazioni così dettagliatamente sincere, da essere vibranti, travolgenti; c’è qualcosa di provocante e provocatorio nelle immagini, sensazione evidente fin dalle sequenze dei titoli di testa in cui suore di clausura ballano una sensuale danza davanti a un crocifisso pulsante al neon. Paolo Sorrentino osa ancora di più, citando il divino Stanley Kubrick in una sequenza finale che eleva la serie a incompresa (e incomprensibile) opera d’arte.


Articolo di Alessandro Pin

📰 In evidenza


📖 Letteratura