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The Titan (2018)

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THE TITAN | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Il tenente Rick Jansen si trasferisce, con la moglie Abi e il figlio Lucas, in una zona militare super-segreta del governo; Rick entra a far parte di un’élite di soldati per sottoporsi volontariamente a un pericoloso esperimento che consiste in una profonda e irreversibile mutazione del cromosoma genetico. Una ricerca per consentire al genere umano di abbandonare la Terra, vittima del sovraffollamento, e trasferirsi su Titano, una delle lune di Saturno.

 

Rick deve superare durissime prove fisiche e psicologiche che lo portano a diventare il capostipite di una nuova “specie”, capace di sopravvivere alle avverse condizioni atmosferiche del lontano satellite. L’addestramento porta ai risultati sperati, come una straordinaria resistenza alle basse temperature o la capacità di respirare a lungo sott’acqua; tuttavia, la trasformazione ha risvolti imprevisti e, per alcuni membri del gruppo di controllo, addirittura mortale. L’effetto collaterale, a livello psicologico, è il cambiamento caratteriale verso una forma di apatia ed estraneità dalla concezione di essere umano che porta Rick ad allontanarsi dalla famiglia, ribellandosi al giogo scientifico, sporcandosi le mani col sangue, per giungere, infine, nello spazio.

 

Ciò che la natura impiegherebbe millenni a mutare, avviene fin troppo rapidamente nel corpo di Rick, devastato e impotente di fronte al cambiamento; così, come per la moglie che dovrebbe essere consapevole di perdere il marito indefinitamente; tuttavia, non è quello che traspare. I risvolti psicologici dei personaggi, soprattutto dei membri del gruppo di cavie, sono solamente accennati e poco credibile è la conduzione dell’intero esperimento, così come non sono adeguatamente esplorate le interessanti riflessioni di carattere etico, morale e filosofico che la trasformazione comporta.

 

Le interpretazioni di Sam Worthington e Taylor Schilling sono scialbe, piatte, mono-espressive, come se non sentissero loro la parte. Si ha come la costante sensazione che qualcosa debba accadere, un coup de théâtre inatteso, ma nulla sconvolge gli eventi. Il thriller muta in horror per lasciare poi spazio al dramma e al sentimento: un cambio di genere che, seppur giustificabile, non lascia il segno.

 

The Titan non trova collocazione nel panorama di genere. L’inizio è promettente, ma il prolisso incipit lascia poco spazio allo svolgimento che resta ancorato a un difetto genetico intrinseco dell’insipida sceneggiatura, per poi mutare repentinamente (così come il genoma del protagonista) verso un finale edulcorato che regala una flebile speranza: il compimento (forse inutile) di una famiglia infranta per un bene superiore.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE

The Titan

PRODUZIONE

Arash Amel, Fred Berger, Leon Clarance, Brian Kavanaugh-Jones, Ben Pugh, Núria Valls

REGIA

Lennart Ruff

SCENEGGIATURA

Max Hurwitz

STORIA

Arash Amel

CAST

Sam Worthington, Taylor Schilling, Nathalie Emmanuel, Agyness Deyn, Noah Jupe, Tom Wilkinson

COLONNA SONORA

Fil Eisler

FOTOGRAFIA

Jan-Marcello Kahl

MONTAGGIO

Ann-Carolin Biesenbach

SCENOGRAFIA

Julian R. Wagner, Joan Sabaté


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