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The Young Pope (2016)

🌖 Consigliato

THE YOUNG POPE | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

FORMAT

Miniserie

No. EPISODI

10

TITOLO ORIGINALE

The Young Pope

PRODUZIONE

Ben Jackson, Jude Law

REGIA

Paolo Sorrentino

SCENEGGIATURA

Peppe Fiore, Paolo Sorrentino, Umberto Contarello, Tony Grisoni, Stefano Rulli

IDEA

Paolo Sorrentino

CAST

Jude Law, Diane Keaton, Silvio Orlando, Javier Cámara, Scott Shepherd, Cécile de France, Ludivine Sagnier, Toni Bertorelli, James Cromwell, Ignazio Oliva

COLONNA SONORA

Lele Marchitelli

FOTOGRAFIA

Luca Bigazzi

MONTAGGIO

Cristiano Travaglioli

SCENOGRAFIA

Ludovica Ferrario, Eugenia F. Di Napoli, J. Dennis Washington, Laura Casalini, Melinda Launspach

COSTUMI

Luca Canfora, Carlo Poggioli

🖋️ Recensione

Lenny Belardo è l’uomo più giovane e il primo americano a ottenere la carica più alta della Chiesa cattolica. Pio XIII non è un papa convenzionale: eletto per “svecchiare” l’immagine della Chiesa, i cardinali scoprono presto che non è così manovrabile e cooperativo come avrebbero pensato. Quando il Santo Padre porta suor Mary (Diane Keaton), l’amica sua mentore, per servirlo come consulente, il Segretario di Stato vaticano Angelo Voiello (un Silvio Orlando in stato di grazia) ha l’arduo compito di mantenere l’ordine con l’intenzione di costruire un ponte tra conservatori e liberali durante il percorso papale di Pio XIII; tuttavia, Belardo risulta essere una figura molto diversa da quella pensata da Voiello: entrambe le parti sono disposte a ricorrere a soluzioni estreme pur di concretizzare la loro personale visione della Chiesa cattolica.

 

Pio XIII non solo prende le proprie decisioni in completa autonomia, ma inizia un processo di trasformazione radicale della Chiesa. Scegliendo il nome Pio, Belardo si colloca in una fila di papati conservatori con l’intento di riportare la Chiesa al suo antico, glorioso e opulento splendore: una Chiesa medievale in cui il clero deve tornare a essere proibito, inaccessibile e misterioso. Un cambiamento drastico, unica via da seguire affinché il Mistero possa tornare a essere nuovamente desiderabile; unico modo in cui far nascere grandi storie d’amore. Con estrema arroganza, Pio XIII impone la sua personale idea di cosa debba essere la Chiesa e come i cardinali debbano sottomettersi a Lui.

 

Durante l’arco della serie, il giovane pontefice non esita a mostrare eccessiva fiducia nella sua carica e al potere che ne deriva, suscitando non poche perplessità nei cardinali, come in Michael Spencer (James Cromwell), per nulla convinto che l’ex pupillo Lenny sia stata la scelta ideale a ricoprire la carica al posto suo. Al fine di far leva sui cardinali, Pio XIII costringe padre Tommaso, in conflitto tra i voti della veste e i doveri verso il nuovo Santo Padre, a rompere il sigillo della confessione per condividere i loro segreti. Pio XIII spiega come il passato sia un posto enorme, che racchiude ogni sorta di elementi, non come il presente; il presente è semplicemente un’apertura stretta, con spazio per un solo paio di occhi: il Suo. Belardo dimostra il suo estro machiavellico in più di un’occasione; quando, ad esempio, incontra il Primo Ministro italiano, Pio XIII gli fornisce un elenco di richieste scioccanti e assurde, usando il ricatto politico per farsi strada come nei più intricati giochi politici (alla Francis Underwood).

 

Papa Pio XIII dimostra il suo immenso potere, facendo leva sulla morbosa curiosità verso la sua divina figura che muove il popolo cattolico, deciso a disvelare cosa si cela sotto la bianca veste: un uomo proibito, un’immagine abbagliante che acceca le masse, potente ed evocativa, non dissimile dalla figura di Cristo; tuttavia, Pio XIII non si limita a stupire, offre anche rassicurazione. Con un discorso magnificente, e in latino, dice ai fedeli di non avere paura, perché Lui è con loro.

 

L’aspetto notevole della serie creata, prodotta e diretta da Paolo Sorrentino, fin dalla prima sequenza, è l’incredibile maestosità visiva nella ricreazione del Vaticano. La giustapposizione di semplicità e solennità tra i membri del clero è efficace nel costruire una versione fittizia della Chiesa cattolica. I rifiuti di Lenny su alcuni elementi inerenti all’umiltà e alla superiorità sono funzionali al personaggio affinché lo spettacolo crei contrasti efficaci di trama in una bellissima, quanto alienante, fusione di tradizione e modernità, a cui si aggiungono scelte musicali molto particolari che accentuano il contrasto.

 

Jude Law sembra uscito da un dipinto rinascimentale: lo sguardo penetrante e sibillino è lontano da quello che ci aspetterebbe da un papa; è proprio dal personaggio cardine di Pio XIII che scaturisce la potenza di The Young Pope, grazie alla sua splendida caratterizzazione, ma soprattutto alla magnetica interpretazione di Jude Law: un papa il cui unico, enorme, peccato, è possedere una coscienza che di nulla lo accusa. Paolo Sorrentino lascia trasparire la figura di Belardo come un messia, avvolto da un’aura divina di mistero, ove solo la Fede può rispondere alle domande che lo definiscono, mentre la presenza di Dio diventa una costante, aleggiando nei giardini vaticani, incarnato in simboli ed esperienze miracolose da decifrare, o a cui dedicare le proprie preghiere. The Young Pope è visivamente eccitante e narrativamente appagante nella sua intrinseca drammaticità che lo rende uno spettacolo coinvolgente e intrinsecamente misterioso.


Articolo di Alessandro Pin

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