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Tolo Tolo (2020)

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TOLO TOLO | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Pierfrancesco “Checco” Zalone è un imprenditore ingenuo e sfortunato che fugge da un Italia che gli toglie ogni oncia di dignità rimasta, fino all’ultimo centesimo. Non bastano uno stato avaro e senza scrupoli e due ex mogli che chiedono la loro parte, ma anche una famiglia che lo vuole estinto, dopo che Checco ha osato investire tutti i risparmi nel suo sogno. Senza successo.

 

Checco è un uomo vanitoso e narcisista nell’aspetto, che fa dell’acido ialuronico e la griffe la sua morale, ma sognatore nell’animo. Checco cambia atteggiamento lungo il viaggio di inconsapevole redenzione in Africa, dove monda lo spirito condizionato dalla coscienza fascista propria dell’italiano. Checco si ritrova catapultato con la mente e il cuore in uno stato di estasi, approcciandosi ad altri costumi e regole culturali con non poco fascino, accompagnato da amici fidati in fuga dai miliziani e una misteriosa giovane donna, con bimbo al seguito, che si allontana dalla guerra; così come Checco cerca di non tornare alla società italiana, generatrice di mostruosi politicanti.

 

Su un fronte, si dibatte l’annosa e fondamentale questione migrante, mentre sull’altro si affaccia, da un pullman carico di fuggitivi afroamericani, un uomo bianco stremato da una burocrazia che lo insegue fino ai confini del globo, dall’isola più idilliaca, alla prigione più disumana. Alla fine, Checco si ritrova a dover riunire una famiglia, seppur tale umanitaria missione oltremare compaia narrativamente troppo tardi sulla tabella di marcia da poter essere coronata a pieno titolo a vero motore dell’avventura.

 

Checco Zalone si dirige per la prima volta e scrive, insieme a Paolo Virzì, una sceneggiatura frizzante e sagace, basata su gag brillanti, non demenziali come agli inizi della sua filmografia, che, come sempre, fanno riflettere sulla nostra società con piglio autoironico e detonante: un’Italia che massacra chi non paga i debiti verso lo Stato e rifugge il diverso, mettendo al primo posto l’italiano ignorante e xenofobo. Tolo Tolo rimarca la necessità di una “contaminazione” culturale: attraverso sequenze oniriche e musicali, Checco Zalone immagina un’Italia abitata da afroamericani e il naufragio degli emigrati, durante il viaggio di ritorno via mare, diventa un balletto acquatico ai limiti dell’immaginazione; scenari che evincono la sua eterna fanciullezza come attore e una maturità imprevista come regista.

 

Tolo Tolo è un road movie che non stanca, poiché sviluppa una profonda connessione coi problemi affliggenti la società di oggi in merito alla tolleranza e l’accoglienza; tuttavia, chiudendo il sipario con un corto animato e la palese ed estraniante soluzione che sempre di un film si tratta. Checco Zalone mette i pezzi al loro posto, seppur con trovate narrative al limite del fortuito, con nuovi brani musicali che sono destinati a restare impressi nell’immaginario collettivo, ascendendo il genere al musical per lasciare a terra il pragmatismo che avrebbe reso eccessivamente noiosa la narrazione, comunque efficace nel trasmettere il messaggio celato tra le righe, qui non così immediato da percepire; un messaggio, purtroppo, mai preso seriamente quando si tratta della filmografia del dottor Luca Medici, qui al suo primo lungometraggio impegnato che omaggia il grande Ettore Scola e il suo Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? del 1968. Una domanda a questo punto sorge spontanea: Checco Zalone è il nuovo Alberto Sordi? È ancora presto per dirlo, ma la strada è quella giusta.

Alessandro Pin


Scheda

PRODUZIONE

Pietro Valsecchi

REGIA
Checco Zalone

SCENEGGIATURA

Checco Zalone, Paolo Virzì

CAST

Checco Zalone, Souleymane Sylla, Manda Touré, Nassor Said Birya, Alexis Michalik, Arianna Scommegna, Antonella Attili, Gianni D’Addario, Nicola Nocella, Sara Putignano, Diletta Acquaviva, Maurizio Bousso, Barbara Bouchet, Nicola Di Bari

COLONNA SONORA
Checco Zalone, Antonio Iammarino, Giuseppe Saponari

FOTOGRAFIA
Fabio Zamarion

MONTAGGIO

Pietro Morana

SCENOGRAFIA
Maurizio Leonardi, Carolina Ferrara

COSTUMI

Monica Simeone


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